Gorini intervistata da Milano Post sull’Ucraina

La seguente intervista alla presidente di MoviSol Liliana Gorini è stata pubblicata oggi dal quotidiano telematico Milano Post.

Lunedì scorso, 3 marzo, in Regione Lombardia, si è tenuto un incontro sulla crisi russo-ucraina organizzato da alcuni rappresentanti del Consiglio Regionale, su iniziativa del Consigliere Antonio Saggese. Ad illustrare la delicata situazione, che sta tenendo col fiato sospeso la comunità internazionale, sono stati invitati Natalia Vitrenko, ex candidata alle elezioni presidenziali ucraine, e Vladimir Marcenko, capo della Federazione dei Lavoratori Ucraini. L’incontro è stato la prima tappa italiana del tour che la Vitrenko intende compiere in Europa per illustrare il proprio punto di vista sulla situazione del suo Paese.

Il 26 febbraio scorso, su invito dell’europarlamentare indipendente Claudio Morganti, l’esponente ucraina aveva già denunciato, durante una conferenza stampa al Parlamento europeo, come dietro la caduta del presidente Viktor Yanukovic ci fosse una manovra golpista orchestrata da UE e Stati Uniti utilizzando partiti di estrema destra filo-nazisti. Sia l’evento europeo che quello più recente nella sede Regionale lombarda sono stati ripresi sul portale Web d’informazione del ‘Movimento internazionale per i diritti civili’ (Movisol) collegato al centro studi europeo ‘International Schiller Institute e alla rivista di studi internazionali strategici “Executive Intelligence Review” (EIR) dell’economista ed ex candidato alla presidenziali americane, Lyndon H. LaRouche Jr.

Per capirne di più sulla situazione che sta dilaniando l’Ucraina, nella cui Regione Autonoma della Crimea la minoranza russofona a breve voterà un referendum per sancire la secessione da Kiev, dopo che ieri (martedì 11 marzo) il parlamento di Simferopoli ha proclamato (con 78 voti a favore su 81) l’indipendenza, abbiamo intervistato la presidente di Movisol in Italia, Liliana Gorini.

Quali sono a suo avviso le cause di questa ennesima crisi che si sta consumando tra Russia e Ucraina? Come si è arrivati alla caduta del presidente ucraino Viktor Yanukovic?

Liliana Gorini: «A quanto ha rivelato Natalia Vitrenko, economista, ex candidata presidenziale ucraina del Partito Socialista Progressista, invitata qui a Milano ed a Firenze da un gruppo di consiglieri regionali, la causa scatenante della crisi ucraina è stata la decisione di Yanukovic di respingere l’accordo di associazione con l’UE lo scorso novembre. A quel punto sono iniziate le manovre, sia da parte di Washington (in particolare della vice di Kerry Victoria Nuland) e dell’UE per far cadere Yanukovic e dar vita ad un nuovo governo “gradito” a Washington e Bruxelles, e che attuasse le stesse riforme imposte dall’UE alla Grecia ed anche al nostro paese (liberalizzazioni, privatizzazioni, tagli al bilancio, austerità draconiana). Anche se Yanukovic era legato agli oligarchi è stato “sacrificato” portando l’Ucraina dalla padella nella brace di un governo di cui fanno parte anche elementi neonazisti, e deciso a provocare uno scontro con la Russia scatenando, potenzialmente, la terza guerra mondiale.»

Sembra che tutto sia mano a Washington e che a negoziare con Mosca sia solo Obama. Che ruolo ha la UE nello scenario attualmente in atto?

Gorini: «Un ruolo minore, ma purtroppo ha svolto un ruolo. Diciamo che entrambi, Stati Uniti e UE, sono pedine della geopolitica britannica. Da novembre si sono recati a Kiev numerosi funzionari dell’UE, che tramite la Konrad Adenauer Stiftung [“Fondazione Konrad Adenauer”, ndr], molto vicina alla Merkel, e la Open Society Foundation del megaspeculatore George Soros (colui che gestisce il patrimonio della Corona britannica) hanno finanziato, insieme a Victoria Nuland, le proteste a piazza Maidan, a quanto ha rivelato la Vitrenko a suon di “baùli” di dollari (come risulta dal suo intervento al Consiglio Regionale Lombardo). Però è stata Victoria Nuland a decidere chi sarebbe stato il Premier del nuovo governo e chi sarebbero stati i ministri, anche appartenenti al partito neonazista Svoboda, peraltro condannato dal Parlamento Europeo nel 2012 per le sue simpatie filo-Hitler. Risulta dalla intercettazione telefonica tra la Nuland e l’ambasciatore americano a Kiev (famosa per la frase “si fotta l’UE”). Come ha dichiarato l’economista e leader politico americano Lyndon LaRouche in un’intervista andata in onda il 3 marzo al popolare programma Vesti della TV Rossya-1 “gli Stati Uniti hanno utilizzato reti fasciste e naziste all’interno dell’Ucraina. È un’operazione britannica, e la chiave di comprensione è il fatto che il sistema transatlantico è in una crisi da collasso. Sta per esplodere mentre le nazioni dell’Europa occidentale e centrale hanno perso la loro sovranità”.»

In Germania la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che il presidente russo Vladimir Putin vivrebbe “fuori dalla realtà”. È un’interpretazione plausibile o un’esagerazione, (qualcuno ha anche paragonato le mosse di Putin al comportamento di Hitler nel 1939). Condivide questo pensiero?

Gorini: «No, non lo condivido affatto. È vergognoso che la Merkel tiri in ballo Hitler dopo aver apertamente sostenuto come “democratiche” milizie neonaziste armate di catene, bastoni e che ostentano svastiche e croci celtiche a Kiev, che hanno rifiutato perfino l’accordo sottoscritto tra Yanukovic e i ministri degli Esteri tedesco, francese e polacco per indire nuove elezioni, e tengono sotto la minaccia delle armi i parlamentari a Kiev. Un leader politico tedesco dovrebbe pensarci venti volte prima di sostenere apertamente un governo che include tre ministri neonazisti. Quanto a Putin, l’84% della popolazione ucraina che vive in Crimea e nell’Ucraina orientale, è favorevole all’ingresso nell’Unione Eurasiatica, e non nell’UE, ed ha dei legami storici, culturali ed economici fortissimi con la Russia. Se il 50% della popolazione, nell’Ucraina occidentale, è favorevole ad un ingresso nell’UE, lo è perché è stata raccontata la favola che entrando nell’UE sarebbero raddoppiati gli stipendi e le pensioni, mentre lo stesso Premier ad interim ha ammesso che il suo sarà un governo “kamikaze” che diventerà subito impopolare imponendo le stesse misure di austerità che hanno portato la Grecia alla fame, letteralmente.»

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, nei giorni scorsi ha affermato che il referendum per l’indipendenza della Crimea, che si dovrebbe votare da qui a pochi giorni, rappresenta l'”addio alla pace mondiale”. Nell’arco di poco più di sei mesi questa è la seconda crisi, dopo quella siriana, in cui si evoca lo spettro di un (nuovo) conflitto mondiale. Sembra quasi che gli equilibri internazionali siano davanti ad una “soglia dei tempi” e che si sia imboccata la strada di un confronto tra le potenze in cui la forza potrebbe avere la meglio sulla politica e sulla diplomazia. Lei ritiene che la situazione, dal punto di vista strategico, possa davvero precipitare fino a tal punto?

Gorini: «assolutamente sì, ma per motivi ben diversi da quelli citati dal ministro Fabius. Stati Uniti, Inghilterra e Francia ci hanno già trascinati più volte in guerre “coloniali” come quella in Siria ed in Libia, stringendo alleanze suicide con i terroristi di Al Qaeda (come è emerso chiaramente con lo scandalo sull’assassinio dell’ambasciatore americano a Bengasi, l’11 settembre 2011, i ribelli che l’hanno assassinato erano sostenuti da Obama, che ha ignorato tutti i segnali di pericolo provenienti dalla sua stessa Ambasciata). E dopo le alleanze suicide coi guerriglieri afgani, e coi ribelli siriani, ci trascinano ora in un’alleanza ancora più pericolosa con milizie neonaziste pronte a scatenare la guerra civile ed un conflitto con la Russia, che sicuramente degenererebbe in un conflitto mondiale.»

Alcuni esponenti del mondo finanziario e bancario sostengono che oggi il mondo è troppo interconnesso perché si possa verificare un nuovo conflitto mondiale. È d’accordo con questa interpretazione?

Gorini: «il mondo finanziario e bancario vive nell’illusione di poter controllare il crac finanziario e di poter controllare il pericolo di guerra. Si sbaglia di grosso, e soprattutto non comprende che è proprio il crac finanziario provocato dalle sue speculazioni ad aver avviato la dinamica che porta verso la guerra. Rischiano di trascinarci nella terza guerra mondiale per un errore di calcolo fatale.»

Intanto pare che anche in Medio Oriente le cose rischino di precipitare da un momento all’altro. Recentemente il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in visita a Washington, ha ribadito di non credere che il programma nucleare iraniano abbia scopi civili e pacifici, affermando che Israele impedirà a Teheran di raggiungere la capacità nucleare. Si sta forse già preparando un’altra guerra in quella regione?

Gorini: «da molti anni esistono piani di contingenza a Washington per un attacco nucleare contro l’Iran, utilizzando Israele come “break-away ally”, ovvero alleato che “finge” di agire per conto suo, ma in realtà mandato avanti dall’amministrazione Obama. Grazie al nuovo governo iraniano, moderato, ed agli sforzi di pace di Putin, finora è stato evitato l’attacco.»

Quale potrebbe essere a suo avviso la via alla soluzione diplomatica della crisi ucraina?

Gorini: «quella indicata da Natalia Vitrenko negli incontri a Milano e Firenze: disarmare le milizie e vietare i partiti neonazisti in Ucraina, indire nuove elezioni, e mettere fine alle cause economiche del pericolo di guerra con il ripristino della legge Glass-Steagall, ovvero la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, che Roosevelt fece adottare agli Stati Uniti nel 1933, abolendo le garanzie dello Stato alla speculazione finanziaria, rendendo possibile il credito a grandi progetti infrastrutturali e contro la povertà (vedi TVA, “Tennessee Valley Authority”, collegamento 1, collegamento 2) e mettendo fine così anche alla depressione economica.»

di Roberto Motta Sosa