L’attuale primo ministro canadese, Mark Carney, ha lanciato un’offensiva volta a unire le cosiddette “medie potenze” del mondo, presumibilmente contro le “superpotenze” e presumibilmente guidate dal Regno Unito e dal più grande paese del Commonwealth, il Canada. Ursula von der Leyen, dal canto suo, si è lasciata sedurre dal fascino dell’operazione. Nel discorso sullo “Stato dell’Unione Europea” tenuto al Parlamento Europeo il 16 settembre, ha annunciato una proposta per fare del Canada il primo “membro associato dell’UE”.
Secondo quanto riportato, nessuno a Bruxelles, né tra i governi degli Stati membri, sa realmente cosa questo comporti, ma alla Presidente della Commissione la cosa torna utile dal punto di vista politico. E lo stesso vale per Mark Carney. Rivolgendosi al Parlamento il giorno seguente, ha accolto con favore la proposta, affermando che avrebbe rafforzato la comune “resilienza collettiva” (vale a dire la comune capacità di contrastare la Russia). L’Europa mette a disposizione, ha aggiunto, la propria “base industriale della difesa in fase di ricostruzione accelerata”, mentre il Canada offre le sue enormi riserve di minerali critici, GNL e idrogeno, oltre ai suoi 3.000 km di confine nell’Artico. All’inizio di quest’anno il Canada ha aderito al programma di approvvigionamento per la difesa dell’UE.
Per chi non avesse familiarità con Mark Carney: si è fatto le ossa a Goldman Sachs, è stato governatore della Banca del Canada e poi della Banca d’Inghilterra, ed è stato anche a capo del Financial Stability Board a livello globale dal 2011 al 2018, dove ha svolto un ruolo determinante nella gestione del grande salvataggio bancario globale anche noto come Quantitative Easing.
Prima di dirigersi a Strasburgo, Carney si è recato a Liverpool per incontrare il primo ministro britannico Andrew Burnham. I resoconti ufficiali di entrambe le parti hanno chiarito che il tema centrale della loro agenda riguardava come intensificare la guerra di fatto della NATO contro la Russia, e come garantire l’economia di guerra di stampo schachtiano necessaria a finanziarla. Il leader canadese ha inoltre annunciato che il Canada ha presentato domanda formale di adesione alla Joint Expeditionary Force guidata dal Regno Unito.
Il punto chiave, tuttavia, riportato da Downing Street, riguardava la discussione sull’eventuale adesione del Regno Unito alla Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) proposta da Carney, più nota come “la banca della NATO”. Le principali banche d’investimento speculative (JPMorgan Chase, Commerzbank, Deutsche Bank, ING e le grandi banche universali canadesi, tra le altre) hanno dichiarato di essere tutte favorevoli, ma finora solo una manciata di nazioni vi ha effettivamente aderito. Ora, secondo quanto riportato sia dal Financial Times sia dalla BBC, il governo Burnham starebbe “valutando attivamente l’adesione alla banca globale per la difesa guidata dal Canada”, come titolava l’articolo del FT. Nessuna delle due testate ha rivelato le proprie fonti, ma vengono citati funzionari governativi e alti esponenti del Labour Party rimasti anonimi, secondo i quali “si tratta di un’idea tornata decisamente d’attualità”, poiché l’adesione permetterebbe al Regno Unito di aumentare la spesa militare fino al 3% del PIL, e quindi di “ampliare la capacità industriale della difesa” secondo necessità. Secondo Isabel Hudon, principale negoziatrice di Carney, il primo ministro è determinato a fare “tutto il possibile” per portare Germania e Regno Unito dentro la DSRB.
L’offensiva di Mark Carney non si limita all’Occidente. Sta cercando di coinvolgere in quella che definisce una “partnership per il multilateralismo” anche diverse “medie potenze” del Sud globale, tra cui Brasile, Indonesia e Kenya. Il “multilateralismo” di Carney è uno specchietto per le allodole. In realtà, lui persegue il disegno imperiale britannico della divisione del mondo in blocchi, uno dei quali, quello europeo, sarebbe guidato da Londra.