Il tanto atteso vertice tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping è ancora previsto per la fine di settembre a Washington, nonostante i numerosi e vari tentativi da parte della lobby anti-cinese negli Stati Uniti di mandare all’aria il piano. La guerra commerciale è una delle questioni che sarà senza dubbio al centro delle discussioni.
Il 28 luglio, è stato annunciato che la Commissione Federale delle Comunicazioni (FCC) avrebbe provveduto a vietare le importazioni di robot mobili di fabbricazione estera (umanoidi e quadrupedi) e di inverter di potenza. Stando a quanto riportato dai media, la misura avrebbe lo scopo di proteggere lo sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale negli Stati Uniti, anche da minacce alla sicurezza nazionale. Sebbene non sia stata specificatamente menzionata dalla FCC, la Cina è chiaramente l’obiettivo principale del divieto.
Questa misura, se applicata in modo efficace, si rivelerà controproducente per gli Stati Uniti. La Cina è infatti il principale produttore di inverter di potenza, dispositivi fondamentali per i data center dedicati all’intelligenza artificiale al fine di ridurre i costi dell’elettricità.
In risposta, il Ministero del Commercio cinese ha rapidamente annunciato nuovi controlli sulle esportazioni di droni verso gli Stati Uniti e ha vietato alle imprese cinesi di avere rapporti con sei entità americane (che ci crediate o no, la Cina è il principale fornitore di droni degli Stati Uniti).
Il 25 luglio, l’amministrazione Trump ha annunciato un nuovo regime tariffario, in base al quale oltre 60 paesi, accusati di “ricorso al lavoro forzato” o di “mancata applicazione delle leggi sul lavoro forzato”, sono soggetti a dazi del 10% o del 12,5%; tra questi figurano la Cina e il Brasile.
Il 5 agosto, il Global Times, pubblicazione satellite del Quotidiano del Popolo, ha definito le misure di ritorsione adottate dalla Cina come “una mossa risoluta per salvaguardare gli interessi nazionali e i diritti legittimi della Cina”. Nonostante a maggio Xi e Trump avessero raggiunto “un importante consenso sulla costruzione di un rapporto costruttivo” tra i due Paesi, la decisione della FCC ignora tale intenzione. “Le contromisure della Cina questa volta sono nel complesso moderate. Se gli Stati Uniti insisteranno nell’introdurre nuove misure restrittive, la risposta cinese sarà ancora più risoluta. La Cina non si tirerà indietro, né esiterà a intraprendere ulteriori azioni”.
Quanto all’Unione Europea, il 22 luglio sono state imposte sanzioni da parte dell’UE relativamente ai prodotti cosiddetti a “doppio uso” nei confronti di 14 entità cinesi, accusate di avere legami con la Russia, anch’essa pesantemente sanzionata da Bruxelles. Pechino ha risposto il giorno successivo, annunciando sanzioni contro 14 colossi europei del settore della difesa. Questi ultimi dipendono dalle importazioni cinesi più di quanto non avvenga viceversa.