Negli Stati Uniti è in corso un’importante mobilitazione per impedire al Congresso di approvare quella sezione del nuovo bilancio della difesa che prevede la quasi integrazione delle forze armate statunitensi e israeliane.
La sezione 219 della versione della Camera dei Rappresentanti del National Defense Authorization Act (NDAA) e la sezione 1217 della versione del Senato dello stesso disegno di legge fonderebbero di fatto le tecnologie militari e le catene di approvvigionamento statunitensi con quelle israeliane.
La candidata presidenziale indipendente Diane Sare è stata tra le prime a mobilitarsi contro questa disposizione, al pari dei deputati Thomas Massie e Ro Khanna, che hanno proposto un emendamento per eliminare la sezione 219, inizialmente respinto dalla Commissione Difesa.
Solo pochi giorni fa, il deputato Adam Smith, membro di spicco di quella Commissione, ha cambiato posizione sulla questione, annunciando di non opporsi più a quell’emendamento. Cosa ancora più importante, ha affermato di aver preso questa decisione dopo aver discusso con gli elettori che lo hanno spinto a farlo. Questo di per sé dimostra quanto possa essere efficace la mobilitazione dei cittadini. Inoltre, sei senatori democratici hanno scritto una lettera ai colleghi esortandoli a bloccare la Sezione 1217, che “rafforzerebbe il rapporto degli Stati Uniti con il governo estremista di Netanyahu”.
Come ha sottolineato Diane Sare, una fusione del genere con qualsiasi paese straniero costituirebbe una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma è particolarmente pericolosa nel caso di Israele, uno Stato che sta perpetrando una “pulizia etnica contro Gaza e il Libano” (https://sareforpresident.com/stop-the-ndaa/). L’autrice invita tutte le organizzazioni e le persone che si sono mobilitate contro la guerra di Netanyahu ai palestinesi a contattare subito i propri rappresentanti al Congresso.
La Sezione 219, tuttavia, non è l’unico aspetto discutibile del NDAA, che assegnerebbe al Pentagono un bilancio senza precedenti di 1.500 miliardi di dollari per ricostruire le capacità militari. Un’altra sezione molto allarmante, intitolata “Investimenti azionari e questioni correlate”, autorizza l’Ufficio del Capitale Strategico (OSC) del Pentagono a effettuare investimenti azionari diretti in società private. Finora il suo ambito di finanziamento era limitato alla concessione di prestiti e garanzie sui prestiti.
Si dà il caso che il direttore dell’OSC sia il sottosegretario alla Difesa Stephen Feinberg, che è stato amministratore delegato di Cerberus Capital Management per 33 anni, carica dalla quale ha stipulato contratti per conto del Pentagono, prima di essere nominato al Dipartimento della Difesa. Non viene indicato alcun limite all’importo totale di denaro che l’OSC potrà investire, ma sembra trattarsi del perfetto fondo nero di schachtiana memoria per un bilancio di guerra.
Benjamin Netanyahu stesso sarà a Washington questa settimana, la sesta volta solo quest’anno, e farà pressioni ai congressisti ed all’amministrazione Trump su questo tema.