La prima visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping a Washington durante il secondo mandato di Trump, dal 23 al 25 settembre, potrebbe aver allentato le tensioni emerse tra i due Paesi nell’ultimo decennio e favorito una maggiore comunicazione tra questi due grandi attori. Era evidente che Trump volesse che il vertice riuscisse. Il Partito Repubblicano affronta a inizio novembre difficili elezioni di metà mandato e il consenso di cui gode presso gli americani è calato sensibilmente a causa dell’inflazione dilagante e dell’inutile guerra contro l’Iran. Sembra che Trump abbia capito che non può permettere che il rapporto con la Cina si deteriori fino al conflitto, economico o di altro genere.
Per questo, è stata allestita un’accoglienza in pompa magna. Per cominciare, Trump e la First Lady Melania sono andati di persona ad accogliere all’aeroporto il presidente Xi e la moglie, Peng Liyuan: un gesto che dall’ottobre 1962, con John Kennedy, nessun presidente americano aveva più compiuto. Da quel momento sono seguiti molti altri onori tributati al leader cinese, oltre a diversi incontri ed eventi il giorno successivo.
Durante la cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca, che ha dato il tono all’intero vertice, Xi Jinping ha tenuto a sottolineare che “la trappola di Tucidide può essere superata”. Con questa “trappola” si intende la tesi secondo cui una potenza dominante e una potenza emergente finiscono quasi sempre per scontrarsi in guerra. Al contrario, Stati Uniti e Cina “hanno la responsabilità storica di promuovere lo sviluppo e il progresso dell’umanità”, ha affermato. Xi ha detto di sperare che il rapporto bilaterale possa passare dalla rivalità alla partnership. Le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono ancora lontane da questo traguardo, come dimostrano le durissime dichiarazioni anticinesi di politici e media americani. Tuttavia, alcune affermazioni di Donald Trump e l’atteggiamento tenuto durante la visita lasciano intendere che il Presidente USA potrebbe voler spingere il rapporto in quella direzione. Il Tycoon nutre evidentemente un grande rispetto personale per il leader cinese.
I due presidenti hanno discusso di molte questioni strategiche, tra cui Taiwan, la guerra in Ucraina e gli effetti negativi della guerra contro l’Iran sull’economia mondiale. Hanno concordato di rafforzare la comunicazione tra le rispettive forze armate e di avviare un dialogo sull’intelligenza artificiale, con relativa “linea diretta”. Donald Trump ha riproposto negoziati trilaterali sul controllo degli armamenti tra Stati Uniti, Russia e Cina, ma la posizione cinese è che siano prima i primi due Paesi, che insieme detengono nove decimi delle testate nucleari mondiali, a ridurre gli arsenali. In materia commerciale, Xi e Trump hanno discusso di sospensioni temporanee delle sanzioni statunitensi, delle restrizioni cinesi sulle terre rare e hanno convenuto di istituire due consigli bilaterali: un Consiglio per il commercio e un Consiglio per gli investimenti. Inoltre, la “tregua commerciale” tra i due Paesi sarà prorogata al 10 gennaio. Con quella tregua, concordata un anno fa, si erano impegnati a ridurre i dazi e ad astenersi da nuove restrizioni commerciali.
A suscitare le critiche dei consueti falchi anti-Cina del mondo transatlantico è stato tuttavia soprattutto il tono cordiale degli incontri. I due leader avranno occasione di approfondire gli impegni presi al vertice APEC di Shenzhen, in Cina, a novembre, e al G20 di Miami a dicembre, ai quali parteciperanno entrambi.