di Marcia Merry Baker e Mike Billington
La tavola rotonda d’emergenza dell’EIR, tenutasi il 6 aprile, la terza dal mese di gennaio, ha visto uno straordinario dialogo online tra 13 esperti internazionali provenienti da 10 paesi, con l’obiettivo di allontanare il mondo dall’attuale rotta verso la guerra e indirizzarlo verso lo sviluppo globale e la pace. Il titolo dell’evento, convocato con pochissimo preavviso, era: “Un dialogo tra le civiltà: c’è ancora tempo per impedire che la guerra contro l’Iran degeneri in un conflitto nucleare globale?”
L’evento del 6 aprile è stato un appello urgente e drammatico all’azione, svoltosi proprio mentre gli Stati Uniti stanno scatenando l’inferno sull’Iran e il presidente americano Donald Trump minaccia di riportarlo all’età della pietra.
La discussione ha riunito rappresentanti del governo iraniano in dialogo con forze provenienti da tutto il mondo intenzionate a fermare questa traiettoria.
L’evento, della durata di 4 ore e mezza, è stato organizzato in due sessioni, con la prima intitolata “Si può fermare la guerra contro l’Iran prima dell’escalation nucleare?”, seguita da “Lo sviluppo delle infrastrutture globali è il nuovo nome della pace”. Era disponibile un servizio di interpretariato simultaneo in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Tra i relatori europei figuravano Helga Zepp-LaRouche (Germania), caporedattrice di EIR e leader dello Schiller Institute, che ha aperto la discussione, e il moderatore la seconda tavola rotonda Stephan Ossenkopp (Germania). Dennis Speed (Stati Uniti) ha moderato la prima sessione, sottolineando che gli esperti, riuniti in meno di 10 giorni, rappresentavano punti di vista “non solo diversi, ma anche divergenti, persino opposti”. Tuttavia, tutti condividono l’impegno comune di volere un’azione d’emergenza per fermare la guerra – potenzialmente una guerra nucleare – e credono che la ragione e la diplomazia, anche in questo momento così tardivo, possano funzionare e creare le condizioni per la pace e il beneficio di tutte le nazioni.
È disponibile il video completo. Il settimanale EIR e EIR.news forniranno nei prossimi giorni estratti video selezionati e trascrizioni. Sono state discusse le azioni da intraprendere in seguito.
L’Asia guida la lista dei relatori
I relatori provenienti dall’Asia erano sei, a cominciare dal dott. Khalil Shigolami (Iran), ambasciatore dell’Iran in Armenia ed ex direttore generale dell’Istituto di studi politici e internazionali di Teheran, affiliato al Ministero degli Affari Esteri. Gli altri relatori asiatici erano: il prof. Zhang Weiwei (Cina), docente di Rapporti internazionali all’Università Fudan di Shanghai e direttore del suo Istituto cinese; l’ambasciatore Prof. Dr. Manuel Hassassian (Palestina), Autorità Palestinese; Purnima Anand (India), presidente del BRICS International Forum; Chandra Muzaffar (Malesia), fondatore e presidente del Movimento Internazionale per un Mondo Giusto (JUST); Al Mashiki (Oman), analista strategico.
Dal Nord America: Chas Freeman (Stati Uniti), ex ambasciatore in Arabia Saudita ed ex sottosegretario alla Difesa; Ted Postol (Stati Uniti), docente emerito di Scienza, Tecnologia e Sicurezza Internazionale al MIT; Dennis Small (Stati Uniti), redattore dell’EIR per l’Ibero-America. Dal Sud America: Donald Ramotar (Guyana), ex presidente della Guyana.
Il Piano Oasi
L’approccio del Piano Oasi per tutto l’Asia sud-occidentale e il Mediterraneo orientale è stato al centro dell’attenzione di diversi relatori, presentato per la prima volta nell’intervento di apertura di Helga Zepp-LaRouche come elemento centrale della soluzione, basato sul principio della pace attraverso lo sviluppo. La signora LaRouche ha riferito in dettaglio dei corridoi ferroviari e stradali, dei progetti per la desalinizzazione e il trasporto dell’acqua e delle tecnologie avanzate di ogni tipo che attraversano la regione dall’India all’Egitto, dal Caucaso al Mar Arabico.
L’ambasciatore Hassassian ha definito il Piano Oasi la chiave per «stimolare lo sviluppo e il dialogo» in Palestina e nella regione. Il professor Zhang ha osservato che la Cina è riuscita a “rendere verdi i propri deserti” e potrebbe contribuire alla realizzazione del Piano Oasi nell’Asia sud-occidentale. La signoran LaRouche ha aggiunto che il concetto deve essere diffuso tra i giovani per ispirare ottimismo. L’ambasciatore Freeman ha paragonato il Piano Oasi alla fenice, che rinasce dalle ceneri dei suoi predecessori, affinché il Piano Oasi possa riemergere dalle rovine della distruzione di Gaza.
La realtà promettente della tecnologia avanzata è stata rafforzata dalle splendide immagini giunte ai partecipanti alla tavola rotonda dalla sonda spaziale Artemis II, a metà della sua missione di orbita intorno alla Luna.
Reazione alla guerra tra Stati Uniti e Israele
L’altra realtà di cui si è parlato è che l’era della Pax Americana e dell’autorità transatlantica negli affari mondiali è ormai finita. Diversi relatori hanno sottolineato la reazione negativa alla guerra del presidente Donald Trump contro l’Iran. L’ambasciatore Freeman ha affermato che la guerra ha spinto alcune nazioni a fare pace con l’Iran piuttosto che partecipare a una guerra illegale e ingiusta al fianco degli Stati Uniti. Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno ucciso i leader iraniani contrari alle armi nucleari, che sono stati sostituiti da “realisti” favorevoli alle armi nucleari. Il prof. Postol ha sottolineato con forza il pericolo della guerra nucleare oggi.
Il conflitto tra Stati Uniti e Israele ha suscitato in Europa le prime richieste di ritiro delle forze statunitensi. Il professor Zhang ha affermato semplicemente che la guerra ha determinato il crollo dell’ordine mondiale unipolare guidato dagli Stati Uniti e ha accelerato il processo di de-dollarizzazione
La via da seguire
Comune a tutti i partecipanti al dibattito era l’idea che Washington sia diventata “moralmente folle”, come ha affermato il professor Postol, e da lì sono scaturite varie proposte e iniziative. Chandra Muzaffar ha invitato le persone in tutto il mondo a contattare il Congresso e le istituzioni statunitensi, per attivarsi al fine di fermare la guerra e avviare uno sviluppo vantaggioso per tutti, specialmente per casi di ingiustizia di lunga data come quello della Palestina.
La signora Anand, dall’India, ha parlato di mobilitarsi nei paesi BRICS «per mostrare la loro unità» nel fermare la guerra e per «non lasciare morire l’Iran». Dennis Small dell’EIR, che ha delineato la dimensione economica del crollo dell’Occidente collettivo, si è espresso a favore di una nuova architettura di sicurezza economica e di sviluppo.
La signora LaRouche, dopo aver discusso concretamente molte iniziative, è tornata, alla fine, alla questione della responsabilità personale. Ci sono due scelte. Ha detto che o si diventa “piccoli”, negando, rimanendo indifferenti, preoccupandosi di questioni secondarie e così via; OPPURE, si “cerca dentro di sé qualcosa di meglio. Si collega la propria attività e il proprio destino alla questione più ampia dell’umanità”.