di Flavio Tabanelli
Separazione bancaria, banca nazionale, rinascimenti nucleare e dello stato sociale, nella prospettiva dei BRICS e della Nuova Via della Seta, discussi con i partecipanti al corteo di Bologna per una soluzione dall’alto al sistema della guerra e all’austerità.
Nel giorno dello sciopero indetto dai sindacati cosiddetti “non rappresentativi” USB, USI CIT, ADL,Cobas, CLAP, Confederazione Cobas, SIAL Cobas, CIB Unicobas, USI P.I., SSB, USI Educazione, CUB,SUR, FISI, Unicobas Scuola&Università e Cobas Pubblico Impiego in oltre sessanta città italiane hanno sfilato oltre un milione e mezzo di studenti e lavoratori (250mila per le stime in difetto del Ministero degli Interni, riferite da Il Resto del Carlino il giorno seguente).
Nei giorni precedenti la USB aveva dichiarato di ritenere illegittima l’ordinanza di precettazione emanata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e di essere pronta ad accollarsi i costi della «eventuale sanzione per il sindacato e i suoi delegati», contemporaneamente «informando i lavoratori e le lavoratrici del settore delle pesanti sanzioni individuali cui [avrebbero potuto] andare incontro».
Nelle manifestazioni delle scorse settimane la USB aveva anche denunciato «la diffusione di avvisi all’utenza errati, incompleti e fuorvianti da parte di numerose aziende del settore», esigendo «la tempestiva rettifica di queste comunicazioni, che rischiano di generare ingiustificata confusione e danni all’utenza fatta da cittadini e pendolari».
Sia la nozione di “sindacato più rappresentativo di altri” sia l’esistenza della discussa “Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali” (ex Legge 146/1990), la quale richiede una certa dose di buona volontà per ritenerla ente terzo tra i sindacati e l’esecutivo, sono pietre miliari della infelice strada intrapresa dal nostro Paese, insieme all’Occidente, dopo la caduta del Muro di Berlino.
Neoliberismo o mutuo sviluppo dei popoli?
Il noto motto There Is No Alternative (Non v’è alternativa [al neoliberismo]), espresso da Margaret Thatcher proprio in quella “cerniera” della storia, non incontrò la necessaria opposizione di massa e ci fece mancare la grande occasione di cui, tempestivamente, il movimento internazionale di Lyndon LaRouche delineò il possibile sviluppo: dopo l’Iniziativa di Difesa Strategica per rendere obsoleta la guerra fredda e pervenire alla fusione nucleare controllata (1983) – proposta ancora attualissima -, il nostro movimento propose il Triangolo Parigi Berlino Vienna divenuto presto Ponte Terrestre Eurasiatico (1991), quindi Nuova Via della Seta per iniziativa
del governo cinese (2013) e Ponte Terrestre Mondiale, nel suo ultimo aggiornamento dello Schiller Institute (2014).
Invece della prospettiva che ci fece esultare per la fine del muro ci siamo ritrovati galline dentro al pollaio dell’Unione Europea, aperto alle volpi.
Che cos’è la UE?
Alla vigilia delle manifestazioni, il 13 ottobre Radio3 ospitò il giornalista Gianni Trovati, da una decina d’anni nella «redazione romana del Sole, dove segue la politica economica e la finanza pubblica», il quale definì l’UE un “club rissoso”.
Prontamente, MoviSol inviò un messaggio alla redazione:
«Il “club rissoso” della UE è composto di monarchie e repubbliche, di paradisi fiscali e di produttori agro-industriali, di membri “più uguali di altri” e soprattutto di governi che stanno concedendo poteri arrogati dalla Commissione Europea, ma fuori dei trattati. È un club mal fondato su fantasiosi criterî di Maastricht, infondati dal punto di vista della storia del progresso economico e procede, mi spiace per Giovannini (che si sottrasse alle mie domande in pubblico), con il suicidio delle cosiddette “energie rinnovabili”. È per questi errori che il club è rissoso, ma fingendo di credere al progetto. Un po’ come la Francia covò vendetta per la sconfitta del 1870, non parlandone mai. Già Felice Ippolito criticò l’inazione della Comunità Europea, che era altra cosa dall’UE».
Abbassate i prezzi e le armi, alzate i salari!
La rivendicazione di questo slogan è la più appropriata per il nostro Paese, i cui livelli salariali sono rimasti bassi per effetto del cronico e autoinflitto avanzo primario e del rispetto delle regole, dal Trattato di Maastricht in poi, che Germania e Francia, per rammentare due esempi di Paesi finora trainanti, non si sono mai sognate di onorare fino in fondo.
Molti altri slogan hanno accompagnato le marce pacifiche. I cortei hanno ospitato numerosissime associazioni, alcune delle quali addirittura ponendo la propria presenza in contraddizione con le proprie premesse ideologiche. Il riferimento è ai gruppi più o meno consapevolmente malthusiani. V’è sempre tempo per ravvedersi, o no?
Non è mancato lo striscione “A fianco dei blocchi del Sud Italia”.
Nel corteo di Bologna la manifestazione ha impegnato un percorso di oltre dieci kilometri, dal centro alla tangenziale e ritorno. Ci è stato riferito che in coda alcuni manifestanti hanno pulito la strada e sistemato cassonetti della spazzatura spostati per provocazione.
MoviSol era presente a fianco di Agorà per l’Italia, che nasce per passare «dalla Piazza al Parlamento» con un programma per neutralizzare il sistema della guerra e uscire dall’inattuale NATO, uscire dall’euro e dall’Unione Europea, riaffermare il ruolo dello Stato nell’economia e nel sostegno dell’istruzione pubblica, tra altre istanze.
Agorà per l’Italia alla manifestazione di Bologna del 30 ottobre 2026
Dossier di Movisol “C’è vita dopo l’Euro!” sul programma per un miracolo economico nell’Europa Meridionale e nel Mediterraneo (2012)
I manifesti di MoviSol sono stati notati per la differenza dalla maggioranza dei cartelli e striscioni sintetici o ironici. Più sotto racconteremo dei dialoghi innescati con alcuni giovani partecipanti.
Una ragazza reggeva un cartello: “meno euro alle armi, più euro alla scuola”. Noi avremmo approfittato per scrivere: “meno euro alle armi, nuove lire per la scuola”.
Alcuni ragazzi e adulti hanno ben compreso la differenza tra l’annosa educazione alla legalità e l’educazione alla giustizia: “Ci insegnate l’educazione civica, poi dimenticate i diritti umani”; “Sopra la gente lo Stato campa, sotto lo Stato la gente crepa”; “La mia posizione è di straniero nella mia nazione”; “Sei pronto a rinunciare ancora di più alla sanità pubblica per produrre armi?”.
Riportiamo altri messaggi: “Noi la guerra non la paghiamo”; “La storia non si cambia chiedendo il permesso”; “Protesta pacificamente, verrai denunciato dal governo”; “Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”.
Non sono mancate le espressioni che il poeta Friedrich Schiller nelle celebri Lettere sull’educazione estetica dell’uomo (lunga meditazione sulla innata libertà dell’uomo e sulla sua difesa da fenomeni politici come la recente involuzione della rivoluzione francese – vedi una traduzione in libero accesso) avrebbe addebitato all’istinto materiale, scindente l’individuo se lasciato agire da solo.
Per quanto scherzosamente, alcune studentesse hanno dichiarato: “Vogliamo essere sottomesse a letto, non dal governo”; “Se ritorna il medioevo sto con le streghe” e “Meno bombe, più pompe”. Altri: “Sconfiggiamo le destre per un nuovo ‘68”.
Su un altro fronte gli slogan pessimistici (“Produci, consuma, crepa”) oppure malthusiani – l’esortazione “Eat the Rich”, che ci ha ricordato la provocazione ironica di “Eat the Babies” di una nostra attivista americana, la quale a una riunione con la paladina sintetica Ocasio-Cortez il 2 ottobre 2019 si finse disperata per i pochi mesi rimasti per contrastare il preteso cambiamento climatico, irrisolvibile «anche bombardando la Russia», poiché «rimarremmo comunque in troppi» sul pianeta:L’ironia sbeffeggiante: «Salviamo il pianeta! Siete tutti degli inquinatori! Abbiamo bisogno cominciare a mangiare i bambini! Se anche bombardassimo la Russia, rimarremmo comunque in troppi!» (2 ottobre 2019)
Tanti giovani, non violenti, in cerca di idee
Quando ancora il corteo doveva formarsi, un giovane lavoratore ha voluto comprendere il senso dei due planisferi messi a confronto in uno dei due manifesti stagionati, ma attuali (vedi “MoviSol a Bologna: separazione bancaria, sovranità economica e adesione ai BRICS”, 2014): la dinamica di guerra avrebbe potuto essere ovviata e può ancora esserlo, non limitandosi a protestare, ma operando per un nuovo paradigma di mutua cooperazione tra le nazioni, in àmbiti quali il raggruppamento dei BRICS+, la Nuova Via della Seta, l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, ecc.
Il giovane si è detto dispiaciuto per l’effetto sortito dai media: molti suoi conoscenti hanno evitato la piazza per paura delle violenze delle scorse manifestazioni.
Poco più tardi anche una studentessa straniera, non parlante italiano ma attivista per il periodico comunista Scintilla, ha voluto chiarimenti sui riferimenti geografici del manifesto.
Due bambini accompagnati dalle loro mamme hanno approfittato per cercare l’India sulle mappe.
Lunghi dialoghi
Durante la marcia, i manifesti sono stati a lungo osservati e fotografati numerose volte; due studenti universitarî hanno voluto imbastire un lungo dialogo.
Lo studente di economia ha voluto capire come fossero connesse la separazione bancaria e l’adesione a progetti infrastrutturali internazionali. Il discorso si è poi spostato sull’energia nucleare e sulla sua sicurezza, sopra a ogni altro settore energetico. In merito alle pensioni si è detto favorevole alla loro ulteriore riduzione, tradendo una propria inclinazione a subire il fascino di chi strumentalmente si scaglia contro l’economia sussidiata e “improduttiva” per garantire il corso allo smantellamento dello Stato. È stato necessario ricollegare la natura dell’intervento economico dello Stato allo schema di cooperazione internazionale. Lo studente, tuttavia è sembrato troppo affascinato da quegli esperti di economia (non vogliamo far loro réclame) che propongono quale soluzione di certi problemi l’applicazione ripetuta delle loro cause. Alla troppa UE si rimedii con +UE…
Lo studente di storia, e aspirante attore, è rimasto sorpreso nell’apprendere che prima della distruzione del nostro sistema politico con Tangentopoli e della svendita di ENI e IRI (che non conosceva) vi fossero stati, sotto il controllo pubblico, sia un sistema bancario sia un sistema industriale integrato.Convegno “Come difendere l’industria nazionale dalla speculazione e dalle svendite indiscriminate” (dal Dossier Draghi del 1993)
Non avrebbe mai potuto immaginare da sé che in tal modo lo Stato pianificasse la propria economia ed esercitasse un benefico controllo, non essendo ancora stato ridotto alle sole funzioni di polizia, peraltro con pattuglie costrette a pagare la benzina di tasca propria, e di controllo dell’informazione. Pur non essendo quello un passato paradisiaco, è importante studiare quel modello, assieme ad altre proposte alternative di allora.Parlando di teatro e andando oltre il disprezzo del fenomeno degli influencer, si è discusso di come le composizioni classiche siano spesso stravolte e snaturate, preferendo effetti romantici che escludano nessi con l’imperativo del bene comune (vedi l’Amleto di Shakespeare, raramente portato sul palcoscenico oltreché con la sua crisi personale, assieme alla minaccia dell’occupazione straniera della Danimarca), oppure non consentano di apprezzare la portata della tragedia rappresentata, perché il pubblico è fatto immedesimare nelle singole vicende dei protagonisti, non essendo aiutato a comprendere che la tragedia non è del singolo, ma è nell’inadeguatezza collettiva a cogliere una data sfida.
Il teatro, dunque, non sempre è la istituzione morale indicata da Friedrich Schiller per permettere a chi appartiene alle élite responsabili di avere contatto con la… verità (vedi MoviSol a Modena: seconda distribuzione al pubblico del Don Giovanni e Giuseppe Verdi: Composer, Republican and Dramatist).Musica classica o riduzione ai sensi?
A questo proposito, rammentiamo che in una delle recenti manifestazioni in Francia l’Orchestra del Nuovo Mondo, autorizzata a suonare nella piazza della Repubblica di Parigi per suonare pacificamente, è stata pesantemente aggredita dalla polizia.
Una dirigente scolastica ha scritto un lungo messaggio pubblico a sostegno degli studenti italiani, evocando «la vostra estetica, il vostro linguaggio street, la vostra musica, la vostra marginalità». Dopo aver giustamente affermato che «la scuola non deve addomesticarvi» (la suddetta educazione alla legalità ?), si è però spinta a dire: «deve darvi gli strumenti per rompere le gabbie. E voi quelle gabbie le state smontando a ritmo di trap», ben sapendo che la cacofonica “musica dell’impero” è pensata (sin dal tempo di Russell, Huxley e soci) proprio per sviare dal cammino della libertà ed è per questo tollerata dai ministeri degli interni durante le manifestazioni.
In fondo riporteremo altri slogan, anche tratti dai resoconti da Modena.
L’immagine degli studenti seduti sulla via Emilia di Modena ha ricordato le piazze di Occupy Wall Street (2011). Anche i loro argomenti hanno echeggiato i discorsi di allora: “noi non saremo le vittime sacrificali dei miliardari che si sono macchiati delle più schifose nefandezze”… Purtroppo, Occupy Wall Street si lasciò assorbire e addomesticare dal sistema che aveva inizialmente preso di mira. Stessa sorte è accaduta, nella penisola iberica e in Italia, al movimento suo emulo, quello degli Indignados, cui invano MoviSol offrì la propria prospettiva operativa.
Non soltanto a chi gridava a squaciagola «Siamo tutti antifascisti!» suggeriamo di procurarsi l’ultimo numero dell’EIR, dal titolo Non fatevi infinocchiare dal “nuovo fascismo”
“Don’t Get Fooled by the New Fascism”, Executive Intelligence Review, Vol. 53 No. 42, October 30th, 2026, eir.news/2026/10/dont-get-fooled-by-the-new-fascism
È importante coniugare i sentimenti che ci hanno portati in piazza con una programma razionale di riappropriazione della sovranità popolare e di controllo, ad un tempo, sia del sistema finanziario sia delle forze naturali. Così potremo offrire alle nazioni una base di diplomazia e di mutua cooperazione, per un sistema economico che non abbia perdenti e nemmeno alleati (l’offerta win-win della Cina) e nel quale la pace non sia altro che il nuovo nome dello sviluppo economico.
Già prima della seconda guerra mondiale Maria Montessori aveva potuto affermare che nella guerra moderna non esistono vincitori:
«Un fenomeno del tutto nuovo si è verificato: i popoli vinti sono divenuti un pericolo, un peso, un ostacolo per i vincitori, i quali hanno dovuto occuparsi di risollevarsi e di aiutarli. Un popolo vinto è oggi una malattia per l’umanità intera. L’impoverimento di uno non fa la ricchezza di un altro, ma il decadimento di tutti»
aggiungendo:
«La pace è una meta che si può raggiungere attraverso l’accordo e due sono i mezzi che conducono a questa unione: uno è lo sforzo immediato di risolvere senza violenza i conflitti, vale a dire di eludere le guerre; l’altro è lo sforzo prolungato di costruire stabilmente la pace tra gli uomini. Ora, evitare i conflitti è compito della politica, costruire la pace è compito dell’educazione»
Spazio agli altri slogan raccolti alle manifestazioni di Bologna e di Modena
“C’è un’Italia migliore di chi la governa”; “Lavoriamo per pagare il privilegio di esistere”; “+ studenti – soldati”;“Contro lo stato di polizia dei padroni. Giustizia per Faki”; “Finanziate il futuro con il conflitto”; “Fascio stai attento, fischia ancora il vento”.Le mamme: “No alla violenza sui nostri figli. Manifestare è un diritto”;
Una ragazza: “L’indifferenza è il peso morto della storia”.
Un’altra: “Costruiamo un domani vivibile insieme in pace. Giovani per il futuro”.
Fonti:
https://www.usb.it/leggi-notizia/confermato-lo-sciopero-generale-dei-trasporti-del-30-ottobre-stop-alla-disinformazione-delle-aziende-e-tutela-dei-diritti-dei-lavoratori-1206/print.html
https://www.usb.it/leggi-notizia/il-pubblico-impiego-contro-leconomia-di-guerra-30-ottobre-sciopero-generale-1439.html
https://www.clubeconomia.it/author/gianni-trovati/https://zero.eu/it/news/stop-carvita-no-alla-guerra-le-foto-della-grande-manifestazione-di-bologna/
https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/corteo-sciopero-protesta-hwv6ihoe
(Nella foto il prof. Flavio Tabanelli col manifesto di MoviSol durante la manifestazione di Bologna).






