La Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS si è dimostrata molto attiva nel finanziamento e nello sviluppo delle infrastrutture in Africa. La NDB ha recentemente approvato un prestito fino a 1 miliardo di dollari a favore del Sudafrica, membro fondatore dei BRICS, per la modernizzazione delle infrastrutture urbane. I fondi serviranno a sostenere progetti nell’ambito del programma nazionale di potenziamento delle infrastrutture (PUIMM), concentrandosi sul miglioramento dell’approvvigionamento idrico, dei sistemi fognari, delle reti di distribuzione elettrica e dei servizi di gestione dei rifiuti solidi in otto dei centri urbani più popolosi del Sudafrica, che ospitano in totale oltre 22 milioni di persone e rappresentano più di due terzi del PIL.
La NDB aveva già in precedenza approvato prestiti a favore del Sudafrica, tra cui uno di 200 milioni di dollari per il progetto dell’Ospedale Accademico di Limpopo e uno di 205 milioni di dollari a sostegno dell’espansione del sistema gestito dall’azienda di servizi pubblici Magalies Water. Negli ultimi tre anni, la NDB ha emesso obbligazioni denominate nella valuta sudafricana, il rand, per un valore complessivo equivalente a circa 230 milioni di dollari.
Non è una novità che le imprese di stato cinesi realizzano importanti progetti infrastrutturali. In Zambia, una centrale a carbone da 300 megawatt, costruita dalla società statale cinese Power Construction Corporation of China, dovrebbe essere completata entro luglio. Una volta entrata in funzione, raddoppierà la produzione della centrale a carbone di Maamba, anch’essa da 300 megawatt, fornendo l’elettricità di cui c’è grande bisogno in un Paese in cui, al momento, il 57% della popolazione non ha accesso all’energia elettrica. Il progetto sarà gestito da Maamba Energy Limited, una joint venture tra NAVA Limited (tramite Nava Bharat, una controllata della società indiana Nava Bharat Ventures), la ZCCM Investments Holdings Plc, società di proprietà del governo zambiano e la più grande azienda mineraria del Paese.
La centrale è finanziata dalla National Pension Scheme Authority (NAPSA) dello Zambia, dall’Indo Zambia Bank, una joint venture che coinvolge la Industrial Development Corporation (IDC), di proprietà statale, e un consorzio di banche statali indiane. L’utilizzo dei fondi pensione è un caso quasi unico, poiché la maggior parte di tali fondi in Africa investono nel mercato azionario della City di Londra piuttosto che nello sviluppo del continente. Si stima che i fondi pensione africani detengano un patrimonio totale di 700 miliardi di dollari. Se a ciò si aggiungono le attività delle compagnie assicurative, dei fondi sovrani e dei capitali istituzionali, la cifra raggiunge, secondo la Banca africana di sviluppo, un valore stimato compreso tra 1 e 2,1 trilioni di dollari.
Mentre l’Occidente esige che l’Africa abbandoni il carbone come combustibile, ciò è irrealizzabile in Zambia, così come in altri paesi africani ricchi di risorse carbonifere. Il Paese dispone attualmente di una capacità installata di generazione elettrica pari a 2.800 MW, ma l’83% di questa proviene dalle sue 12 centrali idroelettriche, che operano al di sotto della loro capacità a causa della prolungata siccità. Un altro 5% è fornito dal costoso olio combustibile pesante, che deve essere interamente importato; solo il 3% proviene dall’energia solare, mentre il restante 9% deriva dal carbone.