Tra le notizie in rapida evoluzione che arrivano ogni giorno, è utile fare un passo indietro e riflettere sul quadro strategico più ampio del mondo. Ciò che emerge è che l’ordine mondiale che ha prevalso almeno dalla fine della Guerra Fredda è innegabilmente finito. Abbiamo ampiamente trattato vari aspetti di tale crollo nella nostra newsletter, proponendo al contempo un’alternativa che soddisfi le aspirazioni del mondo non occidentale, ovvero della “Maggioranza Globale”.
La guerra di aggressione illegale contro l’Iran conferma la fine del mondo “unipolare”, poiché gli Stati Uniti e Israele non sono stati in grado di sconfiggere la Repubblica Islamica, né di attuare un cambio di regime, e si trovano in un dilemma su come procedere. La parte iraniana ha rifiutato negoziati diretti con Washington fintanto che il blocco navale rimane in vigore, ma è comunque impegnata in attivi sforzi diplomatici, in particolare con il Pakistan, la Russia e l’Oman. Prima dell’incontro con il presidente russo Putin il 27 aprile, il ministro degli Esteri iraniano Araghchi si era recato nuovamente a Islamabad per ulteriori colloqui con le autorità pakistane, che sono in contatto con i negoziatori statunitensi. Secondo quanto riferito, Teheran propone ora di separare la questione dell’arricchimento nucleare dai colloqui sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della guerra, che potrebbero andare avanti.
La proposta sembra ragionevole, dati gli effetti disastrosi della chiusura dello Stretto, ma la risposta della squadra di Trump non è stata resa nota pubblicamente, al momento della stesura di questo articolo. È vero che, a parte le spacconate, l’amministrazione Trump non è in una posizione di forza. In tale contesto, sono trapelate notizie sulla reale entità dei danni alle basi e alle attrezzature statunitensi nel Golfo, nonché sulla carenza di munizioni, missili e intercettori. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti è impegnato a festeggiare re Carlo, giunto a Washington per cercare di rilanciare la “relazione speciale” anglo-americana. Tale relazione include il sostegno alla politica imperiale delle guerre infinite (quelle che l’Impero britannico era solito definire “splendide piccole guerre nelle colonie”), come l’aggressione contro l’Iran e il più ampio scontro con Russia e Cina.
Ad aggiungersi al caos a Washington, c’è l’attentato avvenuto durante la cena dei corrispondenti all’Hilton Hotel il 25 aprile. Se scartiamo l’ipotesi del lupo solitario, dobbiamo ipotizzare che esso sia stato un avvertimento. A fare o non fare che cosa? Dato che il timone della politica della Casa Bianca è retto da chi di solito trae profitto dagli attentati, c’è da pensare che il messaggio lanciato è: non sgarrare. Questo perché è evidente che comunque ci sono linee discordi a Washington, su come uscire dalla trappola iraniana. Qualunque sia la verità su quell’incidente, e al di là delle narrazioni che ora circolano ampiamente, esso non ha certamente aumentato la fiducia dei cittadini americani nei loro funzionari eletti e anche nei media. Il tasso di approvazione di Donald Trump è sceso a circa il 33%, e l’umore della popolazione, compresi gli elettori MAGA, si è decisamente spostato contro la guerra USA-Israele.
Benché i pericoli siano grandi, ciò crea anche l’opportunità di eliminare una volta per tutte il fallito ordine unipolare e di introdurre una nuova prospettiva, come quella delineata da Helga Zepp-LaRouche nella sua intervista alla televisione pakistana (foto).