La “sorpresa” di Putin non è altro che una prassi creativa che l’Occidente dovrebbe reimparare

L’Occidente è rimasto stupefatto, lunedì, dall’annuncio del ritiro delle forze armate russe dalla Siria, fatto dal Presidente russo Vladimir Putin. Rimase sorpreso anche dal loro ingresso in quel Paese, repentino e inaspettato, nel mese di settembre scorso. La sorpresa, tuttavia, non sta in Putin, ma deriva dall’incapacità di quasi tutti, in Occidente, di capire come pensa il Presidente russo, il quale è forse il massimo stratega dopo il gen. Douglas MacArthur, dotato di una qualità di cognizione dal futuro, che è amaramente assente negli Stati Uniti e nell’Europa odierni.

Parlando alle televisioni internazionali insieme al suo Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e al suo Ministro della Difesa Sergei Šoigu, Putin ha dichiarato ampiamente compiuta la missione, e che la minaccia dei terroristi ai danni dello Stato siriano è stata sconfitta e costretta al ritiro. Insomma, che c’è stata una grande vittoria contro il terrorismo, a livello internazionale. Ha fatto notare che i suoi alleati occidentali hanno dimostrato disinteresse per i colloqui di pace finché le forze del terrorismo da loro sostenute stavano vincendo, salvo sedersi al tavolo della pace una volta cambiata la prospettiva grazie al suo intervento. Ha anche chiarito che contro l’ISIS e al-Nuṣra la Russia continuerà ad assistere l’esercito siriano, con uno sforzo sostenuto anche dai funzionari competenti negli ambienti militari e diplomatici degli Stati Uniti.

Alcune fonti interpellate dall’Executive Intelligence Review riferiscono di intense discussioni dietro le quinte, parallelamente ai colloqui tra Kerry e Lavrov, discussioni che saranno oggetto di rivelazioni nei prossimi giorni.

Lo statista americano Lyndon LaRouche ha fatto osservare che questa intelligente operazione di Putin in Siria ha messo in evidenza il sostegno da parte del Presidente americano Obama dei terroristi localmente appoggiati dai suoi alleati in Turchia e in Arabia Saudita e ha stigmatizzato a livello internazionale l’apparato dell’Impero Britannico, permettendo agli alleati di Putin altrove di riprendere la battaglia per i propri interessi strategici. Il caso emblematico è quello della Cina di Xi Jinping, che prepara un programma di tassazione della transazioni finanziarie speculative, non per far cassa, ma per far inginocchiare gli speculatori. Agli hedge fund sarà chiesto di dimostrare che le loro transazioni, anche monetarie, sono basate su commercio o investimenti reali, e non per scopi speculativi: ciò ha reso isterici gli speculatori.

Perché gli americani stanno tollerando la distruzione della propria economia, la politica di guerra perpetua e una campagna elettorale assai peggiore e più pericolosa di uno spettacolo di pagliacci? Perché persiste la credenza nel denaro, quale misura di tutte le cose, come persiste la credenza nelle formule matematiche, al posto della comprensione del progresso dell’economia reale e della società umana. L’economia americana, europea e giapponese sono inondate di liquidità, di denaro, ma subiscono il male della finzione. L’economia fisica, reale, è in caduta libera: decadono le infrastrutture, collassa l’industria, cresce la disoccupazione, aumentano i suicidi dei disoccupati e non solo, si diffonde la droga, ecc.

La Cina, la Russia e l’India stanno costruendo, tramite l’alleanza dei BRICS e gli strumenti come la Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture ed il nuovo paradigma della Nuova Via della Seta, fondandosi sui medesimi princìpi che l’America adottò secoli fa, per liberarsi dall’Impero Britannico. Gli americani e gli europei devono aderire nuovamente al concetto del bene comune dell’umanità, tornare a contare sull’avanzamento dell’umanità nel suo complesso, se vogliono evitare che la fazione imperiale abbia la meglio.