Lo sbarco di Obama in Europa: atterraggio duro

Per il suo viaggio in Europa il 3-6 giugno, Obama aveva puntato tutto su una cosa: escalation delle provocazioni contro la Russia. Nel suo primo giorno a Varsavia, il Presidente USA ha annunciato l'”Iniziativa di Rassicurazione Europea”, un nuovo programma di un miliardo di dollari del Pentagono per fornire addestramento militare, stazionamento avanzato di truppe e armamento americano, e manovre della Nato assieme alle nazioni confinanti con la Russia, compresi tre non membri (Georgia, Ucraina e Moldavia). In aggiunta, egli si è specificamente concentrato su nuove manovre navali USA e Nato nel Baltico e nel Mar Nero, due corridoi vitali alla sicurezza nazionale russa.

Nel suo primo incontro con il neoeletto presidente ucraino Petro Porošenko, Obama ha annunciato altri cinque milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina. Il 5 giugno, il Pentagono ha annunciato il dispiegamento di consiglieri militari a Kiev per sviluppare piani per rafforzare le forze armate ucraine.

Allo stesso tempo, il Consiglio Parlamentare della NATO ha ratificato un piano per accelerare l’ingresso della Georgia, e i ministri della Difesa dell’Alleanza hanno annunciato un nuovo piano per rafforzare le truppe ai confini con la Russia.

Alla fine, però, Obama si è trovato di fronte ad una dura realtà: la maggioranza dei governi europei è contraria alle sue provocazioni contro la Russia e non vuole farne parte. Al vertice G7, il Presidente USA ha subito il brusco diniego di uno dei suoi più importanti alleati. Il Presidente francese François Hollande ha annunciato formalmente che la Francia non cancellerà la fornitura di navi portaelicotteri Mistral a Mosca. E quel che è peggio, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha appoggiato la decisione di Hollande.

Obama non è riuscito nemmeno a convincere gli alleati ad emettere ulteriori sanzioni contro la Russia. Il Premier inglese Cameron, tuttavia, partecipa al riarmo.

Anche il fronte est-europeo è disunito. Mentre la Polonia chiede di stazionare truppe NATO sul proprio territorio, sia la Slovacchia che la Repubblica Ceca si oppongono all’espansione delle forze USA e Nato verso est. Il Primo ministro ceco Bohuslav Sobotka ha ammonito contro l’idea di tornare alla guerra fredda e all’erezione di una “nuova cortina di ferro”.

Resta da vedere se la resistenza europea reggerà alle pressioni.