Il risultato del Quantitative Eeasing: il Financial Times vede la “fine del mondo”

Stando alle stime dell’Executive Intelligence Review, le quattro principali banche al mondo hanno tenuto fuori bilancio, proprio e di altre banche, poco meno di 16.000 miliardi di titoli. Questo, da quando, nel 2009, la Federal Reserve cominciò il giochetto di stampare denaro, il “Quantitative Easing”. La Federale Reserve, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone possiedono ora circa un quarto di tutti i debiti governativi del mondo, e hanno trascinato un terzo dei debiti governativi di tutta Europa, del Giappone e degli Stati Uniti nel territorio inesplorato dei tassi d’interesse negativi.

Oltre a ciò, queste banche centrali stanno continuando a pompare denaro, alla velocità di 2,4 migliaia di miliardi all’anno, un tasso che non ha precedenti in un tutto il periodo successivo al crac del 2007-2008. Anche se la Federal Reserve non sta più “agevolando”, come dice il termine eufemistico, sono le grandi banche e le grandi società americane a succhiare denaro della banca centrale, attraverso i loro rami a Londra, in Europa e in Giappone.

Il Financial Times, con il titolo di “La fine del mondo come lo conoscete?”, dichiara, a firma di Michael Power, che le banche centrali “hanno stravolto le norme della finanza”. Fa notare inoltre che un effetto davvero preoccupante di questo è che gli investimenti capitali privati sono quasi al minimo assoluto, nella regione finanziaria transatlantica.

“Quasi il 30% delle emissioni globali in obbligazioni sovrane ha rese negative”, afferma Power. “Come ha fatto notare Morgan Stanley, ‘negli ultimi diciassette anni, negli Stati Uniti, in Germania, nel Regno Unito e in Giappone il debito governativo sui dieci anni ha prodotto una rendita migliore dei mercati azionari locali, con minor volatilità'”, ha aggiunto.

Ciò è dovuto al fatto che i tassi di sconto sono andati calando sempre, nel corso di un decennio, fino a zero e sotto zero, e che così hanno fatto anche le obbligazioni di grandi società, mentre il “prezzo” di mercato delle stesse è andato crescendo continuamente e con certezza, rendendone il commercio un mercato speculativo “esterno alle economie”.

L’effetto fatale sui sistemi bancari è stato chiarito nel crac del 2007-2008. Le grandi banche di Wall Street e della City di Londra hanno ridotto i loro prestiti all’economia, concentrandosi sulla speculazione delle banche d’affari nei mercati delle obbligazioni e dei derivati, e hanno portato e banche centrali a operare nei mercati dei titoli di Stato per fare “profitti” affidabili e immagazzinarli in qualità di riserve. Le loro speculazioni nelle assicurazioni sui debiti dei governi hanno costituito il collaterale che è servito per le scommesse sui derivati e nei cosiddetti mercati di rivendita a terzi, o “repo”. Le società che controllano grandi banche si sono tutte spostate verso il modello di Deutsche Bank, per la quale i prestiti costituiscono solo il 15% dei suoi “titoli” ammontanti a 1,6 bilioni di euro e che, a tutti gli effetti, è in bancarotta”.

Se perfino il Financial Times parla di “fine del mondo” forse è davvero giunto il momento di lavorare con noi per il ripristino della legge Glass-Steagall.