La pista belga conduce a Londonistan

Con Bruxelles sotto assedio da tre giorni, per la minaccia di un attentato dello ‘Stato Islamico’ delle stessa portata di quello del 13 novembre a Parigi, cresce l’attenzione nei confronti del comando centrale del terrorismo situato nel cuore dell’Europa. Bruxelles, capitale sia della NATO sia dell’Unione Europea, diventa ora “Bruxellestan”, filiale della “Londonistan” sul Tamigi in cui quasi tutte le organizzazioni terroristiche, separatiste, narcotrafficanti e di fanatismo religioso hanno per anni avuto riparo, protezione e finanziamenti. Recentemente, il governo britannico ha lasciato cadere tutte le accuse contro un trafficante di armi jihadista, poiché il suo avvocato difensore ha fatto notare che lo stesso gruppo che gli era stato imputato di armare era stata apertamente sostenuto dall’MI6, uno dei servizi d’intelligence di Sua Maestà.

È una vecchia storia. Londra è al centro del terrorismo da decenni. Nel 2000 l’Executive Intelligence Review presentò a riguardo un esposto al Dipartimento di Stato americano, e chiese che la Gran Bretagna fosse aggiunta all’elenco degli Stati che finanziano il terrorismo. Il dossier era fondato esclusivamente sulle prove fornite dai governi del mondo, tra i quali quelli della Russia, dell’Egitto, dell’India, del Pakistan, della Colombia e del Perù. Esso mostrava in modo conclusivo che la Corona Britannica stava ospitando i peggiori terroristi del mondo, nell’ambito del sistema del suo impero. Le principali banche britanniche, a partire dalla HSBC (la Banca di Hong Kong e Shanghai della Guerra dell’Oppio) sono i più noti istituti di riciclaggio dei proventi del traffico di droga, come ha documentato recentemente il Senato americano.

La Corona Britannica, d’altra parte, ha messo in campo il suo Comandante dell’Impero Britannico Joachim Schellnhuber per catturare il Papa e il Vaticano nella rete ideologica della riduzione radicale della popolazione, con la scusa della fraudolenta teoria del riscaldamento climatico per cause antropiche.

Le atrocità commesse dal Presidente americano Barack Obama – dagli assassinii per mezzo di droni in Afghanistan, in Pakistan, nello Yemen, in Somalia, passando per il rovesciamento e l’assassinio a sangue freddo di Gheddafi in Libia, quindi per la consegna di intere regioni geografiche al caos, al terrorismo, per lo svuotamento di alcuni stati africani e nel Medio Oriente, fino alla riduzione della condizioni di vita della maggioranza degli americani – conducono fin sulla soglia di Buckingham Palace. Obama non è altro che un agente britannico, selezionato da Londra per essere un Presidente degli Stati Uniti, sì, ma al servizio della Corona e della City di Londra.

Dopo i fatti di Parigi, diventa sempre più chiaro e ovvio in un crescente gruppo di persone pensanti che lo ‘Stato Islamico’ è una creazione di Obama e dei britannici. Al Qaeda fu creata e alimentata dai britannici, dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita negli anni Ottanta, radunando una gang di terroristi usciti dalle prigioni di mezzo mondo (arabo e islamico, essenzialmente) per cercare di respingere i sovietici fuori dall’Afghanistan. Nel 1985 il principe Bandar bin Sulṭān, un quasi membro della famiglia Bush, si unì a Margaret Thatcher, Primo Ministro inglese, per dare vita all’accordo noto come Al Yamamah, che previde un fondo nero di 100 miliardi di dollari per armare in modo nascosto Al Qaeda e altri gruppi terroristici. Nel 2001 bin Sulṭān impiegò parte di questo fondo per finanziare i dirottatori dell’11 settembre.

Per comprendere come mai l’agente britannico Barack Obama si sia rifiutato finora di pubblicare le 28 pagine del documento conclusivo dell’inchiesta del Congresso americano sull’11 settembre, bisogna partire dall’alto, e cioè procedere da questo resoconto di come i britannici e Obama crearono, dopo Al Qaeda, anche il cosiddetto ‘Stato Islamico’. Il gen. Michael Flynn, ex capo della Defense Intelligence Agency ha accusato apertamente il Presidente Obama di aver armato i cosiddetti ribelli siriani attraverso Bengasi, e di aver continuato a farlo in coerenza con una linea politica, la sua, quella della sua amministrazione. I documenti della DIA dall’estate all’autunno del 2012 forniscono i dettagli delle operazioni angloamericane di trasporto da Bengasi ai porti di contrabbando nelle zone della Siria controllate dai cosiddetti ribelli.

Parlando con alcuni collaboratori, sabato 22 novembre Lyndon LaRouche ha alzato il tiro, affermando senza mezzi termini che occorre porre fine alla Monarchia Britannica, o altrimenti non vi sarà una vera e propria soluzione alla guerra in Siria o in altri focolai di guerra in giro per il mondo. Se non chiuderanno i battenti le strutture dell’Impero Britannico, dovremo aspettarci una guerra globale contro la Russia e la Cina, che minaccia di condurre allo sterminio di gran parte dell’umanità. Dobbiamo pertanto far affondare la nave imperiale, con tutto quel ch’è a bordo, Obama compreso, per scongiurare il processo in corso di accelerazione verso orrori ancora maggiori, a livello globale.