Era considerato inevitabile sin dal 9 febbraio, quando nel Regno Unito scoppiò lo scandalo Epstein-Mandelson; il 22 giugno Sir Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da primo ministro. La vicenda Mandelson racchiude gran parte di ciò che non ha funzionato durante il mandato di Starmer. Il tentativo di insabbiare la verità ne faceva parte: Starmer, come è probabile, era a conoscenza del legame con Epstein quando ha nominato Mandelson ambasciatore negli Stati Uniti e, in tal caso, perché nominarlo?
Fino ad allora Starmer, ex magistrato inquirente e capo del Crown Prosecution Service, era ritenuto irreprensibile. La vicenda Mandelson lo ha screditato. Quello dovuto alla grande amicizia con Epstein è solo l’ultimo in ordine di tempo degli scandali che hanno colpito Mandelson, noto come il “Principe delle Tenebre” per i suoi modi subdoli. L’accordo segreto ottenuto da Palantir con i buoni uffici di Mandelson, che ha concesso all’impresa di Peter Thiel l’accesso completo ai file dei metadati del Servizio Sanitario Nazionale (NHS), è oggetto di indagine parlamentare e potrebbe avere risvolti penali.
Ma soprattutto ha giocato a sfavore di Starmer l’incapacità di salvare l’economia britannica dai danni causati da quattordici anni di governo conservatore. La disoccupazione giovanile è ai livelli più alti degli ultimi anni, i problemi cronici del Servizio Sanitario Nazionale mostrano scarsi miglioramenti e 50.000 pensionati sono finiti in povertà. Le tensioni razziali hanno raggiunto livelli elevati, alimentate dal problema irrisolto dell’immigrazione.
Starmer è salito al potere nelle elezioni del luglio 2024 in quella che è stata definita una “vittoria schiacciante senza entusiasmo”, in seguito alla conquista di 411 seggi su 650 alla Camera dei Comuni da parte dei laburisti. La sua vittoria non è stata attribuita alla competenza personale o al carisma, ma ai fallimenti clamorosi della serie di primi ministri conservatori, quali Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, che hanno mandato in rovina l’economia applicando il modello thatcheriano: privatizzazione, deregolamentazione, libero scambio.
Nonostante i discorsi sull’equità sociale, Starmer ha mantenuto le politiche neoliberiste della Thatcher, adottate da Blair con il “New Labour”, di cui Mandelson era stato un artefice chiave. Mandelson aveva portato con sé Morgan McSweeney, che era diventato il capo di gabinetto di Starmer. Nel 2017 i due crearono “Labour Together”, finanziato da hedge fund e grandi aziende, per promuovere il modello neoliberista di Blair, e lo usarono per distruggere Jeremy Corbyn, che stava cercando di liberare il Partito Laburista dall’influenza di Blair. Corbyn, oltre a opporsi ai bilanci di austerità di entrambi i principali partiti, voleva invertire il processo di privatizzazione delle ferrovie, istituire una banca nazionale per investire nell’edilizia residenziale al fine di alleviare la carenza di alloggi e rilanciare il settore manifatturiero. Sosteneva inoltre il ritiro del Regno Unito dalla NATO e si opponeva alla guerra in Iraq, scoppiata in parte grazie al ruolo di Blair e dei servizi segreti britannici.
Sempre nel 2017, McSweeney fondò il Center for Countering Digital Hate, che ha svolto un ruolo di primo piano nel diffamare Corbyn (foto) definendolo “antisemita”. Quando Corbyn è stato costretto a dimettersi dalla guida del Partito Laburista, si è aperta la strada a Starmer.
Il favorito per sostituire Starmer è Andy Burnham, che finora ha mostrato ben poco che lo distingua dalla serie di figure di facciata al numero 10 di Downing Street, al servizio degli interessi della monarchia e dei finanzieri imperiali della City di Londra.