Mentre l’OSCE lancia il piano di pace, la NATO reagisce con l’escalation

Il 7 maggio il presidente di turno della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Didier Burkhalter, si è recato a Mosca per presentare al Presidente Putin il suo piano di 4 punti per risolvere la crisi ucraina, che include la partecipazione ai negoziati sia del campo filo-UE che quello filo-russo in Ucraina. Il piano era stato discusso da Burkhalter e dal ministro degli Esteri Frank W. Steinmaier a Basilea il 1 maggio.

Ad una conferenza stampa congiunta con Putin a Mosca, Burkhalter ha dichiarato che “non ci sono motivi per un conflitto tra est e ovest”, un messaggio che ha consegnato anche al Presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy a Bruxelles. La roadmap comprende quattro stadi: cessate il fuoco, disarmo, dialogo ed elezioni. Si comincia con il disarmo di “tutti i gruppi armati illegali”, sotto la sorveglianza dell’OSCE.

Il regime di Kiev però ha respinto l’iniziativa, annunciando la continuazione dell’intervento delle forze speciali contro la popolazione dell’est.

Benché gli Stati Uniti abbiano firmato il trattato dell’OSCE, l’amministrazione Obama ha deciso di non fare più che prendere nota del tentativo di Burkhalter, mentre due autorevoli dichiarazioni della NATO hanno fatto intendere che l’Alleanza occidentale intende procedere con la strategia di escalation contro la Russia. Il 4 maggio, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha affermato che l’Alleanza era “pronta a tutti gli scenari”, compreso “un attacco militare russo contro l’Estonia”.

Due giorni dopo il generale Philip Breedlove, il comandante in capo della NATO, ha dichiarato che le azioni russe in Ucraina hanno creato “un nuovo paradigma” a cui l’Occidente deve rispondere “riposizionandosi” in Europa, compreso lo stazionamento di nuove truppe lungo i confini con la Russia.

Le dichiarazioni di Rasmussen sono state stigmatizzate in Germania da Peter Gauweiler, numero due della CSU, che il 6 maggio in un’intervista televisiva ha dichiarato che Rasmussen è “uno di quei pompieri che amano estinguere il fuoco con la benzina. Considero quest’uomo una catastrofe assoluta”. Il 7 maggio Egon Bahr, protagonista della politica di distensione negli anni Settanta, ha notato che “il segretario generale Rasmussen si muove come se fosse generale, ma in realtà è solo segretario”.

Il giorno seguente Wolfgang Kubicki, vicesegretario della FDP, ha ammonito che la politica di Rasmussen porta dritto a un conflitto con la “Russia che, dopotutto, è una potenza nucleare”. Tutti e tre i politici tedeschi hanno appoggiato l’iniziativa dell’OSCE come l’unica sede attualmente disponibile per raffreddare il conflitto in Ucraina.