Come sarebbe la Conferenza Europea sul Debito proposta dalla Grecia

Sia il partito Syriza sia il partito dei Greci Indipendenti hanno proposto l’organizzazione di una conferenza tra le nazioni europee del tutto simile a quella che portò all’Accordo di Londra del 1953 che regolò la forte riduzione del debito della Germania. La proposta ha fatto il giro delle testate giornalistiche d’Europa.

In un’intervista sul canale inglese BBC4, Alexis Tispras (Syriza) ha affermato: “Ciò che chiediamo è una conferenza europea affinché tutti noi, uniti, affontiamo il problema europeo. Non v’è soluzione al problema al di fuori della cancellazione di una gran parte del debito, della sottoscrizione di un nuovo Memorandum sul rimborso e di una clausola per lo sviluppo”.

“In realtà”, ha aggiunto, “non stiamo chiedendo altro denaro o prestiti per pagare i vecchi debiti. Ovviamente, negozieremo con i nostri partner in modo che tutti, uniti, possiamo affrontare il tema del debito greco”.

Syriza propone che una tale conferenza non si occupi soltanto del debito greco, ma anche dei debiti di altre nazioni, incluse l’Irlanda, il Portogallo e Cipro, che hanno accettato le amarissime condizioni di austerità della “Troika”, al fine di salvare le loro banche fallite.

Il Guardian ha scritto il 17 gennaio che la proposta di Syriza ha ricevuto l’approvazione di uno dei più stimati economisti tedeschi, Hans-Werner Sinn, capo dell’Istituto per la Ricerca Economica di Monaco di Baviera, e di altri economisti francesi e italiani.

La proclamazione di una tale conferenza è una possibilità preziosa non soltanto per sistemare il debito greco, ma anche per riorganizzare e riformare l’intero sistema finanziario europeo. La vera questione non è il debito greco, ma la riorganizzazione fallimentare dell’intera Eurozona e, in termini più lati, del sistema finanziario transatlantico.

Il compito cruciale è la restituzione delle sovranità nazionali agli stati dell’Eurozona, in modo da ripristinare un regime di sistemi nazionali di credito basati sul principio hamiltoniano (vedi) che permetterebbe alle nazioni europee e nordamericane di partecipare all’emergente dinamica di crescita guidata dai BRICS e dalla nazioni loro alleate.


L’accordo di Londra sul debito del 1953

La conferenza sul debito tedesco ebbe luogo nel 1952-53 a Londra e si concluse con il cosiddetto “Accordo sul debito esterno tedesco”. La conferenza si occupò del debito estero privato e pubblico, formatosi durante la guerra, e dei prestiti concessi con il Piano Marshall. Su gran parte del debito, i pagamenti erano fermi dal 1934, anno in cui il governo nazista li aveva sospesi. Il totale di 38,8 miliardi di debito tedesco fu ridotto a 14,5 miliardi.

Il bisogno di una conferenza fu sostenuto degli Stati Uniti nel contesto del Sistema di Bretton Woods e da una risoluzione franco-americana del 1950.

La conferenza di Londra del 1952-53, che produsse un successo economico, consistente nella rapida ripresa nota come “miracolo economico tedesco” – fu condotta sulla base di princìpi opposti a quelli che oggi ispirano le richieste alle nazioni indebitate da parte della “Troika” formata attualmente da FMI, BCE e Commissione Europea di Bruxelles. Quei princìpi erano:

  • La Germania doveva essere messa in grado di pagare i debiti mantenendo un alto livello di crescita e di aumento dei livelli di vita della popolazione;

  • La Germania doveva essere messa in grado di poter pagare i debiti nella sua moneta nazionale, piuttosto che in dollari o in valute straniere forti; e ciò, mentre il marco tedesco sarebbe rimasto leggermente sottovalutato;

  • Il pagamento del debito della Germania non avrebbe mai dovuto superare il 5% dei proventi delle esportazioni annue, e il paese sarebbe stato incoraggiato a sviluppare la sua produzione, in sostituzione delle importazioni, per ottenere una bilancia commerciale attiva.

  • Lo scopo stesso del negoziato era risolvere la questione del debito in modo da facilitare la più rapida ripresa ed espansione dell’economia tedesca ed europea nel suo insieme, come dichiarato espressamente nel preambolo dell’accordo:

“Desiderando rimuovere ogni ostacolo a normali rapporti economici tra la Repubblica Federale Tedesca ed altri paesi e dare così un contributo allo sviluppo di una prospera comunità di nazioni…”

Tutti i debiti pubblici e privati furono risolti in modo globale e tramite un trattato, in modo da non essere soggetti a procedure in tribunali stranieri come nel caso attuale dell’Argentina.

Ci fu una cancellazione di oltre il 60% del debito principale e una riduzione dei tassi di interesse per il debito rimanente. Il debito fu affrontato in modo diretto, senza alcuna istituzione centrale o terzi che lo acquistassero, né emettendo nuovo debito come nel caso dei recenti aiuti a Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro.

Non furono imposte condizioni. Nessuna richiesta di tagli al bilancio o cosiddette “riforme strutturali” per generare un surplus primario allo scopo di pagare un debito impagabile. Non furono richieste misure di austerità.



Secondo il principio della Legge Glass-Steagall

La cosa più importante è che questo avvenne con un sistema finanziario basato sul principio di netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, sancito dalla legge Glass-Steagall, in cui alle banche ordinarie veniva vietato il trading di derivati ed altri strumenti finanziari esotici. Al contempo, esistevano in Germania importanti istituti di credito come la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau (l’ente creditizio per la ricostruzione) che fungevano da istituti di credito hamiltoniani per finanziare l’industria e le infrastrutture. Questo permise di raggiungere rapidamente il pieno impiego.

Da allora non c’è più stata una ristrutturazione del debito simile, o che potesse essere paragonata a quella che rese possibile il cosiddetto miracolo economico tedesco.

Una tale ristrutturazione del debito non sarebbe possibile col sistema attuale, in primo luogo perché il debito è parte di un sistema di gioco d’azzardo bancario, in cui i cosiddetti titoli sovrani sono collegati ad un labirinto di derivati e titoli speculativi.

Oggi, la soluzione al debito ed alla crisi economica dei cosiddetti “paesi periferici” dell’Eurozona, inclusa la Grecia, è soggiogata a un imperativo “antagonistico”. Ovvero, Wall Street e la City di Londra esigono che la BCE stampi migliaia di miliardi di Euro per acquistare, da banche private, il debito sovrano di tutti i paesi europei.

Perché? Per salvare numerose banche strapiene di titoli tossici e derivati legati al settore immobiliare, petrolifero e delle commodities, e ad altre speculazioni, invece di salvare l’economia reale delle nazioni indebitate. Questo imperativo di “bailout”, o salvataggio delle banche, viene promosso con toni quasi isterici dalle banche e dagli esperti finanziari e i loro scribacchini sui media. Se la BCE attuerà questa politica, essa terrà l’Europa inchiodata a un regime inesorabile di crescita zero e di drastica svalutazione dell’Euro, che già solo alla notizia del Quantitative Easing è crollato al di sotto del suo valore di cambio originale rispetto alle valute forti.

Dunque, tutto il sistema bancario e creditizio europeo dovrà essere sottoposto ad una riorganizzazione fallimentare ordinata, come fece Roosevelt con quello americano con la legge Glass-Steagall del 1933, a partire dalla separazione bancaria e la creazione di istituti di credito nazionali simili alla Reconstruction Finance Corporation dei tempi. Solo così l’Europa potrà risolvere la crisi del debito in Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e via dicendo.


Una conferenza sul debito nel 2015

Una nuova conferenza europea sul debito che adottasse i principii dell’accordo del 1953 sarebbe ben diversa. Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, la crisi del debito in Grecia, Irlanda, Portogallo, ecc. è stata il risultato del crollo del sistema finanziario privato transatlantico. I cosiddetti aiuti a questi paesi da parte dei governi europei erano in realtà aiuti al sistema bancario. Solo il 10% dei 240 miliardi di Euro di prestiti ricevuti dal governo greco negli ultimi cinque anni è stato speso in Grecia, l’altro 90% è andato direttamente alle banche creditrici europee. Alla Grecia è stato negato anche un prestito tradizionale in stile Fondo Monetario Internazionale, in cui può essere ripagata solo una porzione del debito, perché anche la minima sforbiciata al debito avrebbe un impatto disastroso sulle banche tedesche, francesi, britanniche e di altre nazioni che detengono gran parte del debito greco. Lo stesso vale per Irlanda, Portogallo e Cipro. In Spagna, sono state rifinanziate direttamente le banche.

Le banche continuano ad essere in bancarotta, con 2-2,5 migliaia di miliardi di sofferenze. Si tratta di una stima al ribasso, che non include le svariate migliaia di miliardi di euro di esposizione in scommesse in derivati.

Dunque, il primo punto all’ordine del giorno dovrà essere una riforma in stile Glass-Steagall, per porre fine al sistema bancario da gioco d’azzardo del “too big to fail”, adottando la netta separazione tra banche ordinarie (commerciali) e banche d’affari. Nel separare le banche, andranno separati anche gli attivi. Lo stato garantirà, e metterà nelle banche ordinarie, solo i risparmi, i titoli di stato ed i crediti legati all’economia reale, la perdita dei quali avrebbe un effetto deleterio sull’economia, e opererà con un regime di disposizioni che proibisca a tali banche di speculare sui mercati.

I titoli speculativi delle banche d’affari saranno esaminati per stabilire quali siano legittimi e quali debbano essere cancellati. Questo condurrà naturalmente ad un drammatico ridimensionamento di tali banche. Molte non sopravviveranno alla riforma.

La conferenza dovrà ristabilire il potere sovrano delle istituzioni nazionali, come uniche autorità riconosciute col mandato politico e legale per attuare una riorganizzazione fallimentare del sistema bancario.

La conferenza non prevederà alcuno schema sovrannazionale mirante a salvare il sistema bancario a spese dei governi nazionali, e quindi a detrimento del bene comune. Essa offrirà la sede in cui risolvere i conflitti che possono emergere nel processo di decostruzione e separazione delle megabanche che operano oltre i confini nazionali.

Alla fine di questo processo, sarà ripristinato il regime delle Legge Glass-Steagall, entro il quale fu condotta la Conferenza sul Debito di Londra negli anni Cinquanta.



Creare una Banca Europea per gli Investimenti nelle Infrastrutture

Il secondo punto all’ordine del giorno sarà affrontare il problema del debito dello Stato senza l’isteria sul contagio e sul “far saltare il sistema”. La conferenza dovrà iniziare affrontando il tema del debito creato per i cosiddetti “prestiti di salvataggio”, che ricade sotto il Meccanismo Europeo di Stabilità Europea (MES), creato per emettere bond garantiti dai governi dell’Unione Europea (UE).

Tra questi bond ci sono i 245 miliardi di Euro alla Grecia, i 76,8 miliardi di Euro al Portogallo, i 68 miliardi all’Irlanda, i 41 miliardi alla Spagna e somme minori a Cipro, Ungheria, Lettonia e Romania. Il totale è 487,75 miliardi di Euro. Il MES è stato capitalizzato dai governi europei con 80 miliardi di capitale versato, inclusi 2,81 miliardi pagati dalla Grecia, ad esempio. Altri 700 miliardi sono stati sottoscritti dai governi, inclusa la Grecia per 20 miliardi, ma non versati. Saranno versati a richiesta. La quota italiana è di 125,4 miliardi.

Tenendo presente il fatto che l’accordo di Londra affrontò il debito nel suo insieme e definitivamente, ciò può essere fatto in vari modi. Si può adottare la modalità dell’accordo di Londra, cancellando il debito principale, riducendo l’interesse e collegando i pagamenti agli introiti dalle esportazioni.

In aggiunta, da parte di tutte le nazioni europee, sarà necessario nuovo credito per la crescita, finanziando il rinnovo e la creazione di moderne infrastrutture economiche, per aumentare la produttività e i salari in tutte le economie dell’UE. La Germania, ad esempio, ha registrato un totale netto negativo negli investimenti per le infrastrutture economiche negli ultimi dieci anni. Le principali banche europee non concedono prestiti né a questo scopo né ad altri scopi, sia alle imprese sia alle famiglie.

L’altra possibilità è prendere esempio da Alexander Hamilton, che utilizzò una parte del debito della Guerra Rivoluzionaria Americana, non rimborsato e parzialmente impagabile, come capitale per una Banca Nazionale. Nel caso attuale, invece d’esser cancellati, i bond potrebbero diventare il capitale di una nuova banca europea per lo sviluppo, che idealmente potrebbe disporre di un capitale di 500 miliardi di euro, ovvero il debito degli aiuti agli stati.

Il MES ha venduto gran parte del debito a istituti finanziari privati. Si potrebbe creare una nuova Banca Europea per il credito alle infrastrutture, o una nuova sezione della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), creata 60 anni fa, al fine di finanziare investimenti nelle infrastrutture eurasiatiche. Chi detiene il debito, sia il MES sia gli istituti privati che hanno acquistato il debito dal MES, sarebbero invitati a investire tale debito nel capitale della nuova banca, o della nuova sezione della BEI, al valore nominale o al valore di mercato, come decidesse la conferenza delle nazioni.

Riceverebbero azioni preferenziali[1] con tassi di interesse superiori a quelli di mercato. Anche se il ripagamento dei titoli del debito sarà a lungo termine, il fatto che essi siano garantiti da tutti gli stati dell’Eurozona consentirebbe alla nuova banca di procurarsi capitale circolante sulla base di tali titoli. Cosa ugualmente importante, il MES riceverebbe il mandato di investire 25-50 miliardi di euro della sua riserva di capitale nel capitale a lungo termine della nuova banca o nella nuova sezione della BEI, e i governi europei potrebbero fare investimenti addizionali.

Anche gli Stati altamente indebitati vincolati agli aiuti, trasformati in capitale a lungo termine, potrebbero fare investimenti di capitale nella nuova banca.

La nuova banca potrebbe chiamarsi European Infrastructure Investment Bank (EIIB-BEII, Banca Europea per gli Investimenti nelle Infrastrutture). Potrebbe cooperare con la nuova banca asiatica Asian Infrastructure and Investment Bank (AIIB-BAII) per gli investimenti nelle infrastrutture e nei collegamenti eurasiatici.

Il governo cinese ha annunciato chiaramente che la sua politica è fare, e condividere, nuovi investimenti infrastrutturali al di fuori della Cina, tramite la nuova BAII, il Fondo per la Via della Seta, il Fondo per la Via Marittima della Seta, e le proprie banche di stato. La Cina sta già facendo tali investimenti in Europa cooperando con il Consiglio dei Governi dell’Europa Orientale e del Sud (CEE), che include la Grecia. La BEII sarebbe un partner naturale per gli investimenti diretti della Cina all’estero, aumentando la sua capacità di investire in nuove infrastrutture in tutta Europa.

Una nuova banca per lo sviluppo avrebbe un mandato forte per elargire crediti a progetti infrastrutturali che integrassero l’Europa nel Ponte Terrestre Mondiale, in cooperazione con le nazioni del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e altre nazioni loro alleate.

Molti di questi progetti vengono presentati nello studio dell’EIR “The New Silk Road Becomes the World Land-Bridge” e nel “Programma per un Miracolo Economico nell’Europa Meridionale, nel Mediterraneo e in Africa”, pubblicato nel 2012, al culmine della crisi del debito europeo.

In termini di infrastrutture di trasporti, l’Europa ha un enorme deficit nelle ferrovie. In Europa orientale, il sistema ferroviario è un disastro. La Polonia, le Repubbliche Ceca e Slovacca, l’Ungheria e quasi tutti gli stati dei Balcani, hanno l’urgenza di ricostruire ed espandere la rete di trasporti ferroviari. Anche se l’Europa occidentale ha un sistema ferroviario ben sviluppato, non solo esso è deteriorato a causa dell’austerità, ma manca della capacità sufficiente al pieno trasporto delle merci, che in molti paesi, inclusa la Germania, può operare solo di notte essendo impossibile il trasporto di merci e passeggeri contemporaneamente.

La seconda priorità sarà il trasporto via acqua, col completamento del canale Senna-Nord Europa, che collegherà la Senna alla Schelda, facilitando la navigazione tra Parigi e i superporti di Anversa e Rotterdam. Altri progetti includono il Canale Danubio-Oder-Elba che collegherà il Danubio al Mare del Nord e al Mar Baltico, attraversando Repubblica Ceca, Germania e Polonia, e il Canale Danubio-Morava-Vardar/Axios-Mar Egeo per cui i cinesi hanno già stilato uno studio di fattibilità.

Un altro progetto sarà ricostruire il sistema di canali in Polonia, per collegare il Canale Mittelland tedesco al sistema di canali della Bielorussia, e la rete europea al Dnieper ed al Volga, consentendo la navigazione verso il Mar Nero e il Mar Caspio.

Con la creazione di una BEII, ciascun paese in Europa potrà creare una banca nazionale di sviluppo corrispondente che da questa riceverà crediti e, a sua volta, elargirà crediti alle imprese che realizzeranno tali progetti.

Queste istituzioni potranno collaborare anche con banche per lo sviluppo al di fuori dell’Europa, soprattutto la BAII creata l’anno scorso dalla Cina, e che ora coinvolge 22 paesi asiatici. In questo modo sarà possibile elargire credito per progetti, ad esempio in Cina, portati avanti da imprese europee, o progetti in Europa portati avanti da imprese cinesi. In effetti, Cina, Russia e altri paesi in Asia ed Africa potrebbero essere invitati ad entrare a far parte della stessa BEII.

La Cina si sta impegnando molto nei Balcani ed in Europa orientale. Ha affittato il terminal per container al porto greco del Pireo, in cui ha già investito centinaia di milioni di Euro, e sta già aiutando i paesi lungo il corridoio Pireo-Belgrado-Budapest a ricostruire ed estendere la loro rete ferroviaria. Alla fine dello scorso anno, la Cina ha tenuto un vertice con i 16 stati dell’Europa centrale ed orientale, in cui si discusse di questi e altri progetti.

Di nuovo, bisogna tenere presente il principio dell’accordo di Londra dell’assenza di condizioni, incluse le misure di austerità o le finte “riforme strutturali” che sono un attacco diretto al lavoro e aprono il paese a una politica liberista che mina l’industria e l’agricoltura nazionali. È necessaria al contrario la costruzione di istituzioni che aumentino la capacità delle economie più deboli di portare a termine questi progetti. Quindi, la BEII diventerà una delle istituzioni primarie per integrare l’Europa nel Ponte Terrestre Mondiale e nel nuovo paradigma di progresso economico reso possibile dai BRICS e altre nazioni.



L’Euro potrà sopravvivere?

Una volta che tutte le nazioni dell’UE saranno al tavolo del negoziato con un spirito di buona volontà e impegnate a risolvere i problemi contribuendo allo sviluppo di una prospera comunità di nazioni, la questione dell’Euro potrà essere affrontata senza l’isteria che ha caratterizzato la discussione da quando è iniziata la crisi.

L’Eurozona era stata creata per facilitare il sistema delle banche “too big to fail” ormai in bancarotta. La crisi ha dimostrato che i principii su cui si basa l’Eurozona sono un fallimento e che essi hanno avuto conseguenze catastrofiche per i Paesi come la Grecia.

Come ha appena fatto la Svizzera, i paesi dell’UE che hanno mantenuto la loro valuta nazionale si sganceranno dall’Euro.

Se dovrà esistere una valuta comune, dovrà conformarsi al nuovo sistema creditizio creato dopo una riforma alla Glass-Steagall, e servire alle esigenze di sviluppo delle nazioni europee. Ad esempio, in paesi in cui c’è una grave carenza di infrastrutture di base, come la Grecia ed il Portogallo, le risorse della nazione andranno aumentate con crediti esteri per le infrastrutture, e non andare disperse nello sviluppo immobiliare speculativo, come è appena accaduto in Spagna, Grecia e altri paesi.

Queste nazioni dovranno ricominciare a emettere moneta legale per pagare i dipendenti statali e finanziare i programmi, gli appalti e via dicendo, e dovranno emettere titoli di stato nella propria valuta nazionale per gli investimenti nella produttività nazionale. Tasse e accise dovranno essere anch’esse denominate in moneta nazionale.

Diventerà presto evidente che il modo più efficace di adempiere a questo compito sarà tornare ai poteri degli stati nazionali. Col ritorno ad una banca nazionale, una Banca Europea di Investimento nelle Infrastrutture potrà elargire crediti ai progetti infrastrutturali e industriali necessari, che integreranno l’Europa nella prospettiva del Ponte Terrestre Mondiale e dei BRICS.