Ai blocchi di partenza l’Asian Infrastructure Investment Bank

Man mano che si avvicina la scadenza del 31 marzo per la creazione della Asian Infrastructure Investment Bank (BAII/AIIB), numerosi paesi hanno improvvisamente annunciato l’intenzione di aderire come membri fondatori.

Mentre molti paesi asiatici hanno colto al volo l’opportunità di contribuire a fondare la banca, proposta dalla Cina nel 2013 esclusivamente per finanziare progetti infrastrutturali, i cosiddetti paesi avanzati erano molto più riluttanti, per via delle forti pressioni da Washington.

Le cose sono cambiate il 12 marzo, quando il governo britannico ha annunciato che sarebbe diventato il 28esimo membro fondatore della BAII, a quanto pare per godere del “vantaggio della prima mossa”, come ha fatto notare il Financial Times. A quel punto si sono rotti gli argini. Poco dopo, con una dichiarazione congiunta, anche Italia, Francia e Germania hanno annunciato la propria intenzione di aderire. Poi sono venuti il Lussemburgo, la Svizzera e la Nuova Zelanda, seguiti probabilmente da Australia e Corea del Sud.

Gli Stati Uniti restano ancora visibilmente assenti, nonostante le ripetute offerte da parte di Pechino. Infatti, il 18 marzo il quotidiano cinese Xinhua ha pubblicato un articolo dal titolo: “Allora, Washington, che cosa aspetti?”, che inizia: “Benvenuta Germania! Benvenuta Francia! Benvenuta Italia!”.

L’amministrazione Obama teme che la nuova banca faccia concorrenza alla Banca Mondiale ed all’Asian Development Bank, dominate entrambe da Stati Uniti e Giappone. Quando, dopo il crac del 2008-2009, la Cina tentò di avere più voce in capitolo nel Fondo Monetario Internazionale (FMI) e nella Banca Mondiale, la richiesta fu respinta dal Congresso americano.

Per questo motivo la Cina ha deciso di usare i suoi tremila miliardi di dollari di riserve valutarie per creare una nuova istituzione finanziaria, la BAII, esclusivamente impegnata ad elargire crediti per le infrastrutture in paesi non sviluppati. Questa iniziativa è coerente con la strategia “win-win” della Nuova Via della Seta, vantaggiosa per tutti i paesi che ne fanno parte.

Al Forum Asiatico di Boao, che si terrà il 26-29 marzo, Pechino dovrebbe presentare il suo piano per realizzare centinaia di importati progetti infrastrutturali lungo la Cintura o Via della Seta, a quanto riferisce Xinhua. Tra questi progetti ci sono ferrovie, strade, energia, tecnologia dell’informazione e parchi industriali da avviare nei prossimi anni. I progetti si estenderanno a “Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan, Pakistan ed altri paesi che confinano con la Cina”.

L’articolo di Xinhua fa notare che mentre il TPP (Trans-Pacific Partnership) voluto dagli Stati Uniti esclude espressamente la Cina, “la BAII è aperta a tutti gli interessati, inclusi gli Stati Uniti. Quindi, Washington, che cosa aspetti?”