Rullo di tamburi di guerra contro Siria e Iran

La propaganda di guerra per il cambio di regime in Siria ed Iran continua ad aumentare, anche se cresce la consapevolezza che un simile atto, provocando le reazioni della Russia e della Cina, condurrebbe inevitabilmente alla terza guerra mondiale termonucleare.

L’edizione in lingua inglese del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, Ynet, ha pubblicato il 28 dicembre un appello dal titolo “Il mondo dovrebbe bombardare la Siria”, che include interviste a due sedicenti esuli siriani, “Rahim” ed “Amar,” che chiedono al Presidente Obama di ordinare agli aerei di guerra americani di bombardare la Siria per rovesciare Bashar Assad, come fece in Libia per destituire Gheddafi.

Se tempo fa la NATO bombardò il Kosovo, si chiedono i due “attivisti” siriani, “perché [ora] questa ipocrisia?”. Eli Lake, ex direttore del quotidiano conservatore New York Sun, scrive oggi sul Daily Beast che Israele ha avviato una vera e propria mobilitazione diplomatica contro il ministro della Difesa americano Leon Panetta, per aver egli osato criticare quel paese nel suo discorso del 2 dicembre al Saban Center presso la Brookings Institution. Stando a Lake, l’ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren ha protestato ufficialmente contro Panetta, causando una svolta nella politica degli Stati Uniti, portando l’amministrazione Obama più vicina ad un attacco contro l’Iran.

Sempre secondo Lake, il giorno in cui Panetta chiese ad Israele di tornare “indietro, alla dannata tavola” con i palestinesi, a Washington era in corso un dialogo dialogo tra Stati Uniti e Israele di frequenza annuale, in cui i funzionari israeliani presentarono nuove “prove” della presenza in Iran di impianti segreti già in funzione per l’arricchimento dell’uranio con scopi bellici.

La visita di Ehud Barak a Washington di due settimane fa è stata seguita da una visita di una delegazione americani in Israele, guidata da Wendy Sherman e Robert Einhorn, intesa a modulare le differenze di veduta, ancora esistenti, dei due paesi. Per Israele l’Iran fu già capace, nel 2005, di creare bombe atomiche. Due anni dopo l’arresto temporaneo delle operazion. La comunità d’intelligence americana, d’altra parte, sia nel 2007 sia nel 2011 ha prodotto dei documenti chiamati “Stime di Intelligence Nazionale”, che si concludono negando qualunque attività di costruzione di armamenti nucleari.

Mentre proseguono le manovre navali iraniane nell’Oceano Indiano, è iniziata una nuova guerra di parole, con il vicepresidente iraniano ed un importante ammiraglio della Marina iraniana che hanno minacciato la chiusura dello stretto di Hormuz se l’Occidente tenterà di imporre un blocco delle importazioni del petrolio iraniano.

In un commento alla CNN ieri, il dott.Trita Parsi, capo del National Iranian American Council (NIAC), avverte che “se non ci sarà un rinnovamento della diplomazia, la guerra con l’Iran è dietro l’angolo”. Citando gli ammonimenti del vicepresidente iraniano e le minaccie provenienti dall’Occidente, Parsi ha avvisato che “le politiche della pressione in assenza di vera diplomazia ha una logica per suo conto. Semplicemente questa formula ci porta allo scontro, che lo vogliamo o no”. Il prezzo del petrolio è già schizzato verso l’alto dopo le minacce di blocco dello stretto di Hormuz, che hanno fatto aumentare i premi sulle consegne attuali e future di petrolio. Parsi critica il Presidente Obama per aver abbandonato nel giro di poche settimane la sua tanto decantata diplomazia con l’Iran. Mentre Brasile e Turchia sono riusciti a convincere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati, Obama sembra solo interessato a sanzioni e pressioni. “La diplomazia non potrà funzionare a queste condizioni vincolanti” avverte Parsi in conclusione. E tutto quello che resta, se non ci sarà un cambiamento di direzione a Washington “sono le ripercussioni catastrofiche di uno scontro militare”.