Sul sabotaggio britannico della delegazione della Lega Araba in Siria

All’arrivo, ieri, di sessanta delegati della Lega Araba ad Homs, in Siria, un oleodotto di fornitura cittadina è stato fatto saltare in aria da “un gruppo di terroristi armati”, stando a quanto riferisce l’agenzia stampa ufficiale Sana citando un portavoce del governo. Si tratta dello stesso oleodotto preso di mira il 12 dicembre scorso. Questo è il quinto attacco ad infrastrutture energetiche del paese nell’ultimo periodo.

La delegazione della Lega Araba, guidata dal generale sudanese al-Dabi, ha incontrato il governatore e le forze dell’opposizione di Homs. Il generale ha detto ai giornalisti che “i nostri fratelli siriani stanno cooperando molto bene e senza alcuna renitenza”. La Lega Araba, inoltre, ha negato ufficialmente quanto era stato riferito dalla televisione saudita Al Arabija, cioè che un militare siriano avrebbe “ferito” uno dei suoi osservatori.

Nessuna delle affermazioni della Lega Araba è piaciuta all’Osservatorio per i Diritti Umani, controllato da Londra, e dal Consiglio Nazionale Siriano, ugualmente formato e controllato nella capitale inglese. Così, quegli enti hanno cominciato a denunciare la delegazione araba e a chiedere che l’intera faccenda sia passata al vaglio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre si stanno armando e addestrando “cani da guerra” mercenari in vista di azioni militari vere e proprie.

Il New York Times di oggi difende la causa britannica: “Alcuni critici sollevano dubbi sulla possibilità o la volontà di lavorare indipendentemente dal governo del presidente Assad, e sulla capacità dei membri della delegazione di comprendere un conflitto che sembra sempre più una guerra civile”. Il quotidiano, tuttavia, ha dovuto ammettere che l’Osservatorio sui Diritti Umani ha fornito rapporti su un presunto grande numero di civili feriti che “non hanno potuto essere confermati in modo indipendente” e che l’agenzia Reuters, al contrario, riferisce di “ambulanze colme di soldati governativi feriti”.