Lavrov ammonisce: l’autunno arabo condurrà all’inverno nucleare?

Nel corso di un’intervista concessa il 27 settembre al conduttore televisivo americano Charlie Rose, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha parlato della possibilità che gli avvenimento attuali in Medio Oriente, in particolare il tentativo di provocare una guerra contro Siria e Iran, conducano alla guerra nucleare. Parlando metaforicamente, si è riferito all’escalation di violenze in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa come un “autunno arabo”, dicendo che spera che non verrà seguito da un “inverno nucleare”, una battuta a doppio senso perché l’inverno segue l’autunno ma è anche un riferimento al ben noto effetto climatico di una guerra termonucleare.

Lavrov ha risposto così alle insistenti domande di Charlie Rose sul rifiuto della Russia di appoggiare un intervento militare esterno per rovesciare il Presidente siriano Bashar al-Assad, come è stato fatto in Libia nel 2011.

Il giorno dopo, durante il suo intervento all’Assemblea Generale dell’ONU, Lavrov ha ripetuto gli avvertimenti su un intervento militare esterno contro Siria ed Iran, puntando il dito contro la cosiddetta dottrina della “responsabilità di proteggere” e definendola una minaccia diretta all’intero ordine mondiale. Sia Lavrov che il Presidente russo Putin hanno ammonito più volte, nelle ultime settimane, che un’escalation nell’area avrebbe conseguenze incalcolabili. E sia il capo di Stato Maggiore dell’Esercito russo Generale Makarov che il Primo ministro Medvedev hanno sottolineato il pericolo di una guerra nucleare.

Anche dagli Stati Uniti continuano a giungere avvertimenti. Il 28 settembre la rivista Foreign Policy ha pubblicato un lungo articolo dello storico Mark Perry che denuncia i piani israeliani per condurre un raid in stile Entebbe contro gli impianti per l’arricchimento nucleare a Fordow, in Iran. Perry aveva ricevuto informazioni dettagliate su studi appena completati dal Comando Centrale.

Il Generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori riuniti, ha ammonito ripetutamente Israele dal lanciare tale attacco unilaterale contro l’Iran, sostenendo che danneggerebbe in modo minimo l’Iran, ma convincerebbe definitivamente Teheran a procedere con i piani per sviluppare un’arma nucleare, piani che in questo momento non sta perseguendo. Provocherebbe inoltre una rappresaglia asimmetrica contro le forze militari americane stazionate nel Golfo Persico ed in Afghanistan, e potrebbe degenerare in una guerra generale tra Stati Uniti, Russia e Cina.

Sempre il 28 settembre, un articolo del New York Times cita l’ex direttore della CIA Gen. Michael Hayden, che avverte che un attacco israelian contro l’Iran potrebbe indurre gli iraniani a sviluppare la bomba nucleare. L’articolo era provocatoriamente intitolato “Come aiutare l’Iran a sviluppare la bomba”.

Tutti gli interventi recenti su come evitare la guerra riflettono la preoccupazione crescente tra un vasto gruppo di esperti di sicurezza nazionale, che il Premier israeliano Benjamin Netanyahu sia capace di ordinare un attacco all’Iran in qualsiasi momento, e che il Presidente Obama non sia stato capace finora di mandare un avvertimento a Israele sufficientemente chiaro, in modo da ridurre il rischio di un attacco da “breakaway ally”, ovvero da alleato che agisce per conto proprio.

Nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’ONU il 28 settembre, Netanyahu ha mostrato il disegno di una bomba in stile fumetto, tracciando una linea rossa ad indicare la soglia prevista da Israele per un attacco, soglia che l’Iran avrebbe già superato; il che ha indotto un rinomato giornalista israeliano ad ammonire che Netanyahu non è più mentalmente adatto a fare il primo ministro, e che ha già il dito sul grilletto.

Non è adatto neanche Obama, che ha tuonato all’Assemblea Generale, nel suo tono tipicamente imperiale: “Non commettiamo un errore: un Iran dotato di arma nucleare non è una minaccia che può essere contenuta”. E perché no, si chiedono in molti? Forse perché non è nell’interesse dell’Impero Britannico?