LaRouche: rispondere alla crisi pensando come Brunelleschi

“Volete un consiglio per rispondere alla crisi mondiale? Imparate a pensare come Brunelleschi!”

Questo è il consiglio dato da Lyndon LaRouche, parlando l’1 dicembre del geniale architetto della Cupola del Duomo e della Basilica di San Lorenzo a Firenze, che stabilì una rottura con i modi passati di pensare e di sperimentare, rinnovando radicalmente la comprensione dei princìpi fisici e delle loro applicazioni.

La storia, infatti, è segnata da “periodi di scoperta” separati da fasi di degenerazione, come quella in cui ci troviamo.

Mentre Obama vanta un miracolo economico per gli Stati Uniti, la realtà è ben differente.

Un recente studio mostra una crescita del tasso di mortalità tra gli americani bianchi, in particolare tra i maschi in età lavorativa: come si può parlare di ripresa economica?

Le presidenze di Bush e di Obama hanno sprofondato gli Stati Uniti in un’epoca buia economica e culturale, comparabile al tempo della “terapia d’urto” imposta alla Russia l’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, negli anni Novanta.

Come allora in Russia, ora negli Stati Uniti è in corso una vera e propria epidemia di tossicodipendenza e di decessi per overdose, che si accompagna al degrado sociale dovuto alla disoccupazione e allo spostamento dell’enfasi dal progresso sociale per mezzo della scienza verso il profitto di un’oligarchia puramente finanziario.

D’altra parte, ieri la deputata Tulsi Gabbard, di ritorno dalla visita a Parigi e al Cairo di cui abbiamo riferito (http://movisol.org/in-disaccordo-con-obama-sulla-siria-due-deputate-americane-accorrono-a-parigi/ vedi), ha sfidato due funzionari del Dipartimento della Difesa dicendo la verità sulla politica di Obama nei confronti della Repubblica della Siria e di come questa politica rischi di portare alla guerra nucleare.

Durante un’audizione della Commissione sui Servizi Armati, la Gabbard ha iniziato così esordito, rivolgendosi al Segretario della Difesa Ash Carter e al Capo dello Stato Maggiore Congiunto Joseph Dunford: “Poiché la nostra politica di rovesciamento del governo siriano di Assad ci ha portati, in sostanza, a uno scontro diretto, tête-à-tête, con la Russia, ho una domanda importante a riguardo”.

“Quante testate nucleari”, ha proseguito, “ha pensato di usare la Russia contro gli Stati Uniti, e quante pensano di usarne gli Stati Uniti contro la Russia?”

Il Segretario di Stato Carter ha ovviato, dicendole che le avrebbe risposto per iscritto.

Allora la Gabbard ha incalzato: “Bene. Sarebbe corretto dire che entrambe le nostre nazioni hanno la capacità di lanciare queste armi nucleari in pochi minuti?”

Carter, allora, ha risposto: “Noi sì”.

Al che la Gabbard ha continuato con altre domande sulla situazione siriana e sulla politica anti-russa, cioè sul potenziale immediato che si scateni una guerra nucleare.

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Nonostante questa discussione al Congresso sulla follia di Obama, la NATO ha dato corso al vertice interministeriale a Bruxelles, che secondo l’agenda di Londra e di Washington dovrebbe approvare un impegno a sostenere maggiormente la Turchia con materiale d’aviazione, in aggiunta agli F15 che sono già impiegati per sorvolare il confine turco-siriano.

Come ha detto la Gabbard ai funzionari fedeli a Obama, poiché l’ISIS non ha “risorse aeree, posso solo presumere che lo scopo di questi aerei sia di mirare ad aerei russi…”

Vi è chiaro il pericolo in cui incorriamo oggi.

Per il collasso economico e sociale in atto e per la politica estera di guerra permanente è necessario innanzitutto destituire Obama e riprendere in mano le redini dell’economia, per riaccendere il “faro della speranza”.

Non sarà sufficiente scartare il marcio, ma sarà necessario operare dall’alto, riportando al centro dell’economia il principio della creatività umana, vero fondamento dello sviluppo e del progresso materiale e spirituale. Dobbiamo infatti sostituire la fase di degenerazione con qualcosa di nuovo. Per farlo occorrerà raggiungere la qualità di pensiero e di carattere che ci consenta di arrestare “la pessima storia che si sta svolgendo”.

La storia, infatti, non è qualcosa che “vi accade”, ma che fate.