La replica dell’Iraq: Blair orchestra la menzogna delle armi di distruzione di massa in Siria

Le stesse persone che hanno imbrogliato il mondo per trascinarlo nella guerra in Iraq lo stanno imbrogliando di nuovo inventando le stesse storie di armi di distruzione di massa, per trascinarlo in una guerra contro la Siria. Al centro della fazione interventista che trascina la NATO è infatti l’ex Premier Tony Blair, esattamente come all’epoca della guerra in Iraq nel 2003.

Da una settimana sui media di tutto il mondo rimbalzano notizie sulla presunta intenzione del presidente siriano Assad di usare armi chimiche contro la propria popolazione. Sia il Presidente Obama che il segretario di Stato Hillary Clinton hanno lanciato avvertimenti minacciosi, mentre i telegiornali e i siti web annunciavano la falsa notizia che gli aerei siriani avevano già caricato bombe di gas sarin.

Certamente la presenza negli USA di Blair in quei giorni non era accidentale. Blair è impegnato in prima persona ad alimentare la propaganda anti-Assad e ad organizzare i sostegni per i ribelli siriani.

Un altro membro della banda, il ministro degli Esteri britannico William Hague, ha detto ai giornalisti l’8 dicembre in Bahrein che egli e l’amministrazione Obama avevano lanciato avvertimenti diretti al regime siriano, dopo aver visto “le prove” dei preparativi per usare le armi chimiche. Quando gli è stato chiesto di che prove si tratti, Hague ha risposto: “Non possiamo assolutamente essere specifici perché queste informazioni vengono da fonti di intelligence”.

Numerosi esperti contestano questa propaganda. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto alla stampa che Mosca ha verificato scrupolosamente le accuse sulle armi chimiche ed è giunta alla conclusione che si tratti di disinformazione. Lavrov ha detto che il governo Assad ha fornito assicurazioni credibili che non ha alcuna intenzione di usare le armi chimiche contro i cittadini siriani.

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha dichiarato il 7 dicembre che il suo ufficio non ha alcuna conferma delle notizie sull’uso delle armi chimiche, e l’idea che la Siria attacchi militarmente la Turchia è assurda.

Nel frattempo la nuova Entente Cordiale Anglo-franco-americana fa sempre più affidamento sui combattenti di Al Qaeda per rovesciare Assad, in una replica dell’alleanza che rovesciò Gheddafi nel 2011. Ormai tutti riconoscono che la fazione ribelle più agguerrita e ben armata in Siria sia Jabhat al-Nuṣra (Fronte al-Nuṣra), composta di membri iracheni e siriani di Al Qaeda che hanno già fatto esperienza di combattimento contro le truppe americane in Iraq. A questa succursale di Al Qaeda sarebbero da attribuire la maggior parte degli attacchi kamikaze e delle azioni militari riuscite contro le forze governative.

Sono mesi che il Dipartimento di Stato cerca di piazzare Jabhat al Nusra sulla lista delle organizzazioni terroristiche internazionali, ma questa decisione è stata rinviata a dopo il rovesciamento di Assad.

Secondo fonti altolocate di intelligence USA, a questo punto i neo-salafiti sono talmente dominanti tra le file dei ribelli che sarebbe ingenuo pensare di poterli escludere dal dopo-Assad. La “nuova” leadership politica e militare dei ribelli messa assieme da europei e americani il 7 dicembre è dominata da membri della Fratellanza Musulmana siriana, i quali hanno già fatto sapere di non voler cessare la collaborazione con Jabhat al Nusra e altre organizzazioni Jihadiste.

Il pericolo maggiore è quello di un coinvolgimento diretto della NATOo degli USA nell’assalto finale contro Assad, un passo che porterebbe ad un braccio di ferro tra alleanza occidentale e Russia-Cina. Sono proprio i militari ad essere spaventati dalle conseguenze della politica di “regime change”.