Il secondo giornale indiano in lingua inglese, con una circolazione di 1,5 milioni di copie, ha pubblicato un’intervista esclusiva con Helga Zepp-LaRouche, dal titolo “Dopo la Via della Seta, il ponte terrestre mondiale?” L’intervista è stata condotta mentre la fondatrice dello Schiller Institute era in Cina per partecipare all’incontro T20 (cfr. EIR Strategic Alert 31/16) ed è stata pubblicata il giorno in cui si è aperto il G20 (vedi http://www.thehindu.com/news/international/interview-with-helga-%20zepplarouche-cofounder-of-the-schiller-institute/article9066424.ece).

L’articolo-intervista inizia con l’affermazione: “L’iniziativa cinese di connettività ‘Una Cintura Una Via’, che si ispira fortemente al corridoio terrestre eurasiatico, un progetto promosso dallo Schiller Institute, dovrebbe essere seguita da un Ponte Terrestre Mondiale che colleghi il Nord America alla Nuova Via della Seta”.

Prosegue affermando che, per la signora LaRouche, “il Ponte Terrestre Mondiale è la prosecuzione naturale del Ponte Terrestre Eurasiatico, l’iniziativa di mega-connettività che farà rivivere l’antica Via della Seta in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli culturali e di civiltà andati perduti”.

Nel corso dell’intervista, la signora LaRouche elenca le varie proposte presentate dallo Schiller Institute dalla caduta del muro di Berlino per sviluppare l’Eurasia, in particolare con progetti infrastrutturali, e poi espandendoli ai collegamenti tra tutto il mondo, tramite un ponte terrestre.

L’articolo si conclude citando la signora Zepp-LaRouche: “Nel settembre 2013, quando il Presidente Xi Jinping in Kazakistan annunciò la Nuova Via della Seta, ne fummo molto felici. Ma non so se questa fosse una iniziativa cinese indipendente o se noi avessimo qualcosa a che fare con essa. In realtà non è rilevante. Le idee sono importanti, perché sono le idee che cambiano la storia”.

L’articolo di The Hindu è stato pubblicato da numerosi siti in Asia, incluso quello del Khan Study Group in India.