Helga LaRouche sulla bufala della “trappola del debito” cinese

Il programma “Dialogo: Le idee sono importanti”, trasmesso dalla CGTN il 2 dicembre, è stato dedicato a fare il punto sulla Belt and Road Initiative ad otto anni dal suo lancio. Helga Zepp-LaRouche, in collegamento con lo studio, ha proposto che per valutare l’importanza della BRI si dovrebbe immaginare come sarebbe il mondo se non fosse stata mai lanciata. Se non avesse approfittato dei numerosi progetti avviati dalla Cina nello spirito della cooperazione win-win, il settore in via di sviluppo sarebbe in una situazione molto peggiore. Un esempio è il recente completamento del corridoio ferroviario di 400 km in Laos, che collega la città cinese di Kunming a Vientiane, ha detto, contrapponendo la BRI all’ideologia malthusiana espressa da gente come Klaus Schwab e dal World Economic Forum, secondo cui lo sforzo per debellare la povertà sarebbe la causa principale della cosiddetta catastrofe climatica.
L’altro ospite del programma, l’analista singalese Shiran Illanperuma, ha sottolineato l’importanza del porto di Hambantota costruito dai cinesi nel suo Paese. Il progetto è citato continuamente dai commentatori occidentali come prova che Pechino avrebbe attirato lo Sri Lanka nella “trappola del debito”, ingrandendo e ammodernando il porto per poi prenderne possesso. Questa critica, ha detto Illanperuma, è “una sciocchezza. I fatti parlano da soli”. Solo il 10% del debito dello Sri Lanka è verso la Cina, mentre il 50% è in titoli “in mano per la maggior parte a banche e istituti finanziari statunitensi. Verso la Cina abbiamo lo stesso volume di debiti che dobbiamo al Giappone o all’ADB [Asean Development Bank], ma nessuno dice che siamo caduti nella trappola del debito giapponese o dell’ADB”.
Inoltre, ha proseguito, lo Sri Lanka non ha mai sospeso i pagamenti del prestito contratto per il porto di Hambantota. Tuttavia, nel 2017 ci fu una grave crisi della bilancia dei pagamenti, che costrinse il governo a recarsi dal FMI e in seguito a disinvestire dal porto. E il miliardo di dollari pagato da un’impresa cinese per noleggiare il porto per 99 anni “è stato usato per incrementare le nostre riserve. Non c’è stato default, non c’era debito”.
Riguardo alle migliorie infrastrutturali in generale, il porto di Hambantota è un progetto a lungo termine che, secondo gli esperti, dovrebbe incrementare il PIL di quasi 12 miliardi di dollari all’anno.