Gli attentati di Parigi cambiano tutto: la NATO si unisca alla Russia per annientare lo Stato Islamico

L’Europa e gli Stati Uniti sono rimasti scossi dai barbari attentati di Parigi. Sono ormai in molti, d’altra parte, a chiedere la fine immediata della folle politica di cambiamento di regime nei confronti della Siria, che rischia di provocare lo stesso caos che ha fatto seguito alle analoghe operazioni in Iraq e in Libia. Solo collaborando con i russi sarà possibile neutralizzare l’ISIS.

Il Presidente russo Putin ha dichiarato sabato scorso:

“È chiaro che per combattere con efficacia il male abbiamo davvero bisogno di unire gli sforzi dell’intera comunità internazionale”.

L’Amm. James Stavridis, ex Comandante della NATO, ha dichiarato a Foreign Policy che la Francia potrebbe contare sul ricorso della NATO al noto Articolo 5, autorizzando l’Alleanza Atlantica a rispondere agli attacchi, con lo “scopo fondamentale di sconfiggere lo Stato Islamico in Siria e distruggere l’infrastruttura da esso creato in quella regione”. Ha aggiunto un aspetto importante: “La Russia dovrebbe essere invitata a partecipare, a fianco della NATO e ad altri membri della coalizione, all’offensiva contro lo Stato Islamico”.

Sempre sabato, a Vienna, il Segretario di Stato John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov hanno presieduto un accordo tra molte nazioni favorevoli ad un cessate il fuoco in Siria, della durata di diciotto mesi utili per avere nuove elezioni. Il Presidente siriano Assad non è esluso da questo processo.

Il giorno dopo, il Presidente americano Obama e il Presidente russo Putin hanno parlato ai margini del vertice dei G20 in Turchia, laddove un funzionario della Casa Bianca ha riferito a Reuters che

“Il Presidente Obama e il Presidente Putin sono d’accordo sulla necessità di una transizione politica guidata e gestita dalla Siria, che potrebbe essere preceduta da negoziati mediati dalla Nazioni Unite tra l’opposizione siriana e il regime e da un cessate il fuoco”.

Dalla Germania la Presidente del BueSo (MoviSol tedesco) Helga Zepp-LaRouche ha sostenuto che gli americani devono comprendere che “nulla sarà come prima in Europa, dopo questo”. Colpire intenzionalmente le persone nelle attività di tutti i giorni – ai concerti, alle partite di calcio, nei ristoranti – serve a mostrare la vulnerabilità di tutti, non soltanto in Francia, ma in tutta Europa. Ha riferito che alcune fonti europee ad alto livello sono ben consapevoli che i servizi segreti americani e britannici hanno apertamente sostenuto i terroristi, sia tramite i sauditi sia direttamente, come ha già spiegato il gen. Michael Flynn, ex capo della Defense Intelligence Agency.

Ha ricordato che a gennaio, nel giorno dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, l’ex senatore americano Bob Graham dichiarò ad una conferenza stampa teletrasmessa dal LaRouchePAC che se le 28 pagine dell’inchiesta parlamentare sull’11 settembre 2001 fossero state rese pubbliche, quell’attacco di Parigi non sarebbe accaduto. Le 28 pagine documentano il ruolo saudita nel finanziare gli attentati dell’11 settembre 2001. Ora, aggiunge la signora LaRouche, dobbiamo concentrare nuovamente i nostri sforzi affinché quelle pagine siano davvero pubblicate, per dimostrare che Obama è in aperta alleanza con i terroristi col fine di arrivare ad un cambiamento di regime in Siria.

Il Sen. Mike Gravel ha reso noto una lettera di introduzione a un documento legale che dimostra che la sua vittoria presso la Corte Suprema nel 1971 – allorché la Corte sentenziò che la fuga di notizie sui “Pentagon Papers” presso il Congresso, da lui voluta, era stata un’azione costituzionale – è valida anche per le 28 pagine, e qualunque membro del Congresso dovrebbe poterli leggere durante le procedure stabilite dal Congresso stesso. Su ispirazione dell’amico Gravel, LaRouche ha dunque auspicato una piena mobilitazione nei prossimi giorni affinché le 28 pagine siano distribuite presso tutti i rappresentanti al Congresso, alla stampa e ai cittadini.

LaRouche sottolinea che Obama è ormai screditato in tutto il mondo, e che la gente non si fiderà degli Stati Uniti finché rimarrà alla Casa Bianca.