Attentati di Bruxelles: Erdoğan non ci dia lezioni!

Com’è ovvio, al pari di tanti colleghi nel mondo, i servizi segreti belgi non sono perfetti e, nel caso di Ibrahim el-Bakraui, servirà chiarire numerosi interrogativi.

Ciononostante, è intollerabile che la critica venga da un Capo di Stato, pronunciata durante una conferenza stampa organizzata per l’occasione, nel momento in cui nessuno ignora il ruolo assunto dal suo Paese nel facilitare gli spostamenti dei terroristi islamici sui territori siriano e iracheno, ricavando un profitto dal traffico del petrolio venduto dall’ISIS.

Erdoğan è dotato improvvisamente di un prescienza assai stupefacente. Il 18 marzo, cioè due giorni dopo l’attentato nella capitale turca con l’esplosione dell’automobile nei pressi dello Stato Maggiore dell’esercito turco, il Presidente turco Erdoğan, senza dubbio infuriato per le critiche provenienti da Bruxelles per la deriva totalitaria del suo regime e per la repressione brutale da lui voluta dei curdi che sono stati gli unici ad assicurare vittorie di terra contro l’ISIS, ha fatto il minaccioso, affermando che “nulla impedisce che la bomba esplosa ad Ankara esploda a Bruxelles o in un’altra vile città europea…”

“I serpenti che metti nel tuo letto possono morderti in ogni momento”, ha precisato, da buon conoscitore.

La politica di Erdoğan ha portato il terrorismo nel suo Paese tanto quanto la politica belga, europea e della NATO hanno portato il terrorismo a casa nostra.

E mentre ancora non si è raffreddato il sangue delle vittime degli attentati di Bruxelles, Erdoğan ci mette sotto pressione. Crede così di deviare l’attenzione pubblica dalle sue responsabilità, ma soltanto i ciechi non vedono che il sultano è nudo.

Questa dichiarazione è stata pubblicata dal movimento di LaRouche in Belgio, Agorà-Erasmus