La politica estera della Merkel fortemente sotto attacco dall’interno

La Cancelliera tedesca Angela Merkel è stata fortemente criticata la settimana scorsa per il suo rifiuto di invitare il Presidente russo Putin al G7 in Baviera. Tra i critici due ex cancellieri, Helmut Schmidt e Gerhard Schröder, il presidente dell’influente Ostausschuss dell’industria tedesca (Commissione per il Commercio con l’Est) Eckhard Cordes, ed il presidente del Forum Tedesco-Russo Matthias Platzeck. La Merkel è stata criticata perfino dal suo stesso ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.

Quest’ultimo ha dichiarato il 4 giugno: “Ritengo che non sia nel nostro interesse mantenere il format G7 a lungo termine” in quanto “abbiamo bisogno urgente della Russia per contribuire a risolvere i conflitti vicini all’Europa e in Siria, Iraq, Libia e la questione del nucleare iraniano”. Si tratta di un chiaro dissenso con Angela Merkel, che ha dichiarato in un’intervista all’agenzia stampa tedesca dpa il giorno dopo che per via dei “valori fondamentali” che a suo dire la Russia avrebbe “gravemente violato” è stata presa la giusta decisione di non invitare Putin al G7.

In un commento del 6 giugno Lyndon LaRouche sottolinea l’importanza strategica dell’opposizione alla Merkel proveniente da questi tre leader dell’SPD, che riconoscono che se non verrà fermata la sua politica antirussa, condurrà ad una guerra, e molto probabilmente ad una guerra termonucleare. In questo momento, ha aggiunto LaRouche, la Germania è l’unico paese in Europa che potrebbe fermare la guerra contro la Russia.

Sempre la scorsa settimana la Merkel ha subìto una cocente sconfitta su un altro fronte, in cui sosteneva la posizione di Obama, quello dell’Egitto. Pur essendosi rifiutata di incontrare il Presidente egiziano el-Sisi per motivi cosiddetti umanitari, per via della forte pressione interna è stata costretta a riceverlo ufficialmente ed a farlo parlare ad un incontro di 180 esperti industriali ed ingegneri tedeschi e 120 egiziani a Berlino.

Il viaggio del Presidente egiziano era stato preparato, in stretta collaborazione con l’industria tedesca, dal vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel, che aveva partecipato alla conferenza internazionale sui progetti infrastrutturali egiziani tenutasi in marzo a Sharm el-Sheikh.

Il segno più evidente del fallimento della linea intransigente della Merkel è l’accordo da otto miliardi di Euro, il più grande contratto singolo mai sottoscritto dalla Siemens, concluso durante la visita di el-Sisi a Berlino. La Siemens costruirà un gigantesco complesso di impianti a gas a Beni Suef, dotato di 24 potenti turbine, e 12 parchi eolici in Egitto, nonché una fabbrica per la produzione di pale eoliche.

L’accordo con la Siemens apre le porte ad altri accordi industriali per la vendita di tecnologia tedesca per porti, ferrovie ed altri progetti infrastrutturali pianificati. Gli industriali cercano grosse partecipazioni nel piano di sviluppo da 60 miliardi di Euro varato da el-Sisi. Infine, la cooperazione con l’Egitto è cruciale per contribuire a stabilizzare la Libia.