Rinnovabili e speculazione finanziaria minacciano la Germania di gravi black-out

In tre distinte giornate del mese scorso, il 6, 12 e 25 giugno, il carico base di energia elettrica prodotta in Germania ha subìto tali riduzioni che è stato impossibile mantenere la rete elettrica alla tensione di 50 hertz necessari per garantire una fornitura ininterrotta di elettricità. L’intera “sicurezza del sistema” era minacciata da un black-out totale, stando all’ente elettrico federale. Il black-out è stato evitato solo importando elettricità da Polonia, Repubblica Ceca e Francia.

L’acuta carenza di elettricità è arrivata a 7.000 megawatt, mentre le riserve, ovvero l'”energia di controllo” tenuta in riserva dai principali fornitori di energia elettrica in caso di emergenze, è di soli 3.000 megawatt. Questo ha avuto ripercussioni su tutta la rete elettrica europea, che collega gli Stati membri e li obbliga a subentrare se un membro ha carenze di elettricità.

Prima dell’era delle fonti rinnovabili, il carico base era garantito da una combinazione di nucleare, carbone e impianti a gas, con rarissime oscillazioni. Da quando l’enfasi è su solare e eolico, inaffidabili e imprevedibili, un carico base può essere garantito solo con massicce importazioni dai Paesi limitrofi alla Germania.

Ma non è l’unico problema. Dato che i prezzi dell’elettricità vengono stabiliti all’European Energy Exchange (EEX) di Lipsia, essi sono esposti alla speculazione. Ad esempio, durante il picco di carenza di fornitura sabato 29 giugno il prezzo è balzato a 37.856 Euro (!) per megawatt/ora per tutte le quattro ore tra le 12 e le 16. Domenica il prezzo era ancora 3.900 Euro e lunedì è sceso a “solo” 400. I fornitori di energia elettrica dovranno aumentare i prezzi al consumo per compensare la follia dei prezzi di sabato.

Questo è un buon esempio del fatto che il mercato energetico non è orientato ad assicurare il carico base ma a fare il massimo profitto. Quindi ci sono indicazioni che oltre ad attuare tagli fisici nel carico base, gli speculatori tramano carenze di energia per aumentare i propri profitti (basti ricordare il caso della speculazione criminale della ENRON negli Stati Uniti, per la quale molti dei responsabili finirono in galera).

Durante il 2018 la Germania ha sperimentato cento interruzioni di corrente. Anche se non gravi come quelle del mese scorso, esse hanno costretto numerose imprese, come gli impianti di alluminio e di acciaio, ad accendere i generatori autonomi per qualche tempo, in quanto i loro sistemi automatizzati di protezione spengono le macchine ogni volta che la tensione scende al di sotto dei 50 Hertz. Gli incidenti di giugno sono il risultato di vari fattori accumulati da tempo e ce ne saranno altri, a meno che Berlino non decida di sospendere l’uscita dal nucleare e dal carbone. Si spera che gli incidenti recenti diano la sveglia e inducano a discutere il ritorno all’energia nucleare (nella foto la centrale nucleare di Biblis).