Per cambiare la dinamica della politica internazionale occorre un coro di voci che insista su un vertice d’emergenza

Parlando degli sviluppi della scorsa settimana nella consueta videoconferenza, Helga Zepp-LaRouche è tornata sulla necessità di una schietta discussione sul più ampio contesto nel quale gli eventi prendono forma. La “politicizzazione” della pandemia, per esempio, ha portato molti a ignorare il suo reale pericolo per l’umanità, mentre continua a diffondersi; contemporaneamente, l’edonismo che già imperversava nella cultura ha reso molti indifferenti alla sofferenza di milioni di persone, particolarmente nelle nazioni con sistemi sanitari carenti, se non assenti.

La signora LaRouche ha citato il Presidente russo Putin, che ad aprile rispose sulla paura o meno di essere percepito dal popolo come “complice della cospirazione” per il fatto di insistere sulla preoccupazione per la pandemia. Nella sua risposta Putin si rifece all’immagine dell’uomo che deve sottendere ogni politica, asserendo che la “vita è il valore supremo”, che deve essere protetto.

Le parole di Putin vanno di pari passo agli sforzi della Cina per salvare vite nel periodo più grave della pandemia; si aggiunga la dichiarazione di Boris Johnson sulla necessità di un approccio rooseveltiano e quella di Donald Trump sulla sovranità repubblicana dei Padri Fondatori degli Stati Uniti: diventa chiaro che il vertice da noi richiesto potrebbe riunire le nazioni da loro rappresentate attorno alle idee della Rivoluzione Americana e del New Deal di Franklin D. Roosevelt, e alle Quattro Leggi di Lyndon LaRouche.

È questa possibilità che spinge l’impero britannico e i suoi alleati ad alimentare le frodi come quella contenuta nell’accusa che la Russia stia sostenendo i talebani per colpire i soldati americani, “la storia più ridicola mai sentita”.

Dobbiamo cambiare la dinamica creando “un coro di voci che chiedano un vertice”.