Partecipa alla conferenza online dello Schiller Institute il 18-19 giugno

Non può esserci pace senza la riorganizzazione fallimentare del morente sistema finanziario transatlantico
Il tema dominante oggi nel mondo è se gli Stati Uniti e l’Europa possano essere coinvolti nella dinamica che sta portando ad un nuovo paradigma nei rapporti internazionali, assieme ad un sistema finanziario orientato allo sviluppo economico reale e al bene comune. Questa dinamica è stata favorita dalle stesse cosiddette potenze occidentali, in reazione al tentativo di imporre il loro “ordine basato sulle regole”, mentre sprofondano nel declino economico e si imbarcano nella militarizzazione.
Sempre più paesi, compresi quelli dell’emisfero meridionale che sono tradizionalmente dipendenti dall’Occidente, rifiutano di accodarsi al pericoloso conflitto tra NATO e Russia (e per estensione Cina). Le sanzioni contro la Russia, senza precedenti, non solo si ritorcono contro le nazioni che le hanno imposte, ma espongono i paesi poveri alla fame e alla scarsità di energia, mentre non hanno effetto alcuno sulla condotta delle operazioni militare russe in Ucraina che, nelle intenzioni dei loro promotori, avrebbero dovuto ostacolare.
Il ministro degli Esteri indiano ha accusato i leader europei di cercare di costringere la sua nazione a sottomettersi, ricordando loro che i problemi dell’Europa non sono i problemi del mondo. Il presidente dell’Unione Africana ha sfidato le minacce europee e si è recato ad incontrare Putin a Soci, per trattare il tema delle importazioni di cereali per l’Africa. Persino al vertice delle Americhe, ospitato quest’anno dall’amministrazione Biden, stava per essere cancellato a causa dell’inaccettabile diktat di Washington. In Asia, fatta eccezione per Giappone, Corea del Sud e Singapore, nessun paese ha aderito alle sanzioni contro la Russia.
Questa realtà ha spinto il portavoce della Duma, Vyacheslav Volodin, a mettere in evidenza che le nazioni che si oppongono alle sanzioni stanno per sorpassare quelle del G7 quanto ad output e potere economico. L’11 giugno ha elencato otto paesi (Russia, Cina, India, Indonesia, Brasile, Messico, Iran e Turchia) la somma dei PIL dei quali, a parità di potere d’acquisto, è del 24,4% superiore a quella dei membri del G7.
In Europa e negli Stati Uniti cresce il malcontento sociale. I cittadini sono lentamente stufi di sentirsi dire che la Russia è responsabile dei prezzi esorbitanti del cibo e dell’energia, quando tutti sanno che il problema è cominciato anni prima. Essi sono stanchi di sentirsi dire che occorre la censura nei media per contrastare la propaganda sovversiva russa e gli attacchi cibernetici di Mosca. Sono più che scettici sul fatto che fare meno docce o spegnere il condizionatore servirà a difendere la libertà e i valori occidentali in Europa. E non possono evitare di chiedersi da dove provenga tutto il denaro necessario a finanziare quantità illimitate di armi per l’Ucraina, mentre nessuno sa dove queste finiscano – quando non sono distrutte nel conflitto.
La questione è ora come organizzare il malcontento in una forza che chieda una rottura chiara con la politica neoliberista e la cooperazione con Russia e Cina. Questi temi saranno affrontati alla conferenza dello Schiller Institute il 18-19 giugno.
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