La Glass-Steagall catapultata al centro delle campagne elettorali del Partito Democratico americano

Quando il marzo scorso l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley si è accaparrato i titoli di prima pagina col suo esplicito sostegno al ripristino della legge Glass-Steagall, Lyndon LaRouche ha prontamente osservato che questo sarebbe diventato il tema determinante per la corsa alla Casa Bianca nel Partito Democratico. Da allora O’Malley, che considera di candidarsi alle primarie, ha proseguito con forza la sua campagna per scorporare le grandi banche e per l’introduzione della responsabilità nei mercati finanziari, nonché per l’aumento dei salari e degli investimenti nella Ricerca e Sviluppo. Questo mette fortemente sotto pressione Hillary Clinton, che ha già annunciato la sua candidatura.

In questo contesto, il 15 aprile anche la Senatrice Elizabeth Warren ha rotto il silenzio di mesi sulla Glass-Steagall, parlando ad una conferenza del Levy Institute a Washington. La Warren ha invocato “una netta separazione tra gli istituti di credito che raccolgono il risparmio e le banche d’affari, tramite il Glass-Steagall Act, così che le banche non possano più usare depositi garantiti dal governo per speculazioni ad alto rischio”. Ha proposto di ridurre il numero delle grandi banche, adottando “il 21st-Century Glass-Steagall Act che ricrea il muro protettivo tra banche commerciali e banche d’affari”, un riferimento al disegno di legge che aveva presentato la scorsa legislatura con tre co-firmatari.

Questo intervento, a sua volta, ha indotto l’Associazione Bancaria Americana a pubblicare nel suo bollettino che esso possa essere considerato “un monito ad Hillary Clinton, che dovrà fare la dura con le banche per evitare una guerra con la senatrice Warren”.

Anche Robert Reich, che è stato ministro del Lavoro con Bill Clinton, scrive sul suo blog che la legge Glass-Steagall sarà per Hillary Clinton la questione cruciale da impugnare se vuole conquistare la fiducia degli elettori. “Dovrà ammettere che Wall Street controlla gran parte dell’economia, che è tutt’ora fuori controllo. Quindi dobbiamo ripristinare il Glass-Steagall Act e fare a pezzi le banche più grosse, in modo che milioni di americani non debbano di nuovo perdere la casa, il lavoro ed i propri risparmi a causa degli eccessi di Wall Street”, scrive.

Aggiungendosi alle pressioni, anche il congressista democratico John Conyers si è appena aggiunto ai firmatari del disegno di legge per il ripristino della legge Glass-Steagall al Congresso.

Tuttavia sembra improbabile che Hillary Clinton se ne farà portavoce, giudicando dalle sue posizioni in passato e dallo staff per la campagna elettorale che ha assunto. L’esperto di finanza della sua campagna elettorale è Gary Gensler, nominato sottosegretario al Tesoro sotto Bill Clinton dopo aver funto per 18 anni da direttore della Goldman Sachs. Nel 1999, Gensler fu uno dei sostenitori dell’abrogazione della legge Glass-Steagall, ed ha contribuito a scrivere la legge Dodd-Frank, che rifiuta espressamente la separazione bancaria. La sua campagna elettorale è diretta da John Podesta, che come capo dello staff della Casa Bianca svolse un ruolo cruciale, assieme a Robert Rubin, per convincere Bill Clinton ad abrogare la legge Glass-Steagall.