La diplomazia di Trump verso Russia e Cina

Il Presidente Donald Trump ha fatto infuriare il partito della guerra con le sue iniziative diplomatiche verso Russia e Cina, che hanno scombussolato l’agenda degli ultimi 16 anni. Dopo la sua conversazione telefonica con il Presidente russo Vladimir Putin una settimana fa, Trump ha parlato lo scorso week-end con il Presidente ucraino Porosenko, dicendosi pronto a lavorare con Kiev e con Mosca per arrivare a una soluzione pacifica del conflitto ucraino.

Mentre Trump dunque prendeva le distanze dal progetto della Rivoluzione Colorata di George Soros, Victoria Nuland e Project Democracy, il suo ministro della Difesa James Mattis (nella foto) chiariva che la nuova amministrazione sceglierà la via diplomatica con la Cina prima che venga contemplata un’azione militare di qualsiasi tipo nel Mar Cinese Meridionale. Mattis ha fatto queste dichiarazioni durante la sua prima visita ufficiale all’estero, in Giappone e in Corea del Sud, prima di osservare manovre militari congiunte di Stati Uniti e Thailandia. Durante la visita Mattis ha chiarito anche che gli Stati Uniti non hanno bisogno di rafforzare il proprio impegno militare nel Golfo Persico per affrontare l’Iran.

Anche se si tratta di annunci preliminari, essi indicano comunque la svolta nell’indirizzo di politica estera e di sicurezza nazionale che era stata chiesta a viva voce dal popolo americano. Anche prima che la nomina di Rex Tillerson a segretario di Stato venisse confermata dal Senato statunitense, sono stati mandati a casa numerosi funzionari in carriera del Dipartimento di Stato, inclusa Victoria Nuland, architetto del golpe in Ucraina e moglie dell’ideologo neoconservatore Robert Kagan.

Ciò ha condotto a nuove bordate di attacchi a Trump, tra cui quello di Rosa Brooks, ex funzionaria del ministero della Difesa sotto Obama, la quale ha scritto che a Trump non deve essere consentito di finire il suo mandato di quattro anni. La Brooks ha invocato l’impeachment, la rimozione dall’incarico per malattia mentale o un golpe militare.

Un fattore che complica la situazione, mentre il Presidente Trump cerca di ristabilire rapporti diplomatici con Mosca, è il linguaggio duro contro l’Iran. Dopo il test di un missile balistico da parte di Teheran, il Gen. Michael Flynn, consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha “avvisato l’Iran” che azioni simili non verranno tollerate dalla nuova Amministrazione. Il Ministero del Tesoro ha imposto nuove sanzioni contro venticinque individui e società iraniane, tutti legati alla Guardia Rivoluzionaria Iraniana. In Iran potrebbero tenersi elezioni presidenziali in maggio, e la dura retorica da Washington va a favore di coloro che cercare di rimuovere dall’incarico il Presidente Hassan Rouhani, che si candida per la rielezione. La morte recente dell’Ayatollah Rafsanjani ha già indebolito la corrente moderata per le riforme.

Nel frattempo, all’interno dell’amministrazione, i neoconservatori cercano di conquistare posizioni di secondo e terzo livello al Pentagono, nel Dipartimento di Stato e nella National Security Council. Si dice per esempio che Elliot Abrams, figura centrale nella guerra illegale contro i Contras in Nicaragua nell’era di Reagan e nell’accordo segreto Iran-Contra per la vendita di missili a Teheran, venga preso in considerazione per la posizione chiave di Sottosegretario di Stato. I neoconservatori vengono spesso usati come cavalli di Troia all’interno delle amministrazioni repubblicane per promuovere e difendere la politica del partito della guerra.