La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco dominata dall’atmosfera di “nuova guerra fredda”

C’era qualcosa di assurdo alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco quest’anno, o almeno in quanto è filtrato all’opinione pubblica. Si è indotti a pensare che l’unico problema del mondo occidentale oggi sia la Russia, e più precisamente Vladimir Putin.

Non è stato detto niente della minaccia fondamentale alla sicurezza rappresentata dal crollo imminente del sistema finanziario transatlantico. Manuel Valls ha in verità menzionato il pericolo acuto di attacchi terroristici in Europa, ma l’avvertimento è caduto nel vuoto, mentre nessuno in “occidente” ha menzionato il fatto che gli USA e il Regno Unito e i loro alleati sauditi e turchi in particolare, hanno creato e promosso i movimenti jihadisti radicali nel Sud-ovest asiatico e in altre regioni.

Il conflitto siriano e la crisi dei profughi sono stati discussi, ma solo per darne la colpa alla Russia. Naturalmente, c’è un divario tra la pesante retorica di molti dei discorsi e il crescente riconoscimento del fatto che non si può fare a meno della Russia per risolvere le crisi internazionali.

Il presidente della Conferenza, Wolfgang Ischinger, ha dato il La aprendo i lavori il 12 febbraio. “Il quadro strategico globale è tetro. A mio avviso, l’ordine internazionale è nella forma peggiore dalla fine della guerra fredda”, ha affermato.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dedicato il suo intervento ad attacchi contro la Russia, che ha accusato di essere “aggressiva” e di “destabilizzare l’ordine di sicurezza europeo”.

Il Primo ministro russo Dmitri Medvedev ha sicuramente ottenuto l’attenzione dei media con il suo intervento, accusando la NATO di condurre una politica “ostile e opaca” nei confronti della Russia. “Siamo scivolati in una nuova guerra fredda. La Russia è stata presentata quasi come la principale minaccia per la NATO, o per l’Europa, l’America e altri paesi… talvolta mi chiedo se viviamo nel 2016 o nel 1962”.

Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha osservato che “sul continente europeo è tornato il tema di guerra e pace, una condizione che pensavamo di aver superato”. Steinmeier non si è spinto fino a perorare il dialogo con la Russia.

Anche il segretario di Stato USA John Kerry si è esibito nei soliti attacchi alla Russia, nonostante le iniziative diplomatiche che egli stesso ha guidato assieme alla controparte russa Sergej Lavrov. Infatti, il 13 febbraio i due si sono incontrati per discutere l’applicazione del nuovo accordo sulla Siria, in un colloqui che egli ha successivamente definito “eccellente” con i giornalisti.

Come era stato annunciato, Barack Obama ha chiamato Vladimir Putin quel giorno stesso per discutere di cooperazione, ed entrambi hanno concordato di intensificare gli aiuti umanitari alla Siria e di applicare il cessate il fuoco.

Tuttavia, al di là dei discorsi ufficiali c’è la realtà delle decisioni prese dai ministri della Difesa della NATO alla riunione di Bruxelles l’11 febbraio. Aumenterà la presenza dell’alleanza nei paesi dell’Europa orientale, in linea con la decisione USA di quadruplicare le spese militari per le forze dispiegate in quei paesi, in modo da “scoraggiare” un'”aggressione” russa nella regione. Ma chi è aggressivo qui?