Conto alla rovescia verso la guerra mentre cresce la resistenza

Da quando, alla fine di ottobre, Lyndon LaRouche ha lanciato l’allarme per il pericolo della terza guerra mondiale, la situazione strategica mondiale è decisamente peggiorata. Il Sud Est Asiatico sta diventando sempre più la polveriera che minaccia di far scoppiare una conflagrazione che si diffonderebbe rapidamente al mondo intero. Allo stesso tempo, si moltiplicano gli allarmi da parte di forze sane in numerosi paesi.

Purtuttavia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri paesi occidentali continuano a preparare un intervento militare contro la Siria e un attacco preventivo contro l’Iran, possibilmente tramite Israele. Allo stesso tempo, la situazione in Egitto e Turchia è altamente instabile. L’amministrazione Obama ha sollecitato i cittadini americani ad abbandonare la Siria, dopo aver richiamato l’ambasciatore e aver ridispiegato la portaerei George H.W. Bush nel Mediterraneo orientale.

In risposta, la Russia ha dispiegato tre navi in vicinanza delle coste siriane. Secondo ambienti diplomatici, Mosca ha deciso una mossa del genere presumendo che ci siano a Washington teste fredde che vogliono evitare il rischio di uno scontro strategico con la Russia e si muoveranno per neutralizzare i piani di Obama.

In Europa, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno ufficialmente dichiarato che non rispetteranno più il Trattato sulle Forze Convenzionali in Europa (CFE) perché, dicono, la Russia avrebbe già cessato di farlo. Nel 2007 la Russia ha sospeso l’applicazione del CFE dopo che era stato annunciato che la NATO avrebbe installato sistemi antimissile ai confini della Russia in Europa orientale (tra l’altro, nessun paese NATO ha mai ratificato il trattato).

Così, gli USA e la Gran Bretagna cesseranno di comunicare informazioni sui loro dispiegamenti militari, avendo così un pretesto per mascherare i preparativi di un attacco militare alla Siria, possibilmente condotto da una formazione della NATO ai confini meridionali della Russia.

Chiaramente, il Presidente Medvedev ha capito il pericolo. In un discorso televisivo alla nazione il 23 novembre, egli ha detto che la Russia dispiegherà missili Iskander a breve raggio nella regione di Kaliningrad, la più prossima all’Europa, e collocherà armi in altre aree della Russia occidentale e meridionale se non sarà raggiunto un accordo sui sistemi di difesa antimissile in Europa. Medvedev ha aggiunto che i missili strategici nucleari russi saranno equipaggiati con sistemi che permetteranno loro di penetrare le future difese antimissile occidentali.

Per l’autorevole giornalista Maxim Shevchenko, le affermazioni di Medvedev indicano che la leadership russa è pienamente consapevole del fatto che, mentre la Siria sembra essere l’obiettivo dell’occidente, è la Russia il bersaglio della NATO. “Una nuova guerra è quasi inevitabile” è il titolo del suo articolo.

Il governo russo ha anche espresso con chiarezza la sua opposizione a nuove sanzioni contro la Siria e contro un intervento militare.

Fortunatamente, mentre la spinta dell’Impero verso la guerra diventa sempre più chiara, emerge una crescente resistenza negli Stati Uniti, specialmente tra ambienti militari che sanno bene che una guerra del genere, oltre ad essere contro gli interessi nazionali, non si può vincere. Allo stesso tempo, ci sono stati attacchi multipli al taglio ovviamente politico del rapporto dell’IAEA sul programma nucleare iraniano, che viene usato come pretesto per un attacco a Teheran.

Anche il governo e i vertici delle forze armate cinesi hanno segnalato di vedere un attacco alla Siria e all’Iran come un attacco contro la Cina e la Russia.

Entrambi i paesi collocano la campagna militare nel contesto del crollo del sistema finanziario transatlantico. Lo ha riassunto bene il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov il 22 novembre, dicendo: “Non escludo che i processi economici stiano spostando l’asse dello sviluppo globale in un’altra regione, e cioè nella regione Asia-Pacifico, dove ci sono nuovi e potenti centri di crescita economica come Cina, India e Brasile. Probabilmente, qualcuno nell’occidente considera ciò una tendenza negativa”.