Con O’Malley, la legge Glass-Steagall entra di prepotenza nella corsa alla Casa Bianca

Il 30 maggio il democratico Martin O’Malley ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2016, promettendo di cambiare lo status quo della politica americana. O’Malley, che è stato eletto due volte sindaco di Baltimora e due volte governatore del Maryland, ha fatto del ripristino della legge Glass-Steagall il cavallo di battaglia della sua campagna contro la corruzione di Wall Street nella politica e nell’economia americana.

Nel suo annuncio, O’Malley ha dichiarato che il sogno americano, di un futuro migliore per tutti i cittadini, è rimasto “appeso ad un filo” sotto l’assalto di quelli che ha definito “i bulli di Wall Street”, identificando per nome la Goldman Sachs. Siamo afflitti, ha detto, da “condizioni di povertà estrema e crescente”. “Potenti interessi molto facoltosi”, ha detto, “hanno usato il nostro governo per creare… un’economia che lascia indietro la maggior parte delle persone”.

Ha aggiunto che tali potenti interessi hanno agito tramite il governo per concentrare “la ricchezza nelle mani di pochissimi” ed hanno “portato via le opportunità di molti”.

Ha concluso i suoi commenti di apertura dicendo: “Non deve essere così. Questa generazione di americani ha ancora tempo di diventare grande. Dobbiamo salvare il nostro paese adesso”.

Nel presentare la sua agenda per la Presidenza, ha ribadito: “Dobbiamo punire le truffe”, riferendosi agli scandali di Wall Street per cui non è stato eseguito nessun arresto, “e dobbiamo ripristinare la legge Glass Steagall”.

L’ingresso aggressivo di O’Malley nella campagna elettorale è parte di un assalto crescente contro la cristallizzazione della politica americana, esemplificata dall’idea che nel novembre 2016 sia “inevitabile” una sfida tra Hillary Clinton e Jeb Bush. Oltre alla campagna di O’Malley contro Wall Street, che viene vista non solo come una sfida a Hillary ma anche come un attacco ad Obama, il Presidente USA è stato messo sulla difensiva anche dai democratici che si oppongono alla sua procedura di urgenza per far approvare l’accordo di libero scambio Trans-Pacific Partnership (TPP), ed al suo appello per rinnovare il Patriot Act. O’Malley ha attaccato il TPP come una “corsa al ribasso” dei salari americani.

Tra i repubblicani, il Sen. Rand Paul sta contribuendo a sparigliare le carte. Quasi da solo è riuscito a bloccare il rinnovo del Patriot Act, e si è alleato con numerosi democratici per chiedere che vengano desecretate le 28 pagine sul ruolo saudita negli attacchi terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti.

Sia O’Malley che Paul dicono di rappresentare una “nuova generazione di leadership” per il paese. Ma l’entusiasmo iniziale per le loro campagne è evidente non solo tra gli elettori più giovani, ma anche tra molti americani più anziani, che vogliono far rivivere la politica di Franklin D.Roosevelt e John F.Kennedy. La battaglia di O’Malley per la legge Glass Steagall apre le porte a tale politica.

Lyndon LaRouche ha dichiarato che, tra i candidati alla Casa Bianca, Martin O’Malley è senza dubbio il più qualificato. Tuttavia, la priorità resta quella di mandare a casa Obama il prima possibile e plasmare il periodo di transizione per ricostruire l’istituzione della Presidenza USA, come fu intesa alle origini.