Alla conferenza COP21 chiesta acqua per il Lago Ciad

Alla conferenza di Parigi sul clima alcune nazioni africane hanno sfidato gli occidentali presenti, fissati con la “decarbonizzazione”, chiedendo loro di affrontare il problema irrisolto dello sviluppo economico dell’Africa, a partire dalla necessità di infrastrutture idriche.

All’incontro del 30 novembre tra il Presidente francese Hollande e i rappresentanti di dodici nazioni africane, il Presidente del Niger Mahamadou Issofou e il Presidente della Nigeria Muhammadu Buhari hanno posto direttamente il problema della rivitalizzazione del Lago Ciad per invertire il processo di impoverimento che è causa di migrazioni e proliferazione del terrorismo. “Non è un caso che Boko Haram abbia avuto origine nella regione de] Lago Ciad”, ha dichiarato Issofou. “Questo lago è morto, questo lago sta per scomparire e noi stiamo andando incontro a una catastrofe ancora maggiore”, ha concluso.

Buhari ha chiesto che i paesi sviluppati assumano degli impegni finanziari importanti nei confronti di progetti di trasferimento idrico dal bacino del Congo fino al bacino del Lago Ciad, progetti che costituiscono l’unica soluzione possibile alla crisi. Ha aggiunto che non meno di cinque milioni di persone hanno già abbandonato le rive del lago, la cui riduzione di dimensioni ha portato a conflitti sociali, alti tassi di emigrazione e grandi movimenti transfrontalieri. “La Nigeria ha una popolazione di oltre centosettanta milioni di persone e in alcune parti della Nigeria settentrionale una fattoria un tempo in mano a dieci persone ora ne accoglie un centinaio. Non hanno altri posti in cui vivere e non hanno altra terra da coltivare”, ha detto.

Nel 1963 il Lago Ciad copriva circa 26mila km2, mentre oggi si estende per un decimo di quella superficie. Al fine di offrire condizioni dignitose di vita a oltre trenta milioni di abitanti delle rive, il lago dovrà essere riportato a quelle condizioni. Ciò può essere fatto solo tramite un trasferimento di acqua dal bacino del fiume Congo, che è separato dalle montagne che separano la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana.

Come abbiamo più volte documentato, trent’anni fa la società dell’IRI Bonifica SpA sostenne la possibilità di impiegare un mero 5% delle acque del Congo, condotto con un canale artificiale attraversante i suoi affluenti destri. Tale canale costituirebbe anche una infrastruttura di trasporto per l’Africa centrale, tra la regione dei Grandi Laghi e quella, appunto, del Lago Ciad. Il progetto, denominato Transaqua, permetterebbe anche di riempire il sistema idrico di Kufra, ugualmente destinato all’esaurimento, di produrre energia elettrica e di rendere coltivabile una regione ampia quanto la regione Lombardia.

Il progetto è stato marginalizzato dalla potenze occidentali e dalle organizzazioni ambientaliste, come il WWF, unite da un’ideologica opposizione alle grandi opere. Diversi fattori, tuttavia, hanno fatto rinascere l’interesse per esso: migrazioni, terrorismo e nuovi rapporti con i BRICS, interessati a un’Africa sviluppata. Sfortunatamente i due miliardi di euro promessi da Hollande sono insufficienti e dimostrano il disinteresse dell’Europa nella risoluzione di un problema che sarebbe, anche uno stimolo di crescita per le industrie europee.