Dichiarazione di Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute, a séguito della delibera dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla emarginazione della Germania dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Se consideriamo all’interno di una prospettiva storica più profonda lo smacco subìto dalla Germania, esclusa dal seggio a rotazione presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, vi riconosciamo un’occasione per orientare diversamente la politica tedesca, un’occasione di cui è urgente ammettere la necessità. Chi scrive argomentava da tempo, in considerazione dell’intensificarsi dello scontro geopolitico tra l’Alleanza Atlantica, da un lato, e la Russia e la Cina, dall’altro, che il Sud Globale deve fare udire distintamente e vigorosamente la propria voce in seno al dibattito internazionale. È ciò che quegli Stati stanno facendo, rifiutando la candidatura della Germania. Le istituzioni tedesche dovrebbero cogliere l’occasione per farne buon uso: condurre un’analisi onesta della recente politica estera, assolutamente fallimentare, e ridefinirla in modo da riflettere sui vedi interessi della Germania.
Le prime reazioni del Ministro degli Esteri Johann Wadephul e dei media principali hanno purtroppo confermato lo schema di autoinganno ormai consolidato: incolpare la Russia; incolpare la lenta burocrazia; ecc. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha sostenuto che le Nazioni Unite non sono poi così importanti, mentre il Ministro dell’Assia per gli Affari Europei e Internazionali, Manfred Pentz (CDU), ha addirittura suggerito che la Germania si vendichi riducendo i proprî contributi all’ONU.
L’unica azione salvifica per la Germania è riconoscere onestamente le cause di questo “amaro disappunto”, che ha soprpreso soltanto coloro che stavano sedendo sui cavalli sbrigliati dell’eurocentrismo.
In realtà è da molti anni che per la Germania è in corso uno stravolgimento della percezione da parte della comunità internazionale. L’immagine generalmente gradevole un tempo prevalente, quella della patria di Bach e Beethoven, di Goethe, di Schiller, dei fratelli Humboldt, di inventori e ingegneri, ecc., è svanita da un po’.
Il sostegno incondizionato ad Israele ed alle sue azioni in Gaza, che hanno motivato i mandati di arresto per il Primo Ministro Natanyahu e per l’ex Ministro della Difes Yoav Gallant, ha comportato per la Germania un danno le cui conseguenze si estenderanno finché il governo tedesco manterrà questa posizione. Mentre i crimini nazisti divennero noti al pubblico soltanto dopo la guerra, quelli di Israele a Gaza – e recentemente in Cisgiordania e in Libano – sono sotto i riflettori, noti a tutti mentre vengono commessi. L’immagine è stata ulteriormente degradata dalla decisione della Germania di non approvare, nel dicembre 2025, l’estensione del mandato dell’UNRWA sotto la pressione di Israele e di reprimere violentemente le manifestazioni popolari di solidarietà con la Palestina.
I popoli del mondo parlano ormai di una Germania dalla lingua biforcuta. Berlino continua a presentarsi come paladina del diritto internazionale, mentre il Cancelliere Merz definisce “complessa” la situazione determinata dal sequestro del capo di stato legittimo del Venezuela, temporeggiando sulla sua valutazione. Sono passati cinque mesi e ancora non è giunto ad una conclusione.
Durante la prima aggressione dell’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele (giugno 2025), Merz disse l’indicibile: “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”. Durante la seconda aggressione, le cui conseguenze minacciano di far sprofondare l’intera economia mondiale, egli è rimasto sulle sue, prendendo le distanze da una “guerra non nostra”.
Nessuno Paese del Sud Globale abbocca al mantra secondo cui la la Russia sarebbe un aggressore non provocato dell’Ucraina. Tutti riconoscono, invece, molto chiaramente nelle azioni della NATO una riedizione di quelle oppressive condotte dalla potenze coloniali, ricordando anche in modo molto vivido chi li soccorse nei loro percorsi di emancipazione: Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese.
Ciò che in modo evidente manca a Berlino è la percezione della “deriva tettonica” che sta interessando il mondo in questo periodo. Quando, in conclusione della Guerra Fredda, la Repubblica Federale e la Repubblica Democratica furono riunite in un sola Germania, questa riscosse le simpatie dei cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo. Questa simpatia, tuttavia, nel tempo andò scemando, in misura inversamente proporzionale al tentativo tedesco e occidentale di imporre un ordine mondiale unipolare, per mezzo delle cosiddette rivoluzioni colorate, dei cambiamenti di regime, delle sanzioni unilaterali e delle guerre.
La combinazione di tutti gli aspetti di queste politiche imperiali e neocoloniali ha avuto l’effetto di un boomerang, consigliando ai Paesi più poveri e minacciati di prendere crescenti distanze dall’Occidente e dalla sua influenza. La crescita economica della Cina – un primato senza precedenti storici – e la sua proposta di cooperazione e di mutuo sviluppo (“win-win cooperation”) hanno dischiuso alle nazioni del Sud Globale la prospettiva del superamento definitivo del mezzo millennio di colonialismo.
La sconfitta in seno alle Nazioni Unite rappresenta un segnale di risveglio della coscienza per la Germania. Essa deve rifiutare il proprio status di colonia dell’anglosfera (è bene ricordare il ridicolo a cui giunse, quando non reagì al sabotaggio dell’oleodotto Nord Stream preannunciato dall’allora presidente statunitense Biden) e porsi sul fronte giusto della storia. Ciò può avvenire soltanto con la cooperazione con la Maggioranza Globale delle nazioni – l’85% dell’umanità -, trattate alla pari. Finiamola con le chimere razziste, come quella alimentata dalla metafora di Josep Borrell sul giardino europeo da difendere dalla giungla circostante. Ad Africa, Asia ed America Latina non deve essere impedita la costruzione dei proprî “giardini”. Ciò può e deve avvenire in contemporanea con il ripristino tempestivo delle nostre infrastrutture, delle nostre industrie e della nostra istruzione della gioventù.
È in questa maniera che Annalena Baerbock, forse in modo non intenzionale, contribuirà in qualche modo alla politica tedesca, avendo ottenuto con frode la presidenza della Assemblea Generale dell’ONU: è in quella posizione che ha dovuto annunciare la sconfitta della Germania nell’urna.