Trump denuncia la “Rivoluzione Culturale” in corso negli USA

Alla vigilia del 4 luglio Donald Trump si è recato a Mount Rushmore, nel Dakota del Sud, per festeggiare l’Independence Day, il giorno della firma della Dichiarazione d’Indipendenza (1776). Quest’anno, la festa nazionale statunitense si è svolta sullo sfondo di una vera e propria insurrezione, diretta a breve termine contro Trump, ma mirante più in alto. Che gli attori ne siano consapevoli o meno, l’insurrezione mira a distruggere il lascito della nazione come “faro di speranza e di libertà” del mondo, e ricondurla nelle grinfie dell’odierna versione dell’Impero Britannico.
Trump riconosce il pericolo ma non ha identificato chiaramente l’avversario, limitandosi ad attaccare il “fascismo di sinistra”, gli “anarchici” e i “teppisti”, senza fare i nomi di chi tiri le fila. Si tratta di slogan che risuonano nella base elettorale ma difficilmente faranno breccia nell’elettorato più moderato, del cui sostegno Trump ha bisogno per essere rieletto.
Detto questo, difficilmente le sue parole possono essere fraintese, se non per pregiudizio come purtroppo fanno i media. Trump ha fatto riferimento al “coraggio dei patrioti” che firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza: “Essi sancirono una verità divina che ha cambiato il mondo per sempre, quando dissero: ‘…Tutti gli uomini sono creati uguali’. Queste parole immortali misero in moto l’inarrestabile marcia della libertà. I nostri fondatori dichiararono coraggiosamente che abbiamo tutti gli stessi diritti divini – datici dal nostro Creatore nei cieli. E ciò che Dio ci ha dato, non permetteremo a nessuno, giammai, di togliercelo”.
Anche se non ha fatto riferimento ai casi di razzismo attuali, Trump ha citato più volte Martin Luther King e il Movimento dei Diritti Civili e ha annunciato che dispiegherà forze federali per fermare la dissacrazione di statue e monumenti storici in corso per tutto il Paese. “Teppisti furiosi stanno abbattendo le statue dei nostri Fondatori, imbrattano i monumenti più sacri e scatenano un’ondata di crimini violenti nelle città. …Una delle loro armi politiche è ‘cancellare la cultura’, infamando i dissenzienti ed esigendo totale sottomissione da chiunque sia in disaccordo. Questa è l’esatta definizione del totalitarismo ed è completamente aliena alla nostra cultura e ai nostri valori, e non v’è posto per essa negli Stati Uniti d’America”.