Tra i venti crescenti di guerra

Il vertice del G20 che si terrà il 28-29 giugno in Giappone rappresenterà ancora una potenziale svolta, come risultato degli incontri tra Trump, Xi e Putin. In preparazione del vertice v’è stata una grande attività diplomatica in Asia, mirata a rafforzare la cooperazione economica e di sicurezza. A Bishkek, in Kirghizistan, si è tenuto il 12-13 giugno il vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) a livello di capi di stato e di governo (Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan, con l’Iran come mero osservatore). Al vertice della SCO ha fatto séguito la Conferenza sull’Interazione e sulle Misure di Costruzione della Fiducia in Asia a Dushambe (Tagikistan) dal 14 al 15 giugno, alla quale hanno partecipato 27 stati membri in rappresentanza del 90% della popolazione asiatica.

Al vertice della SCO il Ministro indiano degli Esteri ha annunciato che a Osaka si avrà un incontro trilaterale tra Xi Jinping, Putin e Narendra Modi. Attorno a un tavolo siederanno i leader di tre delle quattro potenze la cui alleanza Lyndon LaRouche sempre auspicò. Mancheranno gli Stati Uniti, attraversati da uno scontro per il potere.

Alla complessa situazione negli Stati Uniti, cui si è riferito lo stesso Putin, a Bishkek, dichiarando solennemente di non poter dire alcunché di positivo “sui nostri rapporti con gli Stati Uniti. Essi infatti si stanno deteriorando, peggiorando di ora in ora”. I leader russi sono preoccupati del crescente pericolo di un conflitto e hanno espresso i loro timori in numerose dichiarazioni nelle scorse settimane.

È certamente vero che gli ambienti neo-conservatori angloamericani sono in piena mobilitazione per impedire il progresso nella cooperazione tra Cina, Russia, India e Stati Uniti. In questo contesto, il New York Times ha sostenuto in un articolo del 15 giugno che il Cyber Command del Pentagono avrebbe incrementato la capacità di attacchi cibernetici contro la rete elettrica e altre infrastrutture russe. L’articolo cita funzionari del governo americano secondo i quali Trump non sarebbe stato informato del potenziamento di tali capacità offensive. Trump ha reagito con dei tweet dichiarando che la notizia è falsa e accusando il New York Times di sovversione.

Inoltre, secondo quanto riferiscono il Guardian e la BBC, il Regno Unito pianifica di dispiegare nuovamente le proprie forze speciali in azioni mirate contro la Russia, per contrastare le presunte attività “ostili” di Mosca in Africa e altrove. Pronta la nuova dottrina giustificativa, accennata dal capo di stato maggiore britannico, Carleton-Smith, il quale ha dichiarato che non è più possibile distinguere chiaramente tra guerra e pace a causa delle possibilità offerte dalla cibernetica e dalla disinformazione.

Tutto ciò è ben lontano dal desiderio di cooperazione e dalla stabilità espressi all’ordine del giorno nelle conferenze asiatiche. Fortunatamente, però, i leader mondiali – in primo luogo quelli di Russia, Cina e India – distinguono tra le posizioni espresse da Trump personalmente e le provocazioni provenienti dagli altri membri della sua Amministrazione, e in particolare quelle del consigliere per la sicurezza John Bolton, del Segretario di Stato Mike Pompeo (nella foto con Putin) e del Vicepresidente Mike Pence.

Tuttavia, alla frase sopra riportata Putin ha aggiunto di sperare che “alla fine trionferà il buon senso” e sarà possibile “giungere al prossimo G20 a qualche soluzione costruttiva” con tutti i partner, compresi gli Stati Uniti.