Renzi, Draghi e il “grande reset” per l’Italia

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol
Non è ancora chiaro quale sarà l’esito della crisi di governo voluta da Matteo Renzi, ma dal suo intervento al Quirinale ieri pomeriggio, dopo l’incontro con il Presidente Mattarella, è risultato chiaro dove voglia andare a parare. Renzi ha parlato di gravi problemi che l’Italia fronteggia, ha detto che il tasso di mortalità da Covid è più alto in Italia rispetto a tutti gli altri paesi al mondo, ma ha dimenticato di dire che questo è dovuto ai tagli al bilancio sanitario attuati dal suo governo e dal governo Monti e chiesti da Mario Draghi, allora presidente della BCE, nella sua famosa lettera. Eppure Renzi ha fatto proprio il nome del “presidente Draghi” (come se fosse già presidente del Consiglio) parlando dell’uso che si farà del (presunto) Recovery Fund di 209 miliardi di Euro che da mesi viene sventolato da tutti, Conte, il PD, Di Maio e ora anche Renzi, e che in realtà si riduce a 40 miserabili miliardi ed un prestito a condizioni da usura, tra cui altre misure draconiane di austerità come quelle che l’Europa ci ha imposto in questi anni, e che ci hanno portati a questa situazione di emergenza, la crisi sanitaria e la gravissima crisi economica e occupazionale.
Se l’intento di Renzi è quello di imporre, coi suoi ricatti con cui tiene sotto smacco un’intera nazione da settimane, un governo di “salvezza nazionale” guidato da Draghi, allora non si tratta di una “crisi al buio”, come l’hanno definita in molti, ma di una crisi pilotata, una crisi pilotata da quella stessa oligarchia finanziaria che ha distrutto la nostra economia. Non dimentichiamo infatti che nel 1992 Mario Draghi, allora direttore del Tesoro, svendette la nostra industria di Stato sul panfilo Britannia della regina Elisabetta al largo di Civitavecchia. Come presidente della BCE ha regalato miliardi agli speculatori, rifinanziando col suo Quantitative Easing la bolla dei derivati ed altri titoli tossici che ha mandato in rovina l’economia reale. E nello stesso periodo Renzi, allora al governo, concordò con Angela Merkel in visita a Firenze di sabotare tutte le mozioni per la separazione bancaria (Glass-Steagall) che erano state presentate al Parlamento italiano, alcune delle quali stilate dal nostro movimento, e che puntavano a togliere ogni garanzia dello Stato agli speculatori e generare il credito necessario per rilanciare l’economia reale e l’occupazione.
Per quale motivo ha fatto cadere un governo che era stato voluto da Ursula von der Leyen e dall’UE per imporre l’agenda del Green Deal? Evidentemente l’oligarchia ritiene che Conte non sia abbastanza forte per il tipo di misure dittatoriali previste dal “grande reset”, ovvero la trasformazione verde dell’economia che significa, come ha rilevato l’economista di Deutsche Bank Eric Heymann, una drastica riduzione dei consumi, dei livelli di vita e misure dittatoriali per imporla. Non basteranno i tagli alla sanità e alle pensioni invocati da Draghi nella sua lettera al governo italiano, ed attuati da Monti e Renzi, lo stesso Renzi che ora chiede investimenti nella sanità. Il prossimo governo dovrà imporre ben altri tagli. Nel nome del Green Deal dovranno chiudere quel poco che resta della nostra industria, a partire dall’Ilva di Taranto, e della nostra agricoltura, e tutte le risorse, incluso il tanto atteso “Recovery Fund” non andranno alla sanità, non andranno alla scuola, non andranno alla ricerca e all’occupazione, ma andranno alle banche ed agli speculatori che vedono nei green bonds l’occasione di creare l’ennesima bolla speculativa. Come ha detto Mark Carney, ex governatore della Banca d’Inghilterra e sponsor, insieme a George Soros, di Greta Thunberg “il verde è il nuovo oro”.
Un governo Draghi rientrerebbe quindi nella strategia del “grande reset” a cui si ispira anche il neopresidente americano Biden. La sfacciataggine di Renzi ieri al Quirinale deriva dal fatto che è un pupazzo della stessa oligarchia che ha promosso il Grande Reset.
Come evitare un governo Draghi? Con le 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, e il ritorno all’economia reale, quella che fu promossa da Enrico Mattei, e che portò al boom economico nel nostro Paese.

(Nella foto Liliana Gorini, presidente di MoviSol, col compianto economista e statista Lyndon LaRouche)


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