Perché Putin insiste sul complotto per rovesciare ed assassinare Lukasenko

Durante il suo discorso al Parlamento il 21 aprile, il Presidente russo Vladimir Putin ha riservato forse le parole più dure al tema del fallito golpe contro il Presidente bielorusso Lukašenko. Il discorso è iniziato con un semplice allusione alla dichiarazione di guerra economico-finanziaria alla Russia profferita il 15 dal Presidente degli Stati Uniti Biden: “Chiunque nel mondo sembra assuefatto alla pratica delle sanzioni economiche imposte per ragioni politiche e ai tentativi violenti di certi attori di imporre la propria volontà con la forza. Questa pratica sta oggi degenerando in qualcosa di ancora più pericoloso. Mi riferisco alla diretta interferenza in Bielorussia, denunciata di recente, ed al tentativo di orchestrare un colpo di stato e di assassinare il Presidente di quella nazione”.

“Nessuno sembra farci caso”, ha proseguito Putin. “Tutti fingono che non stia accadendo… Ma la prassi dell’orchestrazione dei colpi di stato e degli assassinii politici, compresi quelli di [personalità e] funzionari di alto rango – ebbene sì – è andata oltre misura. Abbiamo superato ogni limite”. Eppure, ha argomentato, coloro che pianificano simili violente provocazioni “devono sapere che la risposta della Russia sarà asimmetrica, dissimulata e dura. Coloro che se ne stanno nell’ombra minacciando gli interessi più vitali della nostra sicurezza rimpiangeranno le proprie azioni come non hanno mai rimpianto qualcosa per lungo tempo”.

Chiunque si interroghi sull’enfasi posta da Putin sugli sviluppi in Bielorussia è invitato a dare un’occhiata alla cartina geografica, per rinfrescarsi la memoria. La nazione al confine meridionale della Russia, la Georgia, fu oggetto di un fallito golpe di forze pro-NATO nel 2008. Una nazione al confine occidentale, l’Ucraina, subì un golpe efficace di forze neonaziste, con le spalle coperte dalla NATO e dagli Stati Uniti, nel 2014. Un’altra nazione confinante a Ovest con la Russia, la Bielorussia, ha avuto il fallito golpe atlanticista di cui abbiamo appena scritto.

Parlando all’agenzia di stampa BelTA, Lukašenko ha affermato che, stando ad un rapporto dell’agenzia russa TASS, 10 milioni di dollari erano stati messi a disposizione per il suo assassinio. “I cospiratori avevano tracciato alcuni scenarî. In primo luogo, avevano pensato di uccidere il Presidente durante la parata del 9 maggio. In secondo luogo, avevano considerato un attacco al corteo presidenziale con lanciagranate già importate in Bielorussia. […] In terzo luogo, persone armate avrebbero avuto il compito di attaccare la residenza presidenziale in campagna”. Lukašenko ha aggiunto che i golpisti avrebbero voluto mandare in black-out l’intera Minsk, provocare un’insurrezione militare e scatenare una guerra civile. Ha sottolineato che un simile attacco cibernetico potrebbe essere condotto “soltanto al livello statale”, poiché non sarebbe alla portata di un pugno di pirati informatici.

Lukašenko ha spiegato che le forze politiche d’opposizione che godono del sostegno straniero “erano destinate a prendere il potere entro 24 ore e dichiarare di detenerlo. Con quale scopo? Per chiedere alla NATO di inviare truppe in Bielorussia e dispiegarle al confine orientale nei pressi di Smolensk. Sarebbe stato un trampolino – ve l’ho sempre detto – per attaccare la Russia. Sarebbe stato il primo passo. Anche se lo negherebbero, oggi vediamo quanto sia vero”, ha affermato.

Rispondendo sulle voci di una sua discussione con Putin sull’istituzione di basi militari russe in Georgia, Lukašenko ha detto: “Non abbiamo parlato di basi. Perché la Bielorussia dovrebbe costruire una base?… L’area di responsabilità dell’esercito bielorusso è a Ovest. Se venisse compiuto un atto di aggressione contro di noi, avremmo abbastanza forze per contenerlo in prima battuta, con la Russia in dispiegamento alle spalle. I russi hanno due o tre armate per sostenere l’esercito bielorusso in tal senso. Questa è la nostra strategia. Che cosa avrebbero a che fare simili basi con questa strategia?”