Nel giro di una settimana, l’UE ha compiuto un passo da gigante verso la propria trasformazione in uno Stato di polizia a tutti gli effetti. Il 2 luglio, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la diffusione di determinati servizi giornalistici costituisce un reato penale. Il 9 luglio, il Parlamento europeo ha approvato la proroga del programma “Chat Control 1.0” per la sorveglianza di massa.
La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha confermato una sentenza del tribunale statale di Saarbrücken (Germania) a carico di tre blogger accusati di aver pubblicato video provenienti dal portale di notizie russo RT, vietato in Germania. Gli imputati rischiano una pena detentiva da tre mesi a cinque anni. Con la sentenza della CGUE, ora qualsiasi procura nell’UE può procedere contro cittadini privati che riproducano materiale proveniente da RT o da altri organi di informazione arbitrariamente designati dalla Commissione europea.
La CGUE ha respinto un parere della stessa Commissione europea, che definiva gli operatori esclusivamente come persone fisiche o soggetti che agiscono a fini commerciali.
“Una persona fisica che gestisce un sito web pubblicandovi contenuti provenienti da persone giuridiche, organismi o enti elencati nell’allegato XV del presente regolamento, e che ricava reddito esclusivamente da contributi volontari di terzi sotto forma di donazioni o regali derivanti dalla gestione di tale sito web, rientra nella definizione di ‘operatore’ ai fini della presente disposizione”, recita la sentenza.
Per quanto riguarda il Parlamento europeo, le proroghe del “Chat Control” fino al 2028 erano state respinte a marzo, ma la presidente del PE Roberta Metsola le ha sottoposte nuovamente a votazione sotto la pressione del PPE. Questa volta è stato utilizzato un espediente procedurale che richiede una maggioranza dei due terzi. Pertanto, anche se la maggioranza ha votato contro, il disegno di legge è andato avanti.
Il “Chat Control 1.0” consente la scansione di massa solo dei messaggi privati non crittografati, ma il passo successivo è già pronto: i negoziati per il “Chat Control 2.0”, che si estende alle chat crittografate e porterebbe alla fine della crittografia end-to-end in Europa, riprenderanno a settembre.
L’UE sembra seguire le orme della famosa Santa Alleanza, nata dal Congresso di Vienna, che introdusse una serie di misure repressive volte a sopprimere i crescenti movimenti indipendentisti in Germania e in Europa. In particolare, i famigerati “Decreti di Karlsbad” del 1819, emanati dal principe Metternich, introdussero la censura preventiva sulle pubblicazioni, il controllo sulle università e una commissione inquisitoria centrale. Per sopravvivere, l’opposizione si organizzò in società segrete, come la Carboneria in Italia e le Burschenschaften in Germania.
Per controllare le comunicazioni private, la polizia austriaca mise a punto un sofisticato sistema per aprire e leggere le lettere senza lasciare tracce. Il fulcro del sistema era la Geheime Kabinettskanzlei, sotto la diretta supervisione di Metternich. Agenti specializzati aprivano i sigilli delle lettere senza danneggiarli, le leggevano, le copiavano e le richiudevano perfettamente, in modo che il destinatario non se ne accorgesse. Tutto avveniva con estrema rapidità e le lettere venivano consegnate nei tempi previsti.
Il moderno sistema di controllo delle chat fa la stessa cosa su una scala molto più ampia.