Lo scandalo Bengasi contro Obama non è finito!

L’8 maggio si è tenuta un’audizione potenzialmente storica alla Commissione di Supervisione e Riforme della Camera dei Rappresentanti, sul tema dell’attacco terroristico a Bengasi dello scorso 11 settembre 2012. Anche se sono emerse rivelazioni potenzialmente esplosive, i media europei non le hanno quasi menzionate, preferendo descrivere l’audizione come un tentativo dei repubblicani di gettare fango sul Presidente Obama e sull’ex Segretario di Stato Hillary Clinton. Pur essendo vero che alcuni congressisti repubblicani hanno adottato un punto di vista di parte, le implicazioni dei tragici avvenimenti a Bengasi, e dell’insabbiamento che ne è conseguito da parte dell’amministrazione, riguardano la politica strategica degli Stati Uniti e dell’Europa.

Infatti, come sostengono LaRouche ed i giornalisti investigativi dell’EIR, la vera questione dietro allo scandalo Bengasi è l’alleanza tra l’amministrazione Obama, altre potenze occidentali e le reti jihadiste di Al Qaeda manovrate dagli anglo-sauditi. Sono state queste reti, col sostegno della NATO, a rovesciare ed uccidere Gheddafi, e poi ad uccidere l’ambasciatore Stevens e tre dipendenti dell’ambasciata americana a Bengasi. Sono le stesse reti che stanno prendendo il controllo del governo centrale della Libia e facendo a pezzi la Siria, con sostegno diretto dai sauditi e da membri della NATO quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Turchia.

Un’inchiesta competente su questo tema più ampio, ha detto LaRouche, condurrebbe inevitabilmente all’impeachment del Presidente Obama. E dall’audizione dell’8 maggio sono emerse alcune piste che vanno in questa direzione.

La testimonianza dei tre esponenti del Dipartimento di Stato è stata determinante. Greg Hicks, vice capo della missione in Libia, ha chiarito che era noto fin dall’inizio che si trattava di un attacco terroristico, di cui era responsabile il gruppo Ansar al-Sharia. Eppure l’ambasciatrice americano all’ONU Susan Rice ha sostenuto ufficialmente, parlando con la stampa nei giorni successivi all’attacco, che fosse solo una reazione ad un video che diffamava il profeta Maometto. La Rice faceva riferimento ad un memorandum della Casa Bianca che era stato alterato rispetto alla valutazione originale della CIA e dei diplomatici sul posto. Hicks ha dichiarato che le affermazioni della Rice sono il motivo per cui l’FBI non ha mandato nessuno ad indagare sulla scena del crimine fino a 18 giorni dopo l’attacco, quando ormai le prove erano state rimosse!

In effetti, la Casa Bianca ed il Dipartimento di stato hanno mentito deliberatamente, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2012, per nascondere il ruolo di Al Qaeda nell’attacco, poiché questo avrebbe screditato la campagna di Obama come il Presidente che aveva ucciso Osama bin Laden e smantellato Al Qaeda.

Anche Eric Nordstrom, funzionario regionale per la Sicurezza in Libia a quell’epoca, ha testimoniato sul fatto che era noto che la milizia cui era stato assegnato il compito di proteggere il consolato americano a Bengasi, la Brigata Martiri del 17 febbraio, era legata all’estremismo islamico ed era complice negli attacchi. Stando alle nostre fonti, nel traffico di armi ai ribelli in Siria sono coinvolti anche agenti della CIA sul posto.

Anche se questo è scandaloso di per sé, val la pena di ripetere che il vero reato è l’alleanza di fatto tra le potenze transatlantiche ed i terroristi anglo-sauditi in tutto il Medio Oriente. L’inchiesta negli Stati Uniti, se arriverà a denunciare questo folle corso politico, potrebbe ribaltarla. L’appello per la creazione di una Commissione Speciale su Bengasi, con poteri giudiziari, gode di sempre maggiore sostegno ed ha già 143 co-sponsor, ed aumentano le pressioni sul Presidente della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, un repubblicano, affinché sostenga questo appello.