L’asse Roma-Berlino che ha ideato le sanzioni contro la Russia

Secondo una ricostruzione del Financial Times, due persone hanno svolto un ruolo chiave in Europa nella decisione di sequestrare i fondi della banca centrale russa il terzo giorno dell’intervento militare in Ucraina: il Primo ministro italiano Mario Draghi e il capo dello staff di Ursula von der Leyen, Björn Seibert (foto con la von der Leyen) (https://www.ft.com/content/5b397d6b-bde4-4a8c-b9a4-080485d6c64a). Laddove il primo è stato in grado di convincere un recalcitrante governo USA a prendere una decisione che la stessa Federal Reserve aveva sconsigliato perché dannosa per il dollaro, il secondo aveva cominciato ad allestire un pacchetto di sanzioni già a gennaio, prima dell’intervento militare in Ucraina.
In Europa è stato Draghi, secondo il FT, “che, al vertice di emergenza dell’UE la notte dell’invasione, ha portato avanti l’idea di sanzionare la banca centrale. L’Italia, grande importatore di gas russo, aveva esitato molto in passato sulle sanzioni. Ma il leader italiano ha sostenuto che la Russia avrebbe potuto usare le riserve accumulate per ammortizzare il colpo di altre sanzioni, ha riferito un funzionario UE. ‘Per impedire ciò… c’è bisogno di congelarne gli attivi’, ha detto il funzionario”. Due giorni dopo, Ursula von der Leyen ha chiamato Draghi chiedendogli di fare funzionare la sua “magia” sul segretario al Tesoro USA Janet Yellen. Alla fine della giornata Draghi l’aveva convinta.
La cosiddetta “magia” di Draghi ha poco di esoterico: è il potere della City di Londra e di Wall Street, che l’ex dirigente di Goldman Sachs Draghi rappresenta; per lui minare la credibilità del dollaro come valuta di riserva mondiale non è un problema se serve a far avanzare la causa dell’Impero Britannico.
Per quanto riguarda Seibert, egli ha un perfetto pedigree britannico come membro associato del Royal United Services Institute for Defence Studies, il più antico pensatoio di Sua Maestà, e ha anche lavorato come analista all’American Enterprise Institute a Washington. Secondo la corrispondente del New York Times da Bruxelles, Matina Stevis-Gridneff, “Per gran parte della sua vita professionale”, Seibert “è stato immerso nell’ecosistema di difesa americano”. Ed egli “è risultato essere – e cito fonti autorevoli che me ne hanno parlato – la ‘macchina’, il cervello dietro le sanzioni dell’Unione Europea e la persona di punta che ha fatto da coordinamento con gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna. E sembra che fosse squisitamente qualificato per questo momento” (https://www.nytimes.com/2022/03/02/podcasts/the-daily/russia-ukraine-invasion-eu-sanctions.html).
La Stevis-Gridneff nota, inoltre, che dopo aver “attentamente, segretamente e meticolosamente” stilato una massiccia lista di sanzioni, Seibert, “invece di incontrare i rappresentanti dei paesi UE tutti assieme, li ha invitati a colloqui a piccoli gruppi e ha usato le dinamiche tra questi gruppi e i loro rappresentanti per far avanzare il consenso sulle sue misure, talvolta usando l’opinione di un paese per fare sentire l’altro paese in dover ideare una sanzione, ad esempio. Così li ha un po’ giocati l’uno con l’altro.”