L’amministrazione Biden stabilisce le priorità: geopolitica e cambiamenti climatici

Il guerrafondaio Mike Pompeo ha lasciato il Dipartimento di Stato americano, ma la squadra di Joe Biden, guidata dal Segretario di Stato Blinken (foto), si attiene alla stessa visione geopolitica. Questa è la principale conclusione da trarre dopo la pubblicazione, il 3 marzo, dell’Interim National Security Strategic Guidance della Casa Bianca.
Lo stesso Blinken ne ha dato conferma, dichiarando che la Cina è l’unico paese con “il potere economico, diplomatico, militare e tecnico per sfidare seriamente il sistema internazionale, stabile e aperto, tutte le regole, i valori ed i rapporti che fanno funzionare il mondo come lo vogliamo”. L’uomo di Biden al Pentagono, Colin Kahl, ha invece rivolto i suoi attacchi contro la Russia, che ha accusato di cercare di “minare l’ordine internazionale basato sulle regole”, e di mostrare “palese disprezzo per la sovranità dei suoi vicini” (e gli attacchi alla Siria non rientrano nel disprezzo per la sovranità altrui, ci si potrebbe chiedere?).
Quanto alla Guida alla Sicurezza, essa dimostra che le decisioni di politica strategica vengono ancora prese dal “Complesso Militare Industriale”. Il documento dichiara che questa amministrazione intende riunire le “democrazie” del mondo in un’alleanza contro la Russia e la Cina e la loro influenza “malvagia” sul mondo (si parla di cooperazione con gli “alleati” per contrastare queste due superpotenze, ma bisogna considerare che se un “alleato” si mette contro Washington, come nel caso del rifiuto della Germania di cancellare il gasdotto Nord Stream 2, sarà anch’esso sanzionato).
L’amministrazione intende “riaffermare, sostenere con investimenti e modernizzare” la NATO e rafforzare le alleanze e le partnership nell’area indopacifica, ovvero con l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud, l’India e il Sud-Est asiatico. In Medio Oriente, naturalmente, la priorità è quella di “scoraggiare l’aggressione iraniana”.
Il documento include anche una sezione su come affrontare i “cambiamenti climatici antropogenici”, una delle priorità strategiche dell’amministrazione Biden e del suo “Green New Deal” globale. “Siamo già rientrati – afferma – nell’accordo sul clima di Parigi e abbiamo nominato un inviato speciale del Presidente per il clima: i primi passi per ristabilire la nostra leadership e lavorare insieme agli altri per combattere l’acuto pericolo rappresentato dal rapido aumento della temperatura”. Prosegue con i soliti panegirici per una “trasformazione verso un’energia pulita” e per “ridurre rapidamente le emissioni globali di carbonio”.
Il documento inoltre definisce anche come compito della politica militare quello di difendere l’esistente ordine economico globale post-guerra fredda, compreso il passaggio al “Grande Reset”, e minaccia di “imporre costi reali a chiunque interferisca nei nostri processi democratici”.
In sintesi, il documento afferma che “ripristinando la credibilità degli Stati Uniti e riaffermando una leadership globale lungimirante, ci assicureremo che l’America, e non la Cina, stabilirà l’agenda internazionale, lavorando insieme agli altri per plasmare nuove norme e accordi globali che promuovano i nostri interessi e riflettano i nostri valori”.
In breve, le norme che devono essere accettate sono quelle da cui trarranno vantaggio le forze globali della City di Londra, Wall Street e della Silicon Valley.