Come nel caso della frode climatica e della conferenza COP21, lodata da Papa Francesco, l’attacco al programma nucleare del Sudafrica è fatto in nome dei poveri. La Conferenza Episcopale Sudafricana (SACBC), tramite la propria Commissione Justitia et Pax, ha chiesto il 29 dicembre che il governo sudafricano sospenda il proprio programma di costruzione di centrali nucleari, per un totale di 9600 MW di potenza, e si concentri sulle “energie rinnovabili”.

La Commissione ha alle spalle a Roma il Pontificio Consiglio Justitia et Pax, presieduto dal Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, coautore e apologeta dell’enciclica ecologista “Laudato Sì”.

Ora che il Vaticano in tema di azioni in favore dei poveri ha ufficialmente accettato la frode scientifica e la logica perversa dell’oligarchia britannica, l’iniziativa della SACBC potrebbe anticipare una grande mobilitazione del Vaticano contro la scienza dell’atomo e il suo sfruttamento economico.

La dichiarazione del 29 dicembre, firmata dal Vescovo Abel Gabuza, dichiara che “i rischi economici e di sicurezza dell’opzione nucleare superano i suoi benefici economici, e il governo dovrebbe dunque concentrare i suoi sforzi e le sue risorse finanziarie sulle energie rinnovabili. […] La Commissione ha pertanto fatto appello al governo affinché indica con urgenza un referendum”.

Nessun paese in via di sviluppo, tuttavia, può avere un futuro senza prevedere un continuo avanzamento nella scienza e nella tecnologia, incluse quella dell’atomo. Quando il carbone sarà esaurito, senza ricorrere all’energia nucleare, gran parte dell’Africa, Sudafrica compreso, non avrà energia (compresa quella idroelettrica) sufficiente a far fronte alle sue necessità.

Il Vaticano deve sapere che le cosiddette rinnovabili richieste dal SACBC non costituiranno mai una fonte concentrata, costante, regolare e pertanto fondamentale.

Intervistato dall’Executive Intelligence Review il 31 dicembre, l’A.D. di Nuclear Africa Kelvin Kemm ha detto: “Non vi sarà alcun referendum”, poiché nel Paese – ingegneri, società energetiche, governo e perfino banche – forte è il sostegno al ricorso all’energia nucleare. Kemm ha fatto notare la politica dei due pesi e due misure adottata dalla SACBC e da altri enti. “In caso di necessità nazionali, non si chiede ‘Possiamo permettercelo?'”, ha esclamato. “Quando Hitler invase la Polonia l’1 settembre 1939, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania nazista dopo due giorni. Nessuno in Gran Bretagna disse ‘Oh, aspettate, dobbiamo prima controllare i nostri limiti contabili!'” Analogamente, ha aggiunto, è risaputo che la fornitura di energia abbondante e a basso costo è di stimolo per lo sviluppo. Nessuno aspetta di costruire una centrale nucleare fino a che le proiezioni di qualcuno dicono che è necessario. Sì, si tratta di false stime – “Il Sudafrica non se lo può permettere” e “Il Sudafrica non ne ha bisogno” – riscontrabili in questo e in documenti precedenti della SACBC.

“Altri paesi in via di sviluppo, come il Vietnam, l’Indonesia e l’Ecuador”, ha aggiunto Kemm, “considerano il programma nucleare sudafricano come un esempio e come un fonte di esperienza, un’esperienza rilevante per la costruzione di centrali nucleari in un paesi in via di sviluppo, da cui attingere”.

La SACBC sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che le sue affermazioni costituiscono in realtà un attacco ai poveri che, qualora fosse attuato, costerebbe innumerevoli vite. L’Executive Intelligence Review ha spedito alla SACBC e ad alcuni vescovi sudafricani lo studio dell’agosto 2005 dal titolo “Costi del fallimento nel passaggio all’energia nucleare – Parte 1” e lo studio del settembre 2015 dal titolo “L’allarmismo sul riscaldamento globale significa riduzione della popolazione, non scienza”, che contiene un capitolo sul programma di “Accrescere la densità di flusso energetico”. L’EIR ha anche potuto consultare scritti del dott. Kemm e di altri.