Il nuovo Quantitative Easing della BCE: prossimi al denaro a pioggia

Il presidente uscente della BCE Mario Draghi ha annunciato il 12 settembre un nuovo programma di Quantative Easing, giustificato dal bisogno di stimolare la crescita nell’Eurozona. Ma il board della BCE si è spaccato, con una forte opposizione di Francia, Germania e Olanda. I tre governatori di questi Paesi rappresentano la metà dell’eurozona in termini sia di output economico sia di popolazione. Ciononostante Draghi, nell’ultima decisione presa come presidente della BCE prima di passare il testimone a Christine Lagarde il 1 novembre, ha dichiarato che non fosse necessario un voto, a fronte di una “chiara maggioranza”.
In realtà il programma non riuscirà a far riprendere l’economia europea e alimenterà semmai la speculazione finanziaria da parte delle megabanche invece di promuovere il credito produttivo come sostiene di voler fare.
Il nuovo schema della BCE, oltre a portare il tasso di prestito interbancario a -0,5%, prevede l’acquisto ogni mese di 20 miliardi di Euro di titoli dalle banche, “a tempo indeterminato”. Sono previste anche nuove iniezioni di liquidità alle grandi banche. Tali prestiti saranno a “doppio sportello” per incentivare le banche a prestare di più, ma con le rendite sotto zero o vicine allo zero sarà difficile che il meccanismo funzioni.
Verranno acquistate ogni mese obbligazioni societarie per 5 miliardi di euro e titoli di stato per 15 miliardi. Secondo le regole che si è data, tuttavia, la BCE non può acquistare più di un terzo del debito sovrano di ciascun Paese, quindi questo programma di acquisto di titoli “a tempo indeterminato” potrebbe essere ridiretto verso le nazioni più grandi, come Germania, Francia e Italia. Forse entro il 2020 il limite di un terzo potrebbe essere portato alla metà del debito sovrano, e Paesi come la Germania potrebbero essere indotti a creare più debito, in modo che la BCE potesse continuare ad acquistare dalle banche intermediarie e pompare riserve nelle megabanche sull’orlo della bancarotta, come Deutsche Bank.
Non sorprende quindi che la dichiarazione letta da Draghi fosse piena di esortazioni ai “governi con spazio fiscale” (coloro a cui è consentito contrarre il debito secondo le regole restrittive di Maastricht) a intervenire. In altre parole, questi vengono incoraggiati a contrarre prestiti e spendere “nel nome dell’inflazione”. Ma i Paesi “senza spazio fiscale”, come l’Italia, vengono invitati ad attuare le “riforme”.
La nuova espansione di liquidità riflette a) il timore di un aggravamento della recessione in Europa, b) l’esaurimento da parte delle banche centrali degli “strumenti” in un universo a tassi negativi, e c) la discussione aperta sul “denaro a pioggia” (helicopter money). Quest’ultimo era uno dei temi principali all’incontro dei banchieri centrali tenutosi in agosto a Jackson Hole, nel Wyoming; più specificamente, nella versione proposta dal gigante di Wall Street Blackrock, denominata lo Standby Emergency Fiscal Facility. Questa proposta prevederebb che le banche centrali stampino denaro e lo diano direttamente ai governi e ai destinatari, per spenderlo (invece di farlo passare per le banche); il che equivarrebbe a dare alle banche centrali il controllo della politica fiscale.