Il nuovo presidente in Iran apre nuove opportunità

Il candidato moderato Hassan Rohani ha vinto con una netta maggioranza le elezioni presidenziali iraniane del 14 giugno, ed è stato dichiarato presidente eletto della Repubblica Islamica d’Iran, senza bisogno del ballottaggio. Rohani ha ricevuto la benedizione ufficiale del leader supremo Khamenei, il che significa che non verrà messa in dubbio la sua vittoria. Anche se non è ancora chiaro che tipo di disaccordi potranno emergere tra il Presidente ed i suoi rivali conservatori in futuro, come avvenne ad esempio nel caso dell’ex presidente riformista Mohammad Khatami, la direzione che prenderà il nuovo Presidente dipende in ultima analisi dalla politica americana ed europea verso l’Iran e dalla capacità britannica di manipolare gli Stati Uniti seminando la discordia nella regione.

Tony Blair, tanto per cominciare, ha dichiarato subito dopo l’elezione che continuerà a premere per la guerra sia contro l’Iran che contro la Siria. Parlando a Gerusalemme il 19 giugno, nel corso della conferenza presidenziale che si tiene ogni anno a Gerusalemme, Blair ha fatto eco alle minacce pronunciate il giorno prima dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu, dichiarando: “Le ambizioni dell’Iran in termini di armi nucleari e di esportazione del terrorismo nella regione sono una minaccia. Dobbiamo essere determinati a rispondere e superare questa minaccia”. Continuando nel suo vaneggiamento, ha affermato: “Coloro che detengono il potere in Iran devono conoscere la nostra determinazione e sentirne il vigore… naturalmente, qualsiasi scelta che implichi un’azione militare comporta dei pericoli. Nessuno la vuole. Ma un Iran armato è la scelta peggiore e non dovremmo farla”. Questo proviene dall’ex Premier britannico che si inventò le armi di distruzione di massa in Iraq per giustificare l’invasione del 2003.

Blair ha avuto anche parole per la Siria. “Come dimostra ogni giorno che passa, il costo di star fuori [dalla Siria] potrebbe rivelarsi più alto in seguito”. Dobbiamo agire ora, ha insistito. “Il tempo non ci è amico. E’ urgente. Deve accadere ora”.

Le osservazioni di Blair erano chiaramente provocatorie nei confronti del nuovo Presidente iraniano, che non è estraneo alle istituzioni di governo ed alla rivoluzione in Iran. Rohani è un Mujtahid in teologia sciita islamica, un altissimo grado nel clero. È membro dell’Assemblea degli Esperti dal 1999, membro del Consiglio di Discernimento da 16 anni sotto due presidenti. Durante il secondo mandato di Khatami è stato il negoziatore capo della IAEA con l’Occidente per il nucleare dal 2003 al 2005, ed ha potuto osservare il sabotaggio dei colloqui da parte dei governi Bush e Blair. Ha scritto un libro sull’argomento della strategia nucleare iraniana, dal titolo Sicurezza nazionale e diplomazia nucleare, pubblicato nell’ottobre 2011 dal Centro di Ricerca Strategica (CSR) di Teheran, di cui è stato presidente fino ad ora.

Il fatto che la stragrande maggioranza dei voti sia andata al candidato moderato dimostra che persino gli elettori filo-conservatori (quasi sempre poveri) chiedono un cambiamento delle condizioni economiche. Anche se le gravi condizioni economiche sono il risultato delle sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa, il tono provocatorio e le dichiarazioni spesso folli contro Israele e l’occidente dell’ex Presidente Ahmadinejad hanno peggiorato le cose agli occhi del popolo iraniano.

Rohani ha preso le distanze da Ahmadinejad, dichiarando che cercherà di riavviare i rapporti con l’occidente, a partire dagli Stati Uniti. Ha stabilito i criteri di un miglioramento nei rapporti tra Iran e Stati Uniti, inclusa la fine delle ingerenze americane negli affari interni del paese ed il riconoscimento dei legittimi diritti dell’Iran previsti dal Trattato di Non Proliferazione. Ma come abbiamo sottolineato prima, il fattore determinante nel gioco non saranno i leader iraniani bensì la spinta dell’Impero britannico per la guerra, il caos e lo spopolamento.