Il governo austriaco: armare l’opposizione siriana è illegale secondo la legge internazionale

Tra i governi delle nazioni membri dell’UE circola un documento ufficiale del governo austriaco che si oppone alla proposta britannico-francese di togliere l’embargo di armi all’opposizione siriana. Pubblicato il 13 maggio, il documento austriaco è un contributo alla discussione in vista del vertice dei ministri degli Esteri UE del 27 maggio, in cui si deciderà dell’embargo UE che scade il 1 giugno.

Il documento, di cui la Reuters ha ricevuto copia, riassume in modo molto efficace i motivi per cui togliere l’embargo sarebbe politicamente e legalmente inaccettabile.

Le ragioni politiche date sono le seguenti:

  • Togliere l’embargo minerebbe la recente iniziativa USA-Russia per giungere ad una soluzione politica.
  • La Coalizione Nazionale Siriana non ha il controllo sui ribelli all’interno della Siria. Inoltre non si dissocerà da gruppi quali Al Nusra.
  • Ci sono già fin troppe armi in Siria. Altre forniture rischiano di cadere nelle mani di gruppi antidemocratici.
  • Fornire altre armi metterebbe in pericolo le forze di pace UNDOF, alcuni membri delle quali sono stati recentemente rapiti.

Anche le argomentazioni giuridiche sono solide, in quanto la fornitura di armi all’opposizione “violerebbe il diritto internazionale e le leggi UE”:

  • La fornitura di armi “equivale ad una violazione del principio di non intervento e del principio del non uso della forza previsti dall’ Art. 2, 4 della Carta dell’ONU”.
  • Violerebbe inoltre la posizione comune UE sul controllo dell’esportazione di armi.
  • Equivarrebbe “ad una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che stabiliscono l’embargo sulle armi contro individui ed entità associate ad Al-Qaeda”.
  • “Gli stati membri che forniscono armi all’opposizione siriana si macchierebbero di assistenza in atti illegali secondo la legge internazionale”.

Il fatto che l’opposizione ufficiale non “controlli i ribelli” è stato ammesso candidamente dal Generale Salim Idriss, l’uomo scelto dall’occidente per guidare l’opposizione militare al governo Assad, che ha sede in Turchia. In un’intervista al giornalista del McClatchy News David Enders, pubblicata il 7 maggio, il generale ha ammesso di avere pochi contatti con le unità di ribelli all’interno della Siria, e nessuna autorità diretta su alcune delle sue fazioni.

La posizione chiarissima del governo austriaco mette i bastoni tra le ruote ai piani francesi e britannici di indurre l’UE a fornire armi pesanti all’opposizione siriana, che in larga parte è composta da elementi stranieri. Stando ai resoconti della stampa austriaca, il Regno Unito ha chiesto a Vienna di non far circolare questo documento, ma il governo l’ha fatto lo stesso.

La posizione austriaca, così come quella ribadita più volte dai russi, afferma chiaramente che armare i ribelli in Siria equivale ad una palese violazione del diritto internazionale. Ma è anche vero che i leader UE non si sono preoccupati di violare il diritto internazionale in molti casi, come in Iraq e Libia, per non parlare delle violazioni delle leggi UE con la politica di salvataggi bancari.