Il colloquio Biden-Putin nel mezzo di una pericolosa situazione strategica

Grande era l’attesa per il colloquio Biden-Putin del 7 dicembre, dal quale forse si sarebbe capito se l’escalation di minacce, accuse e provocazioni militari che lo hanno preceduto faceva parte del gioco di alzare la posta per il negoziato o se, come temuto da molti, il colloquio tra i due leader non avrebbe contribuito ad allentare le tensioni.
Il vertice, tenutosi in collegamento video sicuro e senza pubblico, è durato due ore, al termine delle quali la Casa Bianca e il Cremlino hanno emesso i rispettivi comunicati. Lo scarno comunicato della Casa Bianca mette in risalto che gli USA sono preoccupati per “l’escalation di forze intorno all’Ucraina” e “reagiranno con misure economiche e di altro tipo ad un escalation militare”. Il comunicato del Cremlino dice che Putin ha avvisato Biden di non rigirare la frittata: è la Nato che cerca di mettere piede in Ucraina e dispiegare forze ai confini con la Russia. Per questo Mosca chiede garanzie che non ci sarà espansione della Nato. Entrambi i comunicati affermano che i due leader hanno istruito i rispettivi team a dar seguito al negoziato sul tema, che è poi proseguito sulle forze strategiche e sull’Iran.
Nei prossimi giorni vedremo se al vertice si è raggiunto l’obiettivo minimo, che è quello di una de-escalation. Il precedente del vertice Biden-Xi Jinping non è promettente. Quel vertice è stato presentato come un successo, ma poi abbiamo assistito a nuove provocazioni da parte USA su Taiwan e al boicottaggio diplomatico delle olimpiadi invernali.
Biden ha detto che discuterà il risultato del colloquio con Putin con gli alleati, e ha indetto un vertice con Germania, Francia, Regno Unito e Italia.
Nei giorni scorsi, la tensione si era accumulata a seguito di notizie di fonte d’intelligence anonima, pubblicate dal Washington Post il 3 dicembre, secondo cui la Russia starebbe ammassando fino a 175 mila truppe e mezzi al confine con l’Ucraina, pronte a lanciare l’invasione a un cenno di Putin. Il ministro della Difesa USA Austin si era detto „molto, molto preoccupato“. Quando Putin ha dichiarato che se la NATO avesse fornito armi avanzate o offerto l’ingresso nella NATO a Kiev si sarebbe attraversata una „linea rossa“, Biden ha risposto „non accetto la linea rossa di nessuno“. I media occidentali si erano sbizzarriti nel suggerire sanzioni contro Mosca, tra cui i sigilli su Nord Stream 2 e l’espulsione della Russia dal sistema di pagamenti SWIFT. Ora vedremo se nel colloquio del 7 dicembre sono stati fatti passi in avanti per una de-escalation della situazione, che passa per cominciare a far rispettare da Kiev gli accordi di Minsk. (Nella foto l’incontro tra Biden e Putin a Ginevra nel giugno scorso).