I due pesi e due misure del Quarto Potere statunitense

Il 28 novembre lo Schiller riunirà una “Commissione d’Inchiesta per la Verità sulle Elezioni” per esaminare lo stato dei ricorsi e delle inchieste sulla frode elettorale negli Stati Uniti, con particolare attenzione ai sistemi elettronici esistenti e che sono stati usati per influenzare i risultati elettorali in diverse parti del mondo negli anni recenti. Lo Schiller Institute precisa che non si tratta di schierarsi per una parte in causa, ma per la “verità nelle elezioni” come pilastro del processo democratico.
Intanto, sul campo, i legali di Donald Trump continuano a raccogliere prove di brogli compiuti nello spoglio dei voti. Un tweet di Rudy Giuliani e Jenna Ellis, in cui si affermava che Sidney Powell non faceva parte del team legale, è stato interpretato come una spaccatura all’interno di quest’ultimo, ma probabilmente si tratta di una divisione del lavoro.
Diversi ricorsi dei legali di Trump sono stati respinti in vari “stati in bilico”, sulla base della mancanza di prove che i brogli fossero così numerosi da poter asserire che, senza di essi, Trump avrebbe vinto. Trump ha in mano 400 esposti di elettori che dichiarano di aver visto un qualche tipo di broglio, o di esservi stati coinvolti, e oltre 1200 rapporti che citano atti illegali o irregolarità nello spoglio dei voti. Ma è difficile sommarli statisticamente e superare la soglia che ribalterebbe il risultato.
L’approccio di Powell è diverso, ma la brillante giurista è accusata di “complottismo” per aver asserito che Dominion Voting Systems, che ha fornito le macchinette per votare in molti stati contestati avrebbe, assieme a Smartmatic (che fornisce il software), alterato i totali usando algoritmi che sono difficili da scoprire. La Powell ha acceso i riflettori sui dirigenti di tali imprese, come Lord Mark Malloch Brown, membro del Consiglio della Corona britannica e presidente della holding proprietaria di Smartmatic. Malloch Brown è un protagonista delle operazioni di cambiamento di regime e rivoluzioni colorate, come quella che ha preso di mira Trump sin dalla vittoria nelle elezioni del 2016. Di fatto, molti paesi europei hanno rifiutato di usare i programmi di Smartmatic considerandoli insicuri e vulnerabili alle frodi.
Ciononostante, i media mainstream sostengono che le accuse di brogli siano “senza fondamento” e che non sia stata esibita alcuna prova. Si tratta degli stessi media che quando si tratta di elezioni all’estero usano un altro peso e un’altra misura. Altrove la minima accusa di brogli da parte di gruppi di opposizione viene presa come oro colato e usata per alimentare una rivoluzione colorata, come attualmente in Bielorussia. Del resto non c’è da aspettarsi di meglio da chi negli ultimi quattro anni ha pubblicato falsità non-stop per sostenere la bufala del Russiagate.