Gorini a Meridione 5.0: un messaggio di speranza per il Sud da LaRouche, Franklin Delano Roosevelt e Antonio Genovesi

Venerdì 2 luglio Liliana Gorini, presidente di MoviSol, era tra i relatori ad un importante convegno organizzato da Alessia Ruggeri, presidente di UPI Italia, al castello di Arechi a Salerno col titolo “Meridione 5.0”. Gorini ha preso la parola dopo la Sen. Adriana Poli Bortone, ex ministro dell’Agricoltura, che ha parlato dei conflitti tra Stato e regioni e tra Italia e UE, dopo il Sen. Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia al Senato, e l’economista Nino Galloni, ed ha portato un messaggio di speranza per il sud che viene da LaRouche, da Franklin Delano Roosevelt e da Antonio Genovesi, prima cattedra di economia in Europa (1754). Un giornalista di una TV locale di Napoli si è complimentato in particolare con la citazione di Genovesi sul commercio come strumento di pace e cooperazione. Pubblichiamo il testo dell’intervento della presidente di MoviSol, che cita anche una risposta di LaRouche ad un imprenditore durante un convegno a Milano nel 2002, proprio sullo sviluppo del Mezzogiorno:

Discorso di Liliana Gorini, presidente di MoviSol, al convegno “Meridione 5.0” (2 luglio 2021)

Signore e signori, carissima Alessia: ringrazio innanzitutto Alessia Ruggeri per avermi invitata a questa importantissima iniziativa, che riunisce le Camere di Commercio del Sud Italia. Come presidente di Movisol, il movimento che fa capo al compianto economista americano Lyndon LaRouche, come napoletana, e come ex P.IVA, costretta a chiudere la mia P.IVA nel 2019, prima della pandemia di Covid, per mancanza di lavoro, sono onorata di questo invito.
Il mio movimento si batte da decenni per concreti progetti di sviluppo economico, che abbiamo stilato e pubblicato per ogni area del mondo, incluso il Mezzogiorno d’Italia, per l’Africa, per il Medio Oriente, per l’America Latina, per l’Asia, per l’est europeo quando fu abbattuto il muro di Berlino, il cosiddetto Ponte eurasiatico di Sviluppo, che fu presentato dai coniugi Lyndon ed Helga LaRouche, presidente dello Schiller Institute, nel 1991 e che è diventato realtà con l’Iniziativa Belt and Road della Cina, la cosiddetta Nuova Via della Seta, da cui può trarre grande beneficio anche il sud Italia (in particolare la Via della Seta marittima, con l’ampliamento di porti, come Taranto, Gioia Tauro e Augusta per l’export verso il Mediterraneo e con l’aumento del commercio con il secondo canale di Suez che avrà bisogno di snodi, porti, ferrovie veloci, per raggiungere l’Italia ma anche il Nord Europa).
Il sud Italia come ponte naturale verso il Mediterraneo: l’economista LaRouche ne parlava già negli anni Ottanta, e negli anni Novanta fu invitato più volte al Parlamento italiano, alle Commissioni Finanze e Difesa di Camera e Senato, a presentare le sue soluzioni alla crisi provocata dalla bolla speculativa che ha distrutto la nostra economia reale, concentrando tutte le risorse nella speculazione finanziaria. Ebbi l’onore di accompagnarlo in quelle audizioni al Parlamento, in cui alcuni parlamentari, ex sindacalisti, ammisero che LaRouche aveva ragione: senza una Nuova Bretton Woods, senza il ripristino della legge Glass-Steagall, con cui il Presidente Franklin Delano Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla depressione economica nel 1933, ovvero la netta separazione tra banche commerciali e banche speculative, non usciremo mai dalla crisi. Le 4 leggi di LaRouche, tra cui la legge Glass-Steagall, una banca nazionale hamiltoniana ed un sistema creditizio pubblico che elargisca credito alle imprese, la ricerca scientifica e spaziale, sono ancor oggi il fondamento di una vera ripresa economica, che non verrà certo dal Recovery Fund dell’Unione Europea, orientato unicamente alla transizione ecologica ed al Green Deal, quel Green Deal tanto esaltato dall’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney e da Klaus Schwab del World Economic Forum come “il nuovo oro” per gli speculatori, in quanto crea una nuova bolla speculativa, quella dei green bonds. Come ha spiegato il Prof. Nicola Scafetta, dell’Università di Napoli, alla conferenza dello Schiller Institute che si è tenuta sabato scorso, i governi e i politici non danno ascolto agli scienziati che negano un’emergenza climatica, ma inseguono il denaro, che viene investito nella bolla speculativa verde o nelle rinnovabili. Eppure una vera ripresa economica non verrà dalla green economy, che anzi ridurrà i nostri livelli di vita aumentando i costi dell’energia (come dimostrano gli aumenti delle bollette del 12 e 21% dal 1 luglio o i blackout a Milano, causati dalla transizione ecologica), ma solo da grandi progetti infrastrutturali e da investimenti nella ricerca e nell’alta tecnologia, e dall’aumento della produzione industriale e agricola anche in funzione dello sviluppo dei paesi meno sviluppati.
A questo proposito vorrei citare una risposta di LaRouche ad un imprenditore che gli chiedeva dello sviluppo del Mezzogiorno, ad un convegno di Iniziativa Italiana, che raggruppava piccole e medie imprese, a Milano nel marzo 2002. La risposta di LaRouche è ancor valida oggi:


LaRouche: 
Senza dubbio, qui c’è un meccanismo molto specifico. Prendete il Meridione d’Italia: Mentre siete più fortunati in questa particolare regione, nella maggior parte dell’Italia, avete ufficialmente ben oltre il 10% di disoccupazione. Ora, guardate questo 10% di disoccupazione come una perdita, una perdita economica. Si tratta di un potenziale umano che potrebbe lavorare e produrre qualcosa di valore. E, dal momento in cui fu introdotta la nuova politica del FMI, ufficialmente nel 1976, la Cassa del Mezzogiorno, che prima svolgeva un ruolo utile, fu trasformata in qualcosa di molto diverso; non perché l’intenzione dei dirigenti della Cassa del Mezzogiorno fosse sbagliata, ma non esistevano più i mezzi per farlo. Quindi, avete un’area trascurata dell’Italia – la Sicilia, l’Italia meridionale in generale – che è poco sviluppata, che è un grande costo per l’Italia, nel suo insieme! La mancanza di sviluppo!

Ora, quale sarebbe il mio approccio allo sviluppo del Meridione?

Direi, ed è il motivo per cui mi infuriai, nel 1975-1976, quando fu imposta la nuova politica del FMI in Italia, che il successo dell’Italia dipende dalla trasformazione dell’area povera dell’Italia in un’area veramente produttiva e di crescita netta. E questo è possibile. Sono contento che sia stato proposto il ponte sullo stretto di Messina, perché è una parte essenziale, una grande sfida tecnologica e un passo rivoluzionario, per cambiare la situazione. Perché ogni volta che mettiamo delle persone che sono inutili all’economia – che se ne stanno lì, senza speranza, senza scopo, senza mezzi per mantenere le loro famiglie – ogni volta che diamo loro un lavoro, che è utile alla società, facciamo un profitto, detraendo una perdita. Non sono più una perdita per l’economia.

Ora, se sviluppiamo delle infrastrutture di tipo utile, qual è il primo stimolo dello sviluppo delle infrastrutture? È essenzialmente un aumento dell’attività del settore imprenditoriale. Questo coinvolge anche i semplici commercianti. Ne trae beneficio ogni aspetto dell’economia. Nascono e prosperano nuove imprese, sulla base di questa opportunità. Quindi, noi creiamo opportunità. E allo stesso tempo generiamo possibilità di esportazione.

Quindi, se ci rendiamo conto che lo spirito imprenditoriale delle piccole e medie imprese, che risponde molto meglio del governo, o delle grandi imprese, è la superficie attiva, la parte più vitale dell’economia, che si muove più rapidamente e risponde più rapidamente a una nuova opportunità, a una nuova situazione; Allora, fornendo alle PMI un sistema creditizio, di credito ben gestito, organizzato dai governi, attraverso le istituzioni bancarie esistenti come programmi speciali, o, attraverso istituzioni di prestito speciali, che funzionano come la Kreditanstalt für Wiederaufbau che rese possibile la ricostruzione della Germania dopo la guerra, per far evolvere questo credito rapidamente, si può effettivamente avviare un programma di stimolo delle piccole imprese, che, insieme ad un programma di infrastrutture, potrebbe trasformare significativamente l’Italia, a condizione che si abbia un orientamento all’esportazione. Ci deve essere l’orientamento all’esportazione; ma, poi, l’economia interna – quanto è produttiva l’economia italiana? Questo dipende dalla riduzione del numero di disoccupati – i veri disoccupati – dall’innalzamento del livello di vita della popolazione; dalla creazione di nuove opportunità imprenditoriali, nel mercato interno, dalla combinazione dei benefici e dell’impatto delle infrastrutture e dei benefici di dare ai disoccupati un posto di lavoro produttivo.
Queste sono le parole sagge di LaRouche nel 2002.
Vorrei concludere con un messaggio di speranza per il Sud Italia, che ci viene dalla scuola economica di Napoli, quella di Antonio Genovesi, che ancor oggi ispira gli economisti di tutto il mondo, messaggio di speranza che ebbi modo di dare ad un convegno sulla legge Glass-Steagall a Napoli nel 2014, in cui paragonai la concezione di Franklin Delano Roosevelt a quella di Antonio Genovesi. Entrambi si battevano infatti per un ruolo centrale dello Stato nello sviluppo economico, e per la ritrovata fiducia dei cittadini nello Stato e nel Bene Comune, che oggi purtroppo è andata persa.
A Napoli ci fu infatti non solo la prima ferrovia, ma anche la prima cattedra di Economia in Europa, quella affidata nel 1754 ad Antonio Genovesi (salernitano). Con la sua concezione neoplatonica e tomista del Bene Comune, Genovesi contrappose alla concezione liberista di Adam Smith ed all’idea del’”Homo Homini Lupus” di Thomas Hobbes, una concezione cooperativa e non concorrenziale del mercato, corrispondente a quella della “pubblica felicità” di Antonio Muratori (che fu echeggiata nella “pursuit of happiness” della Costituzione americana). La sua Cattedra di Commercio e Meccanica attribuiva grande importanza alla tecnica ed alla tecnologia come base dello sviluppo economico e civile, dalle scoperte di Leonardo da Vinci alle innovazioni tecnologiche applicate all’industria e all’agricoltura. Il suo concetto più innovativo fu quello della “fede pubblica” (la fiducia nello Stato, o come diceva Filangieri la “confidenza nel governo, negli altri cittadini”). “Lo spirito del commercio non è quello delle conquiste, gran fonte delle guerre, quando si allea con lo spirito dell’avidità (speculazione) e con lo spirito del potere che produce volontà di dominio e sopraffazione dei popoli, per non parlare dell’alleanza con la malavita e la criminalità organizzata” (Genovesi aveva precorso i tempi). Nelle sue “Lezioni di commercio ossia di economia civile” del 1765 sviluppò un concetto oggi molto caro al movimento di LaRouche, che si oppone alle sanzioni contro Russia e Cina, ovvero quello della cooperazione economica e del commercio per garantire la pace, oltre che garantire la convivenza sociale:

«Il Commercio unisce le Nazioni con reciprochi interessi i quali non possono sussistere se non nella comune pace. Egli è il vero che non di rado la gelosia del guadagno e dell’imperio del mare arma le Nazioni e le porta alla guerra: ma l’interesse del Commercio in poco tempo le disarma.»

Grazie agli insegnamenti di Genovesi e della Scuola di Napoli, e grazie alle 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, sarà possibile sviluppare il Meridione, liberandolo così una volta per tutte dalle grinfie di mafia e camorra, che fondano il loro potere sul sottosviluppo, e furono incoraggiate dall’Impero britannico come fattori di disgregazione e sottosviluppo, e contribuendo così allo sviluppo del Mediterraneo, e del resto del mondo.

(Nella foto Gorini con il compianto economista Lyndon LaRouche)