Gli Stati Uniti fomentano l’ennesima “Rivoluzione Colorata” in Armenia

Gli Stati Uniti hanno accusato il governo armeno di ricorrere ad un eccesso di forza contro i manifestanti che protestano per gli aumenti dei costi dell’energia e chiedono l’apertura di un’inchiesta. L’ambasciata americana a Yerevan ha emesso un comunicato nel quale si afferma “siamo preoccupati per i rapporti di un uso eccessivo della forza da parte della polizia… in aggiunta ai molteplici rapporti di abusi sui manifestanti detenuti. Siamo inoltre preoccupati per quei rapporti che denunciano come i giornalisti e la loro attrezzatura siano stati bersaglio delle forze di polizia. E’ imperativo che il governo conduca un’indagine trasparente sugli abusi della polizia”.

Secondo il giornalista investigativo americano Stephen Lendman, la protesta “ha tutti i tratti dell’ennesimo tentativo di rivoluzione colorata orchestrata dagli USA”. In un articolo del 26 giugno, il giornalista sottolinea come alcuni dei leader che fomentano la rivolta abbiano una lunga storia di azioni violente.

Nikol Pashinyan, per esempio, ha passato due anni in carcere per aver tentato un “colpo di stato violento”, afferma Lendman. Dopo essere stato graziato ed essere entrato in Parlamento, ha fondato un gruppo chiamato “Contratto Civico” e, verso i primi di giugno, un partito che chiede “la deposizione del Presidente Serž Sargsyan ed elezioni anticipate”.

Secondo Russia Today, altri gruppi come “No al saccheggio” e “La Scelta è Vostra”, associazione per il controllo delle elezioni interamente finanziata da Washington, sono a capo della protesta che venerdì notte ha mobilitato ventimila persone. I manifestanti hanno già rifiutato un incontro con il Presidente Sargsyan e oggi chiedono che i poliziotti responsabili degli arresti e coloro che hanno impartito gli ordini siano puniti prima della smobilitazione della protesta.

Giornalisti stranieri e le agenzie di stampa RFE/RE, finanziate dal governo americano, stanno lavorando con i manifestanti all’identificazione dei poliziotti ritenuti responsabili.

Il 25 giugno Matthew Bryza, ex sottosegretario di Stato per il Sud Caucasico ed ex ambasciatore americano in Azerbaigian, ha dichiarato alla rivista Trend che la crisi armena è dovuta al fatto che il governo ha concesso alla Russia di controllare l’intera fornitura di energia. “Anni fa il governo americano si era raccomandato nei confronti del governo armeno di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia” ha detto Bryza. “Permettere alle società russe di gestire l’intero mercato energetico è stato un errore strategico”.

Bryza ha anche criticato il comunicato stampa della Russia che identifica questa protesta come l’ennesima rivoluzione colorata contro un Paese membro dell’Unione Doganale e dell’Unione Economica Eurasiatica (EEU). Bryza è conosciuto per le sue dichiarazioni anti russe; nel 2008, durante un incontro della NATO in Georgia, ha affermato che la Russia ha “violato il diritto internazionale… violando l’integrità territoriale della Georgia”.

L’alimentazione delle proteste anti russe è stata collegata al viaggio in Armenia del febbraio 2015 di Victoria Nuland, nota per il suo sostegno alle milizie neonaziste in Ucraina. Il 20 febbraio 2015 Armenia Now ha scritto che il viaggio della Nuland era “l’inizio dell’ingresso dell’influenza americana in Armenia contro il volere di Mosca…”