Conflitto afgano: è necessario un ripensamento occidentale

I recenti sviluppi in Afghanistan, con il governo centrale che cede quotidianamente centri abitati e terreno ai Talebani, dimostrano che una soluzione del conflitto con l’approccio “pace attraverso lo sviluppo” di LaRouche è forse l’ultima chance per stabilizzare l’intero Sud-Ovest asiatico nel futuro.
Ma l’Occidente deve abbandonare la narrazione semplicistica costruita dai media, secondo cui “il governo afghano sono i buoni e i Talebani i cattivi”, ha detto Hussein Askary (foto), esperto sull’Asia dello Schiller Institute, al webinar del 31 luglio su “Afghanistan: un punto di svolta nella storia dopo il fallimento del cambiamento di regime” (vedi video sotto). “Ci sono molte sfumature e differenze sia nel governo che tra i Talebani. Questi non sono una formazione monolitica; per sopravvivere hanno dovuto stringere alleanze con i signori della guerra, con le tribù, con diversi gruppi terroristici e con chiunque altro per allargare il potere. Il governo ha i propri metodi e ha fatto troppo affidamento sul sostegno USA e UK-Nato. Quel capitolo deve essere chiuso per sempre e deve essere adottato un nuovo modus operandi”. Questo deve porre un programma di sviluppo nazionale in cima all’ordine del giorno per il dialogo nazionale.
Nonostante il conflitto che infuria, sono in corso importanti sforzi, mediati dai Paesi confinanti, da Cina, Russia e USA, per avviare un dialogo tra i Talebani e il governo di Kabul, con Mosca e Pechino in particolare che esercitano pressione su entrambe le fazioni affinché rimuovano gli ostacoli a tale dialogo. Per quanto riguarda i Talebani, questi sono rappresentati ad esempio da gruppi terroristici come Al Qaeda e i separatisti Uighuri che i Talebani hanno sostenuto nel passato; il governo afghano invece dovrebbe rinunciare a tutte le condizioni che rendono un dialogo impossibile.
Il numero del 13 agosto della rivista settimanale EIR conterrà la trascrizione di parti della storica conferenza del 31 luglio dello Schiller Institute, caratterizzata da una approfondita discussione del processo di sviluppo che può e deve portare ad una soluzione pacifica, una volta per tutte, del “Great Game” imperiale in Afghanistan. Il piano vede, al posto delle truppe britanniche che marciano attraverso il passo del Khyber, un’estensione della linea ferroviaria che va dalla Cina al porto di Gwadar, attraverso Peshawar, come parte del Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), con un allaccio con Kabul, con l’Uzbekistan e il Tagikistan, collegando l’Asia Centrale al Mare Arabico e ripristinando l’antico ruolo dell’Afghanistan come prosperoso snodo della Via della Seta.
Questo grande progetto è stato formulato nel febbraio scorso ad una conferenza nel Tashkent ed è già operativo. Umida Hashimova, un analista de Centro per le Analisi della Marina USA, specializzatosi in affari centroasiatici, ha dichiarato al South China Morning Post che sono in corso discussioni con enti di sviluppo Usa e asiatici e che “la costruzione del primo tratto della ferrovia da Kabul e Mazar-i-Sharif, lungo 573 km, dovrebbe cominciare tra un mese.” Il progetto è delle Ferrovie Russe.