Argentina: entra in carica il team Fernàndez-Fernàndez, con ottimismo ma consapevolezza del compito formidabile

Il nuovo Presidente dell’Argentina Alberto Fernández e la sua vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner hanno prestato giuramento il 10 dicembre nel mezzo di una grande euforia sulla possibilità di porre fine a quattro anni di brutale austerità imposta dall’FMI, ma consapevoli del fatto che la strada da percorrere sarà difficile. Vi sono “grossi ostacoli” da superare, ha ammonito il Presidente Fernández, come l’assoluta devastazione dell’economia, riflessa dalla povertà, dalla disoccupazione, dal crollo industriale e da un debito estero impagabile di 300 miliardi di dollari, che il suo predecessore, il liberista Mauricio Macri, ha lasciato in eredità. Durante una celebrazione post-inaugurale nella storica Plaza de Mayo, Cristina Fernández de Kirchner, ella stessa Presidente dell’Argentina per due mandati, ha definito ciò che è rimasto dopo la presidenza di Macri “terra bruciata”.
Durante la cerimonia di inaugurazione, Alberto Fernández ha sottolineato che adotterà un nuovo modello basato sulla “carità”, sull’amore per il prossimo, per affrontare la grave crisi sociale. La priorità, ha detto, sarà quella di affrontare la situazione spaventosa dei poveri, degli anziani, dei giovani e di un esercito di disoccupati, anche se il suo governo lavorerà su “molti fronti” contemporaneamente. Il 15 dicembre verrà presentata una legge che dichiarerà l’emergenza economica, sanitaria e sociale dando al ramo esecutivo poteri straordinari per la sua attuazione.
Su altri fronti, Fernández ha dichiarato di cercare un rapporto di cooperazione con il Presidente americano Donald Trump, pur mantenendo una politica estera indipendente e basata sulla non ingerenza negli affari interni di altre nazioni e sull’opposizione ai cambi di regime. Ci si attende un rapporto più stretto con Russia e Cina. Un’altra priorità del nuovo Presidente è una riforma completa del corrotto sistema giudiziario, in modo che non venga mai più usato come arma contro gli oppositori politici, come ha fatto Macri contro la Fernández de Kirchner, con l’aiuto del Ministero della Giustizia americano e dell’FBI.
Quanto ai 300 miliardi di dollari di debito estero, 100 dei quali sono stati contratti da Macri dall’entrata in carica, Fernández ha dichiarato che il Paese è “di fatto in default, proprio come nel 2003” quando era capo dello staff dell’allora Presidente Néstor Kirchner in una situazione di collasso economico e default. Accolto dagli applausi, ha reso omaggio a Kirchner, il defunto marito di Cristina, per avergli all’epoca offerto l’occasione di partecipare al “rimettere in piedi l’Argentina”.
Fernández ha già annunciato che non intende accettare la tranche restante di 11 miliardi di dollari del prestito condizionale dell’FMI di 57 miliardi sottoscritto da Macri nel 2018. Il 10 dicembre ha ripetuto che “il debito è insostenibile e impagabile” fino a quando non vi sarà la crescita. Il modello speculativo di Macri e le enormi fughe di capitali “hanno distrutto l’industria e la produzione nazionale”, ha detto, spiegando che il proprio programma prevede una forte presenza dello Stato e stretti controlli sul credito e sulla politica monetaria per far ripartire “i motori dell’economia”.
Anche se il proprio governo cercherà un rapporto cooperativo e costruttivo col FMI, ha detto, il proprio team “elaborerà un programma decisamente senza intervento straniero” e senza accettare consigli dai “tecnici” che offrono le stesse logore politiche, fallite ripetutamente.